
La predicazione di Giovanni Battista
Dobbiamo al Vangelo di Matteo (11,10) un passo nel quale il Cristo identifica il Battista già in carcere per ordine di Erode: «Egli è colui del quale sta scritto: ecco, io ti mando innanzi il mio nunzio, perché prepari la tua via dinanzi a te».
Dense di mistero le parole che seguono: «In verità vi dico: fra quanti sono nati di donna non è mai sorto nessuno piú grande di Giovanni Battista».
In una conferenza del 26 settembre 1909 a Basilea (In: Il Vangelo di Luca, ed. Antroposofica, O.O. N° 114) Rudolf Steiner inizia la disamina della citata affermazione cristica, rivolgendosi in primis alla Scienza: «Oggi la scienza vuole penetrare nei misteri della vita umana, servendosi di facoltà limitate al pensiero …afferma che la cooperazione del germe maschile e del germe femminile porta alla creazione dell’uomo intero. …L’indagine microscopica scruta minuziosamente le sostanze, per determinare quali caratteri derivino dal germe maschile e quali dal germe femminile; ed è soddisfatta se crede di poter dimostrare come il bambino nasca per la cooperazione del germe maschile e di quello femminile».
Segue un’affermazione davvero confortante sull’evoluzione del pensiero scientifico: «Ma in avvenire la scienza potrà riconoscere per forza propria (c.d.r.) che solo una parte dell’entità umana viene generata dalla cooperazione dei due germi».
Le parole del Dottore inducono un pressante desiderio di conoscere il senso occulto che lasciano intravvedere; subito esaudito: «In ogni uomo vi è un quid che non viene suscitato dal germe, ma che nasce per cosí dire virginalmente, e si riversa nel germe da tutt’altre sfere».
L’arcano inizia a svelarsi con l’emergere di questo elemento del tutto estraneo alla dimensione contingente, in grado di sublimare le sostanze coinvolte nella generazione di un essere umano: «Col germe umano viene a congiungersi un quid che non proviene da padre e madre, e che nondimeno gli appartiene, che è destinato a lui».
Sorge naturale chiedersi come l’essere umano debba relazionarsi con questo nuovo elemento di origine celeste; immediata la risposta: «Nel corso del tempo, avviene un’effettiva trasformazione nello sviluppo dell’Io. L’umanità si è trasformata: ed essa ora deve sviluppare a poco a poco e nobilitare, accogliendo il principio del Cristo (c.d.r.) l’elemento virginale che si va aggiungendo agli altri elementi provenienti dal solo germe».

La predicazione del Cristo
Ancora una volta il nostro Io si riconferma nel ruolo di protagonista e determinante il suo rapporto con il Salvatore.
Totale permane il rispetto della libertà umana: «Naturalmente quell’elemento può venire assai guastato, se un uomo è dedito soltanto alla concezione materialistica».
Si riconferma la radice del generale decadimento tuttora in atto: il predominio di concezioni contingenti, inconfutabili ove si limitino all’indagine della materia; snaturate dai due Ostacolatori a propri fini, quando si propongono con le stesse caratteristiche di una fede.
Aspirazioni che, raggiunto il loro apice nel 1841, oggi mostrano provvidenziali crepe, anch’esse frutto dell’azione cristica.
Il Dottore sottolinea espressamente quanto fosse diversa la nostra situazione prima del massimo evento di tutta l’evoluzione, l’incarnazione del Logos: «Prima del Cristo, tutti i grandi Maestri potevano servirsi, per parlare agli uomini, soltanto delle facoltà trasmesse loro mediante l’eredità. Tutti i profeti ed i Maestri …e perfino i Bodhisattva, dovevano predicare servendosi delle facoltà trasmesse mediante il germe. Il Cristo Gesú, invece, fece appello all’elemento umano che non passa attraverso il germe, ma che proviene da una sfera divina».
Evidentemente spiegare ai discepoli l’unicità del Battista quale essere terreno non era semplice e per aiutarli a comprendere una verità tanto piú grande di loro, il Signore distingue due genesi.
La prima attraverso le parole: «Io vi dico che non esiste profeta maggiore di Giovanni tra coloro che sono nati di donna (Luca 7,28)».
Il Battista, nato prima che si verificasse il Mistero del Golgota, quando l’Impulso Cristo non aveva ancora inserito il nuovo quid nel processo generativo, viene giudicato come l’essere umano piú evoluto tra coloro “nati di donna”, cioè grazie al solo incontro tra germe femminile e maschile.
Mentre cosí grandiosamente solennizza la seconda: «La piú piccola parte di ciò che non è nato da donna, di ciò che dal regno di Dio si unisce all’uomo è maggiore di Giovanni».
Si conferma la natura trascendente di tutto ciò che proviene dal macrocosmo.
Il Dottore conclude richiamando ancora le considerazioni iniziali riservate al futuro della scienza: «Quanta profondità si cela dietro queste parole! Quando si studieranno i Vangeli alla luce della Scienza dello Spirito, si vedrà che essi contengono delle verità scientifiche maggiori di tutte quelle che oggi il pensiero fisiologico moderno nella sua imperfezione è in grado di scoprire».
Francesco Leonetti
