Una società che abbia scelto come suo ideale la libertà, non può che estrinsecare questa sua aspirazione in una organizzazione legislativa autonoma sia delle attività culturali sia delle necessità economiche. Il diritto alla libertà sarebbe continuamente contraddetto se non fosse tutelato da un ente giuridico-statale assolutamente indipendente. Infatti, se l’amministrazione della giustizia non subisce nessuna ingerenza di natura ideologica, religiosa, culturale, essa può meglio dedicarsi alla custodia e alla espletazione di un patrimonio legislativo tale da consentire a ogni uomo di esercitare il diritto alla libertà, senza prevaricare sulle altrui autonomie. Sono queste le ragioni che inducono ad auspicare la presenza nella società di una struttura statale che giustifichi la sua esistenza nella costruzione dell’uguaglianza giuridica e nelle norme di diritto che devono regolare i rapporti fra uomo e uomo. Siamo anche convinti che gli strumenti piú semplici e diretti per pervenire a questo fine, siano piú agevolmente reperibili da un ente pubblico indipendente, piuttosto che da ogni eccessiva influenza dell’organizzazione culturale, o da ogni imposizione di natura economica.
La libertà di associazione e di espressione, l’uguaglianza di fronte alle leggi, il diritto all’assistenza, la difesa della dignità e dei beni materiali di ognuno sono prima di tutto idee morali, attive proporzionalmente al livello morale di un determinato popolo. Non vi sarà mai una evoluzione del giure, se non si sarà capaci però di indirizzare ciò che conosciamo oggi come Stato verso una completa rinuncia a ogni forma di intervento economico e a ogni ingerenza nella vita culturale, affinché esso possa dedicarsi con piú efficienza alla amministrazione della giustizia, alla organizzazione dei necessari servizi di polizia e carcerari, e infine alla difesa nazionale.
Quando la moralità è il frutto della conquista della libertà interiore. Non vi è alcun bisogno di norme restrittive. L’essere veramente morale non ruba per il timore della punizione, ma perché ha insito in se stesso il rispetto delle cose altrui. Colui il quale non ha raggiunto questo livello ha però bisogno di una autorità che lo limiti, impedendogli di nuocere agli altri e in fondo anche a se stesso. L’autorità dello Stato, che è inumana quando è imposta alla vita spirituale (ove i valori gerarchici hanno significato in quanto risultato di uno spontaneo riconoscimento), trova nella organizzazione autonoma della giustizia la sua esatta collocazione sociale. Non ci può essere diritto senza una giusta autorità.

Bloccata la persona alla mercé dei suoi istinti
Si tiene oggi poco conto che il livello di civiltà in cui si trova un determinato paese richiede particolari sistemi giuridici che non possono essere identici per ogni popolo. Nella prassi giuridica si tende a considerare tutti gli uomini ormai completamente liberi, anzi custodi di splendidi princípi morali, favorendo in tal modo una acquiescenza e una superficiale tolleranza, giustificata molte volte con un generico populismo, finendo in tal modo per abbandonare l’essere piú debole, quello che ha piú bisogno di concreti aiuti, alla mercé dei suoi istinti peggiori.
Non vogliamo certo sostenere la riesumazione di uno Stato paternalistico. È evidente però che l’enorme complessità dei rapporti socio-economici attuali e l’estremo senso di individualità che caratterizza l’uomo moderno richiedono nuove forme del potere pubblico. Siamo del parere che lo Stato identificherebbe la sua vera missione, e quindi nobiliterebbe la sua presenza nella società, dedicando ogni sforzo alla ricerca di quegli strumenti atti a far sí che ogni cittadino abbia la certezza di essere sempre tutelato in tutti i suoi diritti e la consapevolezza di essere chiamato alla responsabilità dei doveri che ha liberamente assunto.
Argo Villella
Selezione da: A. Villella Una via sociale Società Editrice Il Falco, Milano 1978.
