Un provvidenziale declino

Etica

Un provvidenziale declino

Decadenza dell’Europa

 

Decadenza dell'Europa

 

L’Europa di oggi è veramente in decadenza? Questa la domanda che dobbiamo porci. Il vecchio continente mostra crepe ormai visibili a chiunque guardi senza illusioni. La classe dirigente politica si mostra spesso inconsistente, talvolta animata da pulsioni guerrafondaie antirusse e non di rado compromessa da fenomeni di corruzione e oppor­tunismo. A questo si aggiunge una classe imprenditoriale senza visione, stretta tra dipendenze finanziarie e condizionamenti politici che ne hanno spento il coraggio. Anche sul piano culturale, religioso e spirituale l’Europa sembra aver smarrito la strada, il buon senso comune e quella profondità interiore che per secoli aveva alimentato la sua civiltà. I tre grandi ambiti della vita collettiva – politico, economico e spirituale – appaiono oggi gravemente compromessi. Questa crisi non è recente. Già oltre quarant’anni fa Massimo Scaligero aveva colto i segni di un progressivo deterioramento delle società europee. Da allora il declino non ha fatto che accentuarsi. Il risultato è visibile nello stato diffuso di malessere, paura, insicurezza e perdita di slancio innovativo che caratterizza l’Europa contemporanea. Siamo un continente stanco, privo del­l’energia necessaria per mantenere quel ruolo di avanguardia culturale e spirituale che fino alla fine del secolo scorso sembrava ancora appartenerci naturalmente.

 

 

Positività, malgrado tutto

 

Esiste allora qualche elemento positivo in questa catastrofe? La risposta verrà alla fine. Per ora, ciò che conta è capire il senso profondo di questo declino. Seguendo l’indicazione data da Rudolf Steiner nei cinque esercizi fondamentali – secondo cui l’anima deve abituarsi a trattenersi da ogni critica negativa e da ogni giudizio puramente distruttivo, cercando invece ciò che nelle cose può essere riconosciuto come valore – dobbiamo tentare di trovare un significato, una possibile risposta positiva, persino nel manifestarsi della malattia sociale che oggi ci circonda. Non si tratta dunque di coltivare una positività artificiale o di espandere un sentimento gratificante, utile soltanto a consolarci del de­clino. La questione è molto piú profonda. Occorre piuttosto cogliere, all’interno stesso della positività, il suo elemento evolutivo. Vale a dire comprendere quale significato possa avere, sul piano storico e spirituale, il fatto che siano proprio i popoli europei a condurre il vecchio continente verso una crisi tanto radicale. Perché anche nei processi apparentemente distruttivi può essere presente un impulso evolutivo che ci sfugge. La positività, in questo senso, non consiste nel negare la catastrofe o nel ma­scherarla con illusioni ottimistiche, ma nel riuscire a intravedere quale trasformazione possa emergere attraverso la crisi stessa. Per noi il disastro europeo non rappresenta soltanto una fine, ma anche l’esau­rimento di forme storiche e spirituali che non sono piú in linea con l’evoluzione umana. E proprio dentro questa dissoluzione potrebbe prepararsi, dolorosamente, la necessità di una nuova coscienza europea.

 

 

Allentamento della tensione

 

Ridere in rete

 

Per comprendere il senso di una malattia, bisogna avere il coraggio di riconoscerne i sintomi. Il sintomo rappresenta un benefico campanello d’allarme che indica ciò che deve essere curato. Lo stato di malessere diffuso è ormai cosí evidente e profondamente percepito che la società stessa manifesta quotidianamente un bisogno di fuga dalla realtà. Potremmo riempire pagine intere di lamentazioni sulla sofferenza collettiva e sulla decadenza manifesta, ma ci limiteremo a descrivere i principali fattori di questa crisi, soprattutto quelli di natura fisica e materiale, poiché degli aspetti mediatici, culturali e comunicativi abbiamo già scritto a lungo. Il primo dato perturbante – oltre alla televisione accesa a ogni ora del giorno in molte case o lo sport come unico interesse su cui si discute al bar – riguarda un altro sintomo patologico del nostro tempo: la ricerca spasmodica, attraverso i social network, di reel, amenità e sciocchezze divertenti capaci di strappare un sorriso per pochi secondi. Può sembrare un fenomeno irrilevante, ma non lo è affatto. La ricerca di un sorriso strappato alla rete è un’attività frenetica che coinvolge milioni di persone e proprio per questo dovrebbe farci riflettere. Non che sia male dilettarsi e stare di buon umore, anzi, già nel 1909 Rudolf Steiner spiegava come il ridere o anche soltanto il sorridere producano un momentaneo allentamento del corpo astrale, necessario a sciogliere uno stato di tensione interiore. Una tensione che oggi appare evidentemente altissima, se osserviamo i rimedi continuamente utilizzati dalla nostra società per anestetizzare la sofferenza.

 

 

Nessuno ne parla

 

Osserviamo allora il rapporto con i princípi attivi introdotti nell’organismo. È un argomento di cui si parla troppo poco e che invece dovrebbe occupare i titoli dei giornali a caratteri cubitali: l’uso sconfinato di sostanze perturbanti l’assetto dell’Io. Alcol, psicofarmaci, droghe, ma anche quantità esagerate di cibo, vengono sempre piú utilizzati come strumenti di compensazione, fuga o sedazione del disagio quotidiano.

 

 

Alcol

 

Sbornia

 

Per quanto riguarda l’alcol le cose non sono molto cambiate: il contadino del 1850 probabilmente beveva piú vino di un italiano medio di oggi e poi consumava molte energie nel lavoro manuale, ma alcune forme moderne di abuso concentrato (sbornia nei weekend, cocktail, apericene, drinking ecc.) sono fenomeni che un tempo non esistevano con la sistematicità di oggi. Questo riguarda l’alcol sempre presente in ogni film soprattutto se americano.

 

 

Antidepressivi

 

Antidepressivi

 

Pensiamo ora agli antidepressivi:  tra il 2010 e il 2020 il consumo medio in 24 paesi europei è aumentato di circa il 36,5%. dal 2000 al 2020 l’au­mento medio è stato circa +147%; quasi tutti i paesi mostrano crescita costante. Sono dati impressionanti soprattutto perché i medici di base prescrivono questi rimedi con una facilità sconvolgente. Il problema è che una società sempre piú ansiosa, isolata e dipendente da stimoli artificiali tende a trasformare il disagio umano in un semplice problema chimico da sedare rapidamente, invece di affrontarne le cause profonde. In molti casi il farmaco diventa una soluzione automatica, normalizzata culturalmente, mentre si riducono spazi di ascolto, prevenzione, relazioni autentiche e strumenti di crescita spirituale. Abbiamo di certo una popolazione piú fragile, passiva e dipendente, incapace di reagire lucidamente a un sistema sociale che alimenta esso stesso malessere, alienazione e impoverimento mentale.

 

 

Droghe

 

Droghe

 

Aggiungiamo le droghe: Il dato piú forte riguarda la cocaina: dal 2024 al 2025: i residui di cocaina nelle acque reflue europee sono aumentati del 22%. Ma non è solo la polvere bianca, anfetamine e metanfetamine sono diffusissime. Le acque reflue hanno cambiato la percezione del fenomeno perché mostrano che il consumo reale è spesso molto piú alto delle dichiarazioni ufficiali, l’uso di sostanze psicoattive è ormai strutturale nella vita urbana europea. Poi la marihuana: circa 2,2 milioni di giovani europei (15-34 anni) ne fanno uso quotidiano o quasi quotidiano. Ormai l’uso è culturalmente accettato e quasi normalizzato tra i giovani.

 

 

Cibo in eccesso

 

Cibo in eccesso

 

Poi abbiamo un dato che non viene mai considerato: dal punto di vista neurofisiologico, la sovralimentazione può produrre un vero effetto di “ottundimento” misurabile, soprattutto quando si com­binano eccesso calorico, grassi animali, alcol, zuc­cheri, e un volume alimentare elevato. Ottusità ovvero stupidità diffusa e determinata da quantità esagerate, spesso “cibo spazzatura” nelle classi me­no abbienti. In queste condizioni, mettendo insieme TV, social network, videogiochi e sostanze ottundenti o psicoattive ecco che l’espressione di concetti riguardanti il miglioramento della società diventa come un parlare ai sordi.

 

 

Quando le parole passano senza lasciare traccia

 

Parole al vento

 

Per comprendere la decadenza dobbiamo quindi  arrivare a un punto essenziale: la mancata ricezione di idee serie e importanti e di entusiasmo per migliorare il bene comune. La gente non sembra comprendere la gravità della crisi in cui ci troviamo. Nella maggior parte dei casi, le persone non riescono davvero a udire ciò che viene detto loro da chi riesce a coglier gli aspetti sostanziali della crisi. Le parole passano senza lasciare traccia: entrano da un orecchio ed escono dall’altro, come se non trovassero un luogo dove fermarsi. Non perché manchi l’in­telligenza o la buona volontà, bensí perché nelle persone comuni agisce qualcosa di piú profondo, quasi una forza sotterranea che orienta le scelte al di fuori dell’Io. È una combinazione di fattori fisici , culturali e mediatici. C’è una trama invisibile che conduce le persone verso il vuoto alienato del lasciarsi vivere non udendo i consigli o le analisi obiettive di chi intravede la negatività del sistema.

 

 

C’è chi ascolta e non può sentire

 

La scialuppa di salvataggio

 

Chi vi scrive ha avuto un tumore una quindicina di anni or sono. Oggi sono guarito. Nel corso degli anni molte persone mi hanno chiesto consigli di cura, spesso con urgenza, quasi con disperazione. Quell’espe­rienza mi ha portato alla elaborazione di un’idea importante che ho sempre cercato di comunicare: la chemioterapia è come una scialuppa di salvataggio, una fragile barchetta su cui saliamo dopo aver abbandonato il nostro vascello. In realtà la guarigione richiesta per me implicava un atteggiamento diverso: non si trattava di abbandonare il vascello (ovvero distruggere chimicamente il corpo) ma… di cambiare il capitano della nave e la rotta della vita. Questo cambiamento radicale può passare anche dall’abbandono di talune abitudini incancrenite. Per questo motivo passare ad una dieta completamente diversa oppure smettere con l’alcol e il tabacco, carni, insaccati o latticini per un periodo di qualche anno almeno, per quanto traumatico possa essere è risultato un passettino utile. Ma il cambiamento deve essere profondo, non basta cambiare regime alimentare o scegliere percorsi di cura alternativi. Non sono molti i malati che hanno potuto ascoltare i miei consigli, il piú delle volte hanno scelto di dare ascolto alla medicina ufficiale. Alla radice di qualsiasi processo di guarigione c’è quindi un destino individuale legato all’evoluzione della persona, per cui non esistono ricette preconfezionate. Quello che si può fare è testimoniare la propria esperienza senza improvvisarsi medici. E cosí avviene anche per i popoli: si può cercare di diffondere idee salvifiche come quelle della Tripartizione dell’organismo sociale, ma il piú delle volte non si viene ascoltati.

 

 

Una comunità vivente può ascoltare o non ascoltare

 

Edith Stein

 

La comprensione — o la mancata comprensione — di un messaggio non riguarda soltanto la sfera individuale, ma avviene anche sul piano collettivo, cioè nei popoli e nelle comunità umane. Ogni comunità è infatti qualcosa di vivente e, proprio per questo, può essere capace oppure incapace di recepire un’idea di trasformazione e di entusiastico rinnovamento. Che le comunità siano realtà viventi, guidate da forze e princípi altrettanto viventi, è una convinzione alla quale diversi pensatori sono giunti. Tra i filosofi europei della nostra epoca, una delle fi­gure che ha riconosciuto l’essenza immateriale delle comunità umane è Edith Stein. Nata ebrea, divenne filosofa e allieva di Edmund Husserl; successivamen­te, dopo una lunga ricerca interiore, si convertí al cri­stianesimo. Entrò nel Carmelo assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Nel 1942 fu deportata ad Auschwitz, dove morí. Per la Stein un popolo non è semplicemente un insieme di individui, ma una co­munità che condivide memoria, valori, sensibilità e un determinato modo di percepire il mondo. Questi concetti emergono in un saggio del 1922 raccolto nell’opera Contributi per una fondazione filosofica della psicologia e delle scienze dello spirito (qui il termine “scienza dello spirito” assume un significato differente rispetto a quello della visione antroposofica). Ogni comunità possiede una propria “forza vitale”, una sorta di essere-idea che può crescere, rafforzarsi oppure indebolirsi e decadere. Similmente  possiamo riconoscere anche quanto Rudolf Steiner comunicò attraverso la via iniziatica: i popoli possiedono un’anima collettiva e uno spirito capaci di influenzarne la cultura, la sensibilità e persino il destino storico. L’approccio al tema fu differente tra la filosofa Edith Stein e il Maestro dei Nuovi Tempi Rudolf Steiner, ma è proprio per questo che i loro punti di vista risultano convergenti e, per certi aspetti, complementari. Entrambi, infatti, sostenevano che l’essere umano non viva mai real­mente isolato: diventiamo ciò che siamo grazie alle persone, alla lingua e alla cultura che ci circon­dano, ma anche attraverso uno spirito immateriale che può ispirarci oppure condizionarci.

 

 

Ognuno ha la società che si merita

 

I lemming

 

In questo senso, accade spesso che una parte dei popoli non “riesca” ad ascoltare determinati pensieri di buon senso, come il malato non è in grado di cogliere gli strumenti reali per la sua guarigione. E ciò non dipende soltanto da fattori fisici, comunicativi o dalla propaganda esteriore, ma anche da elementi piú profondi, che potremmo definire karmici: è il destino metastorico di una comunità. Ribadiamo con forza: come un malato grave, consumato dalla paura e dai pregiudizi di una scienza subordinata agli interessi di Pfizer o di altre grandi potenze farmaceutiche, può rifiutare cure differenti da quelle ufficialmente riconosciute, allo stesso modo anche un popolo può non voler ascoltare le voci sincere, i pochi lucidi dissidenti che criticano le mosse dello Stato profondo o denunciano le derive del proprio tempo. La massa alle volte ci ricorda i lemming, che migrano in grandi gruppi, e quando la loro popolazione diventa troppo densa, alcuni cadono in acqua nel caos. La massa arriva spesso a respingere perfino le idee che potrebbero salvarla. Talvolta il destino spirituale di un popolo richiede l’errore: una determinata prova storica può diventare karmicamente necessaria. Per questo una comunità vivente, se vuole migliorare il proprio livello di civiltà, deve imparare a considerare il proprio destino in un senso piú ampio. E allora può iniziare a domandarsi se fenomeni come l’abuso di alcol, psicofarmaci, droghe, cibo in eccesso e l’istupidimento collettivo prodotto dagli apparati digitali siano soltanto questioni demandate alla buona volontà individuale, oppure se facciano parte di un piú vasto “pacchetto” evolutivo che riguarda il destino di un paese, di un popolo e della sua capacità di salire o scendere nella scala del progresso spirituale. In fondo, tutto si riduce a una questione decisiva: la capacità, oppure l’incapacità, di riconoscere ed accogliere un’Idea obiettiva quando essa si manifesta grazie agli eventi.

 

 

La privazione improvvisa delle sostanze

 

Privazione delle sostanze

 

E allora torniamo lí, a quel punto che brucia: le sostanze che ottundono, il digitale che ottunde, e proviamo a immaginare – spingendoci fino all’e­stremo, senza paura – cosa succederebbe se da un giorno all’altro alle plebi occidentali, chiamiamole cosí, con tutta la crudeltà che il termine merita, venissero strappati di mano l’alcol, le droghe, gli psicofarmaci, il cibo in eccesso, i social network, la televisione. Tutti insieme. Di colpo. Come si toglie l’aria. Accadrebbe che milioni di uomini cavalletta si sveglierebbero dentro se stessi per la prima volta, e la cosa sarebbe insopportabile. Non nel senso poetico, insopportabile nel senso fisico, viscerale. Come una pelle scorticata esposta all’aria. Verrebbe a galla il vuoto vero e lí emergerebbe la domanda che le sostanze avevano il compito preciso di soffocare: chi sono io quando non mi distraggo? Cosa ho fatto di male? Domande semplici. Antiche. Devastanti. Perché il terrore delle plebi occidentali non è la guerra, non è la morte: è il silenzio. Stare soli con se stessi senza uno schermo acceso, senza un bicchiere in mano, senza una pillola o una canna che arrotonda la durezza del reale. E nessuno le ha mai preparate a sopportarlo. E i governanti lo sanno. I lettori dell’Archetipo saprebbero benissimo sopportare queste privazioni, ma le plebi assolutamente no, la depressione volgerebbe in violenza contro di sé e contro gli altri. E se volessimo allargare la nostra ipotesi e confrontassimo le ultime generazioni occidentali con quella iraniana o indiana o cinese, quale sarebbe la risposta? È semplice: le tre generazioni di alcuni paesi mediorientali ed asiatici reggerebbero (magari con difficoltà) il colpo mentre l’Occidente e la parte etilica della Russia si troverebbero in una situazione disperata. Ne consegue che l’Occidente è in declino mentre altri popoli hanno quella forza, quell’energia che a noi manca.

 

 

Vitalità dell’Asia

 

Vitalità dell'Asia

 

Se l’Oriente avanza a grandi passi è per­ché ha anche assorbito grazie al colonialismo occidentale il sistema logico e la lucidità della scienza. Ancora una volta c’è un’Idea alla base dei cambiamenti. In tal senso il dolorosissimo capitolo del colonialismo ha avuto la sua funzione evolutiva, la sua funzione positiva. Guardiamo i fatti: Ghandi ha studiato legge nel Regno Unito e il Pandit Nehru studiò a Cambridge, Ho Chi Minh divenne comunista lavorando in Francia, Deng Xiaoping si formò in Francia e a Mosca, Mustafa Kemal Atatürk non studiò in Europa ma fu molto influenzato dall’Occidente, mentre il Giappone assunse modelli occidentali fin dall’inizio del Novecento. Insomma, le battaglie anticoloniali nacquero da leader che avevano assorbito il pensiero occidentale. Ma se quei leader furono ascoltati è perché grazie agli spiriti viventi di quei popoli le masse riconobbero in loro una forza propulsiva ascendente. Quel carisma manca ai leader dell’Occidente che non sono piú avvertiti come portatori di vero progresso e speranza. Questa combinazione di forze tra leader e popolo è un elemento karmico profondo, perché i nuovi nati in India, Cina, Russia, Iran, Indonesia, Corea o Vietnam hanno compiuto la scelta prenatale di entrare in un mondo non piú basato sull’antica tradizione, ma in un mondo modernizzato. L’Occidente è spesso in discesa mentre l’Asia ha forze attive, popoli in crescita pieni di speranza e voglia di affermarsi. Come non leggere questo fenomeno come qualcosa di necessario dal punto di vista dell’evoluzione dell’umanità? E come non pensare che gli spiriti dei popoli europei non siano consapevoli dell’alienazione dilagante? E aggiungiamo ancora: come non pensare che gli spiriti dei popoli occidentali non anelino ad una rettificazione? Ecco il motivo per cui l’Occidente ha la precisa necessità di passare per una condizione di meno abbienza materiale.

 

 

Energie ideali

 

Energie ideali

 

Per Oswald Spengler ne Il Tramonto dell’Occidente il declino era soprattutto organico e spirituale. Oggi, il declino dell’Occidente è economico, geopolitico, tecnologico e demografico, ma soprattutto l’Occidente è spento dal punto di vista vitale. Manca dell’energia dei giovani scienziati indiani e cinesi. La stessa energia ideale che, ad esempio, ha aiutato economicamente l’Italia, la Germania o il Giappone dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, o l’energia del popolo iraniano che si è raccolto superando le divisioni interne dopo l’attacco statunitense e israeliano nell’ultima guerra mediorientale. Perché la dissennatezza dell’ultima guerra voluta dagli israeliani e la proposta di cambio di regime a Teheran ha prodotto per eterogenesi dei fini un impulso fortissimo all’unità dello spirito persiano. Dopo i bombardamenti e gli eccidi di bambine l’opposizione si è schierata con la bandiera del proprio paese, e di fatto l’Iran ha vinto la guerra. E gli americani l’hanno persa. Perché anche se distrutto, l’Iran ha vinto, se dovessero sbarcare ventimila marines, milioni di persiani difenderebbero la loro identità con le unghie e con i denti, come un sol uomo. I paesi occidentali sono dilaniati da divisioni e dall’altra parte la fierezza ideale trionfa. Domandiamoci: a parte le distruzioni materiali chi è proiettato verso il futuro i giovani iraniani o i giovani occidentali? La risposta è semplice ed ognuno può darsela da solo. In tutto l’Occi­dente gli apparati simbolici del democraticismo di cui si è scritto tanto negli articoli precedenti sono rinsecchiti e privi di vitalità. Il crollo delle illusioni ideologiche e della fiducia cieca nelle Chiese e dei partiti nella nostra sfera è stato un bene necessario, ma oggi la sofferenza si è ripiegata in se stessa ha portato allo stordimento. Il vuoto viene sempre piú compensato da sostanze alienanti, dal gioco d’azzardo delle lotterie, dai talk show demenziali, dal tifo sportivo. Scenari da ultimi giorni di ogni impero. Manca la capacità di reazione perché manca un pensiero sociale e il pensiero sociale manca perché gli spiriti guida dei popoli europei stanno agendo. Per salvare gli Stati Uniti (che sono piú giovani di noi), negli USA si fanno largo le forze dell’Impero pronte a sostituire con la tecnica, il patriottismo e una religione primitivo-carismatica la cultura woke di ispirazione democratica. Ma lo scontro è ancora aperto e anche nello stato guida dell’Impero d’Occidente il popolo è piú che mai polarizzato in due fazioni contrapposte.

 

 

La decadenza europea è un sintomo di civiltà

 

Probabilmente l’Europa nel futuro prossimo venturo non vivrà la distruzione fisica delle cattedrali e delle proprie città rinascimentali, non vedrà bombardieri e missili sul proprio territorio, né vedrà eser­citi d’occupazione, né vedrà gli smidollati giovani tedeschi andare a combattere contro la Russia. L’Europa ha subito sta subendo già una distruzione diversa, di tipo economico, culturale, spirituale e psichico. La responsabilità prima della caduta non è della finanza in mano ai sionisti, non è dei Rothschild, dei russi o dei cinesi e degli ebrei, neppure degli inglesi, anche se “la perfida Albione” ci ha messo del suo. La responsabilità non è neppure delle massonerie, né della CIA, né della finanza internazionale e neppure dei cartelli della droga. Forse non è neppure un piano voluto dalle forze del Male poiché  la volontà ultima che emerge è quella degli europei che hanno avuto il compito di entrare nel tunnel della decomposizione di idee inadatte all’epoca spiritualizzata che si sta nascendo. Eccoci allora alla risposta: la decadenza europea è necessaria, quasi inevitabile, prima che arrivi il cambiamento profondo richiesto dalla storia spirituale dell’uomo. Un buon governo può attenuare i danni nel breve periodo, ma non invertire l’esigenza di una rigenerazione assoluta. I segnali politici lo confermano ovunque: l’affermazione elettorale di alcune forze che vengono definite populiste, sta emergendo incerta e qualcosa può migliorare ai margini, indebolire il potere della grande finanza, ma la sostanza non cambia. Il problema piú serio è un altro: il cambiamento che dovrà portare al superamento del capitalismo ha bisogno di trasformazioni profondissime, radicali. Riteniamo che le ultime generazioni europee siano fragilissime psicologicamente, inadatte a sopportare il cambiamento richiesto ed è in questo disagio infinito che sta la misteriosa chiave di volta della futura trasformazione.

 

 

Assolutamente impreparati a reggere una crisi

 

Letti fatti o sfatti

 

La Generazione X, oggi tra i 45 e i 60 anni, ha ancora un piede nel mondo precedente. I Millennials, tra i 29 e i 44 anni, sono cresciuti nell’illusione della stabilità e subiscono il disorientamento. La Generazione Z, tra i 13 e i 28 anni, è nata dentro la crisi e dentro lo schermo. La Generazione Alpha, i bambini di oggi, erediterà tutto questo scenario. Sono milioni di europei abituati al comfort fisico, alla distrazione, al­l’immediato. Generazioni poco allenate alla fatica, all’attesa, alla perdita del terreno sotto i piedi. Il disordine delle camere da letto di tantissimi figli e nipoti è il simbolo della fragilità e dell’indisci­plina. Indisciplina alimentata da genitori che difendono i figli contro gli insegnanti “ingiusti”. Al contrario il cubo delle bran­de delle camerate militari è il simbolo del­l’organizzazione volitiva necessaria nei tempi nuovi. Con quel cubo si è costretti a muovere le lenzuola stropicciate. La violenza giovanile è un altro segnale di lenzuola stropicciate che non si può ignorare. E la violenza andrà peggiorando, accelerata dalla crisi economica che si sta già delineando: fabbriche chiuse, capannoni abbandonati fuori dalle nostre città, un’economia produttiva che si svuota in silenzio senza materie prime. Sul piano politico crescerà la sfiducia verso la democrazia elettiva: le percentuali di astensione lo dicono già chiaramente. Sempre meno persone credono che le votazioni cambino qualcosa. Sono venuti meno gli antichi ideali collettivi, il senso di appartenenza nazionale, qualsiasi forma di orizzonte comune verso cui tendere. Tutto questo insieme di violenza, crisi economica, sfiducia politica, ignoranza culturale, perdita di libertà individuali, piú controllo, piú sorveglianza digitale non sono un complotto delle forze oscure, è l’esigenza profonda dei popoli evoluti d’Europa che non possono piú sopportare l’indecenza di un sistema spiritualmente inattuale. In questo scenario prima o poi la resurrezione sociale diverrà allora possibile. Come colonne di salvezza emergeranno coloro che, forti del lavoro interiore, della fermezza e sicurezza generata dalla concentrazione, dall’equanimità, dagli atti puri, dalla positività e dalla spregiudicatezza, dalla sintesi armonica degli esercizi donati da Rudolf Steiner e attualizzati da Massimo Scaligero.

 

Il rinnovamento sociale

 

Solo coloro che attueranno gli esercizi fondamentali saranno in grado di farsi ascoltare e trasmettere l’idea di un rinnovamento sociale basato sull’archetipo della Tripartizione. Parleranno a coloro che annaspando persi e spaesati in grado di ascoltare le voci di quei pochi che hanno tenuto fede al loro essere uomini in collegamento con il Logos e la Scienza dello Spirito. Questo non è il Kali Yuga, è la fine del Kali Yuga, poiché nel tramonto di questo Occidente c’è il germe della rinascita. Può anche essere che l’Europa viva sotto il tallone politico dell’impero statunitense, sotto il tallone economico dell’Asia produttrice, ma nel vuoto di valori con le plebi disperate, coloro che hanno praticato e tramandato gli Esercizi avranno il compito di costruire un futuro diverso e migliore. Quando questo accadrà noi non possiamo dirlo perché come ci ricordava Massimo, l’uomo è libero solo nel Tempo, ma possiamo star certi che gli spiriti dei popoli sanno ascoltare le voci dei meditanti.

 

 

Salvino Ruoli