Forme create dal colore

Arte

Forme create dal colore

La maggior parte delle persone non ha la minima idea del perché vive. Semplicemente vive. E cerca di inventarsi una certa ragione per cui vivere: il successo nel lavoro, il fare tanti soldi, la creazione di una famiglia, i figli, la fama, le vacanze, i viaggi… Tutto pur di non pensare a quale sia il vero scopo della vita e di non cercare di capire perché siamo nati e cosa siamo chiamati a fare su questa Terra.

 

Ovviamente io non ho la presunzione di aver compreso il significato ultimo dell’esistenza, però chi conosce almeno in piccola parte il pensiero dei Maestri un vantaggio ce l’ha: loro ci hanno dato delle indicazioni precise e ci hanno donato delle spiegazioni che ci illuminano fornendoci un’idea almeno sommaria del perché si vive. E questo ci mette in una condizione di maggiore responsabilità rispetto agli “altri”: non abbiamo piú scuse, sappiamo cosa dovremmo fare (ad esempio gli esercizi).

 

Il non capire nulla del mondo in cui viviamo rende possibile il materialismo ed anche credere che l’arte sia qualcosa di differente da ciò che dovrebbe essere. Alle masse viene detto che un certo “artista” è un grande poiché è storicizzato, è già accolto nei musei e le sue opere valgono milioni di dollari. Pertanto tutti si genuflettono di fronte al “genio”, anche se in realtà nessuno ci capisce nulla. Ma a furia di non capirci nulla molti si convincono di capirci qualcosa, per non sentirsi inadeguati, come ci ha spiegato Massimo Scaligero in Il sorriso degli dèi (Ed. Tilopa, 1987). I visitatori di un museo guardano una certa opera ed in cuor loro inorridiscono: poi si avvicinano, leggono il nome del celebre autore reso “immortale” dalla critica e restano incantati dal capolavoro!

 

Esiste uno scritto (sulla cui autenticità però ci sono dei dubbi) ne Il Libro Nero del 1952, in cui Pablo Picasso rilasciava alcune sorprendenti dichiarazioni a Giovanni Papini. La piú lapidaria, riferita ai fruitori delle sue opere, è la seguente: “meno mi capivano piú mi ammiravano”… E questo, anche se la frase non fosse del pittore di Malaga, vale oggi secondo me per molti autori.

 

Arild Rosenkrantz  «Il tem-pio»

Arild Rosenkrantz «Il tempio»

 

In un recente dialogo a distanza con Marina Sagramora ci si chiedeva perché pittori che si siano ispirati nel miglior modo possibile ai dettami dell’Antroposofia – artisti come Arild Rosenktrantz, David Newbatt, Liane Collot d’Herbois, Leszek Forczek, Iris Sullivan – non siano riconosciuti fra i protagonisti dell’arte contemporanea. E a me è venuta in mente la frase attribuita a Rudolf Steiner, quando leggendo le poesie di uno sconosciuto autore che lui apprezzava molto, attese invano che divenisse famoso, per poi concludere con la terribile frase: «Questa è l’epoca in cui emergono i peggiori!».

 

E tranne rare eccezioni, pare che ancora oggi sia cosí: come spiegare altrimenti che l’“artista” italiano piú famoso e pagato nel mondo sia quello che attacca col nastro adesivo una banana al muro? Ed ogni volta che ho avuto l’occasione di visitare la Biennale di Venezia, attualmente in corso, ne sono uscito rattristato dopo aver “ammirato” un’enorme serie di banali quanto vecchie provocazioni prive di senso, spacciate per opere d’arte.

 

D’altra parte in tutti i campi oggi vengono esaltate figure di scarso rilievo. Chi sono gli eroi di oggi? Giovani strapagati calciatori che fanno benissimo una cosa inutile, vallette televisive utilizzate come richiami erotici, attori che fanno politica, politici che fanno gli attori, giornalisti dotati di una faziosità impressionante, opinionisti incapaci di vedere la realtà e capacissimi di negare l’evidenza, e cosí via. Non si tratta di moralismo, ma di constatazione del basso livello che abbiamo raggiunto.

 

Un mio amico molti anni fa aveva incontrato in treno un distinto signore con uno strano accento. Domandò di dove fosse e lui rispose che era statunitense. Allora gli chiese cosa facesse in Italia e lui spiegò che dirigeva la campagna pubblicitaria di una nota bevanda. Il mio amico restò un po’ in silenzio poi, cercando di non offenderlo, gli disse che non comprendeva come mai quella pubblicità fosse cosí ingenua per non dire peggio. L’americano rise e gli rispose che lo sapevano anche loro, però avevano fatto un’indagine sul popolo italiano: il 10% legge un libro ogni tanto, il 20% di rado, il 70% è ignorante come una scarpa. E loro volevano vendere quella bevanda al 70% degli italiani…

 

Non resta pertanto che risollevarci il morale leggendo qualche pensiero illuminante di Rudolf Steiner (da La Missione universale dell’arte ed. Antroposofica, O.O. No 276): «Kant disse una volta: “Datemi materia e ne creerò un mondo”. Gli si sarebbe potuta dare tutta la natura, ed essere ben sicuri che non ne avrebbe fatto un mondo, perché dalla materia non è possibile creare il mondo. È piuttosto possibile creare il mondo col mezzo ondeggiante dei colori. È possibile perché ogni colore, direi, ha una diretta e personale parentela con qualcosa di spirituale del mondo. Con l’eccezione dei primitivi inizi fatti con l’impressionismo e soprattutto con l’espressioni­smo, che comunque sono inizi, oggi soprattutto i concetti di pittura e l’attività stessa della pittura sono andati piú o meno perduti di fronte al generale materialismo del presente. Oggi infatti in genere non si dipinge, ma si imitano le figure in una specie di disegno e si colorano poi le superfici; ma sono superfici verniciate, non sono dipinte, non sono nate dal colore e dal chiaroscuro. Tuttavia le cose non vanno fraintese. Se qualcuno impazzisce e semplicemente stende i colori uno a fianco dell’al­tro, credendo di aver realizzato quel che io ho inteso, di avere cioè superato il disegno, proprio non ha afferrato quel che io intendo.

 

Leszek Forczek «La lavanda dei piedi»

Leszek Forczek «La lavanda dei piedi»

 

Col superamento del disegno io infatti non intendo non avere piú disegno, ma ottenerlo dal colore, farlo nascere dal colore. Il colore rende poi il disegno, occorre però saper vivere nel colore. La vita nel colore porta poi il vero artista a poter prescindere del tutto dal resto del mondo e far nascere la sua opera artistica dal colore».

 

Indicazioni molto precise fornite dal Dottore che però, se non comprese fino in fondo, rischiano di generare opere prodotte in maniera artificiosa, realizzate seguendo un canone sentito in maniera superficiale.

 

 

Carmelo Nino Trovato