Questa via non è per tutti

Socialità

Questa via non è per tutti

Negozio

 

Nel mio negozio di Roma, verso la fine de­gli anni Settanta, c’era sempre un alternarsi di giovani che venivano, apparentemente per ac­quistare una piccola co­sa, in realtà per parlare di Spirito. Era un’epo­ca in cui i ragazzi chie­devano, non erano ancora incantati dai tele­fonini, e cercavano con grande impegno una Via. Intorno era pieno di guru di ogni specie, che avevano facile presa sui ragazzi per la loro esoticità, la ieraticità e compostezza dei loro atteggiamenti, rispetto alla violenza delle contrapposizioni giovanili di stampo politico.

 

Uno di loro, che però non veniva altrettanto spesso, essendo piú adulto e avendo un lavoro già avviato per il quale meritava il rispetto degli altri, era il proprietario di una palestra in zona, che raccoglieva ragazzi non solo alla ricerca di una forma fisica ma anche di una formazione interiore. Tony, questo era il suo nome, era anche uno studioso di esoterismo, in particolare di induismo e buddhismo. Il testo cui continuamente faceva riferimento era la Bhagavad Gita, che citava in ogni sua parte, traendone saggezza e spargendola sui suoi piú giovani amici.

 

Quando veniva in negozio, sapendo che seguivo l’Antroposofia, cercava di convincermi che tutto risaliva alla grande Madre, l’India, e alla sua vera e perenne tradizione. Secondo lui, tutto ciò che era venuto dopo non era che un maldestro tentativo di copia e aggiornamento di qualcosa che doveva restare immutabile. Alle sue insistenti domande, che in realtà erano solo poste per potermi poi confutare, cercavo di dare risposte serene e non critiche, ma trovavo un muro di certezze che non potevano essere scalfite. Sapevo bene che la Scienza dello Spirito non vuole proselitismo: a chi chiede per veramente sapere, è giusto dare risposte adeguate, ma quando c’è solo volontà di provocare, in qualche modo, anche se benevolmente, non è il caso di insistere ed è meglio soprassedere.

 

Però con il tempo e le insistenze di Tony, pensai che forse quello che non potevo fare io avrebbe potuto farlo Massimo. Lo chiamai e gli chiesi se potevo fargli conoscere una persona, Tony, non tanto per lui, cosí gli spiegai, ma soprattutto per i tanti che frequentavano la sua palestra e che avrebbero potuto avere una visione un po’ piú ampia, se colui che tanto ammiravano avesse iniziato una Via piú adatta all’epoca.

 

Massimo accettò subito volentieri e stabilí il giorno dell’appuntamento. Andammo in due, Tony ed io. L’incontro fu ricco e molto interessante, Massimo parlò come solo lui poteva fare, e ampliava ogni critica di Tony, neanche troppo mascherata, senza confutarla, ma spiegando quanto c’era da cogliere della tradizione e quanto doveva essere superato e compreso nella maniera adatta ai tempi. Per me ascoltare era una musica celestiale, ma mi accorgevo che per Tony diventava sempre piú un ostacolo da superare.

 

Quando finí l’incontro e tornammo in macchina, attendevo l’esito, ma avevo già capito quale sarebbe stato: la Via che Rudolf Steiner aveva indicato e che Massimo tanto magistralmente aveva illustrato, non era altro, secondo Tony, che un rifacimento dell’antica tradizione, adattata ai tempi attuali ma proprio per questo privata della sua purezza e intangibilità. Quelle parole che io avevo appena ascoltato, e che avevo recepito come emanazione diretta del Divino, per Tony non erano state altro che il tentativo, mancato, di farlo aderire a una disciplina per lui poco valida.

 

Hare Krishna Roma

 

I giovani della palestra continuarono a ricevere gli insegnamenti della tradizione. Alcuni dei ragazzi che frequentavano il negozio con il tempo confluirono in organiz­zazioni piú accattivan­ti e scenografiche, co­me quella degli Hare Krishna, e io mi dovevo rendere conto di quello che sempre mi aveva detto Massimo: l’Antroposofia non è per tutti.

 

Questa è una realtà che per molti sembra difficile da accettare. Una moglie che segue la Scienza dello Spirito ma ha un marito completamente ateo e indifferente a quanto per lei è fondamentale, finisce con il tempo per soffrirne. Cosí è per un uomo che segue con impegno e devozione la Via, ma ha una moglie che pensa alle cose pratiche e considera tempo sprecato quello dedicato alla formazione interiore. Ugualmente per dei genitori i cui i figli non vogliono sentir parlare di anima o di Spirito, cose vaghe e inconsistenti rispetto alla concreta evidenza della scienza materialistica.

 

L’unico atteggiamento che si può adottare è l’esempio. Non con le parole saremo convincenti, ma con il giusto comportamento in ogni aspetto del vivere quotidiano. E se anche questo non avrà presa su chi ci è vicino, non possiamo forzare il Karma di chi liberamente ha scelto un diverso approccio alla vita. Saranno gli accadimenti futuri a presentare la possibilità di ripensamenti o di perseveranza nella mentalità acquisita.

 

La vita non fa sconti… Un giorno di poco tempo fa ho incontrato una delle giovani di allora, che mi ha riconosciuta a distanza di piú di quarant’anni. Ci siamo fermate a parlare e ho chiesto notizie del gruppo di amici, soprattutto del fratello, un giovane che aveva un viso angelico e uno Spirito luminoso in continua ricerca. La sua risposta mi ha profondamente turbato. Negli anni immediatamente seguenti i nostri incontri, alcuni degli amici si erano lasciati trascinare nel provare le droghe che allora giravano con grande facilità fra i giovani. Ne avevamo tanto parlato e sembrava che non ne volessero cadere preda, ma alla fine avevano ceduto. E proprio il giovane angelico era morto poco tempo dopo, vittima di una ricerca nella direzione sbagliata.

 

 

Marina Sagramora