Bisogna sottolineare ancora una volta che il punto essenziale della nostra ricerca nel campo scientifico-spirituale è proprio quello che ci mostra come la mera conoscenza, le semplici intuizioni che vivono solo nelle idee e nelle rappresentazioni, debbano appartenere sempre piú al passato, e come dobbiamo cercare una conoscenza, una somma di idee e rappresentazioni, di sensazioni e impulsi volitivi, che diventino per noi vita reale, che ci rendano vivi nel senso piú eminente del termine. È necessario che di tanto in tanto indirizziamo la nostra riflessione, la nostra meditazione proprio verso questo punto cardinale della nostra ricerca. Perché la luce che può risplendere da questo punto potrà illuminare pienamente le nostre anime solo se vi torniamo continuamente, in fedele contemplazione. Proprio per noi, che vogliamo professare con l’anima e il cuore un’aspirazione alla Scienza dello Spirito, in questi tempi difficili deve essere un bisogno del cuore quello di trasferire nella vita reale, nella vita immediata dell’anima, ciò che può diventare per noi conoscenza. Dobbiamo fare qualcosa affinché tutto ciò che è solo intuizione teorica, che è mero impegno scientifico, venga gradualmente e realmente trasferito in esperienze, affinché venga arricchito dal Mondo Spirituale attraverso ciò che lo rende esperienza. Altrimenti, ci dirigeremo verso un’epoca di aridità spirituale; perché le teorie, le convinzioni puramente scientifiche, sono capaci di inaridire l’anima umana e tutta la vita umana in generale. Ma nella nostra epoca è profondamente radicata la convinzione che nella vita si debba fare affidamento su una visione del mondo strutturata secondo i modelli della conoscenza scientifica.

I grandi eventi che si stanno verificando ai nostri giorni dovrebbero costituire, in particolare, un invito alle anime inclini alla Scienza dello Spirito a chiarirsi una volta per tutte la differenza tra la vita e la mera conoscenza, tra la vita e la mera convinzione formata secondo modelli scientifici. Dobbiamo cercare, almeno in parte, di giungere a una sorta di conoscenza di noi stessi, di conoscenza di sé puramente umana; dobbiamo provarci, dobbiamo riflettere su quanto il demone della convinzione teorica sia attualmente presente nei cuori umani. Dobbiamo rivolgere chiaramente il nostro sguardo spirituale a come questo demone della convinzione teorica cerca di mettere radici. E ciò che l’Antroposofia dovrebbe essere per noi non diventerà la nostra esperienza piú intima se non tenteremo ciò, se non rivolgeremo lo sguardo ai fatti che possono sorprendere anche l’antroposofo, per cosí dire, nella sua stessa vita animica, fatti che indicano quanto si sia lontani, quando ci si abbandoni cosí alla vita animica moderna, dall’esperienza diretta dello spirituale, e quanto si sia vicini alla ricerca di una convinzione teorica. Bisogna guardare in faccia tali fatti in modo del tutto imparziale.
Da quando quei gravi eventi si sono abbattuti sull’Europa e sul mondo, ho avuto modo – e ciò che ora cito va inteso solo a titolo di esempio – di parlare in vari luoghi dell’area di lingua tedesca di esperienze legate a questi tempi difficili. Ho potuto farlo anche qui a Stoccarda. Ho parlato di queste esperienze in vari luoghi. Qual è stata una delle conseguenze del fatto che si sia discusso di tali esperienze? Una delle conseguenze è stata che sono giunti membri di altri Paesi con la richiesta di portare anche a loro ciò che era stato detto all’interno della nostra area linguistica. Spesso ciò è stato richiesto con la premessa ben intenzionata che la verità fosse ovviamente la stessa per tutti gli uomini e che il trasferimento di ciò che viene detto in un luogo in un altro potesse servire senza ulteriori indugi a chiarire la verità in questi tempi travagliati. All’interno della nostra corrente spirituale è diventato di moda mettere per iscritto tutto ciò che viene detto, anche ciò che viene detto per impulso immediato non solo del tempo, ma anche del luogo e delle persone a cui è rivolto, e credere ora che ciò debba servire a tutti allo stesso modo, perché si parte dal presupposto teorico che la verità possa essere formulata in un solo modo. Ebbene, miei cari amici, quella sciocchezza che consiste nel trascrivere fedelmente la parola pronunciata e nel credere che essa conservi ancora il suo contenuto quando viene letta o ripetuta qua e là come parola trascritta, quella sciocchezza assumerebbe proporzioni mostruose se si potesse credere a quanto appena accennato.

Se le questioni che gli uomini d’Europa e del mondo devono attualmente affrontare potessero essere risolte con le parole, non sarebbe necessario che scorressero quegli immensi fiumi di sangue che oggi devono scorrere per le eterne necessità dell’evoluzione della Terra. Se fosse facile per le anime comprendersi a vicenda sulla base delle aspirazioni nazionali, allora non avrebbero bisogno di scontrarsi con i cannoni.
Dobbiamo misurarci con ciò che è stato indicato come il carattere dell’esperienza, dobbiamo dimostrare il nostro valore con la conoscenza scientifico-spirituale proprio là dove è necessario affrontare la grande gravità della situazione. Utilizzare per gioco le verità occulte per soddisfare i bisogni spirituali quotidiani non può essere il compito della nostra ricerca scientifico-spirituale. Finché non saremo in grado di comprendere che nelle manifestazioni del mondo che ci si presentano sul piano fisico sono realmente all’opera forze spirituali, e che abbiamo bisogno della scienza spirituale per valutare e comprendere il valore e la verità interiore di queste forze spirituali, finché non saremo in grado di farlo, non avremo ancora il giusto rapporto con la nostra scienza spirituale.
Dobbiamo renderci conto di questo: quando ci muoviamo su un terreno puramente antroposofico, quando sviluppiamo per la nostra anima quelle verità elevate che toccano l’essenza piú alta dell’uomo, allora ci troviamo su un terreno che trascende ogni nazionalità, anzi, al di là persino di ogni differenza razziale. Se ci poniamo correttamente sul terreno di ciò che possiamo ricavare dall’essenza umana attraverso la conoscenza spirituale, allora le stesse verità valgono per tutto il globo terrestre, e persino, entro certi orizzonti, per altri pianeti del nostro sistema solare, non appena ci poniamo su questo terreno, non appena prendiamo in considerazione i pensieri piú elevati riguardanti l’essenza umana. È diverso quando entrano in gioco cose da cui parla e deve parlare qualcosa di diverso da questa essenza suprema dell’uomo: quando i popoli si fronteggiano, non abbiamo a che fare con ciò che nell’essenza umana va oltre tutte le differenziazioni dell’umanità. Quando i popoli si fronteggiano, non si fronteggiano solo gli esseri umani, ma Mondi Spirituali; si fronteggiano quelle entità nei Mondi Spirituali che agiscono attraverso gli esseri umani, che vivono negli esseri umani. E credere che ciò che vale per gli esseri umani debba valere anche per quel complesso mondo di demoni e spiriti che opera attraverso gli uomini quando i popoli combattono tra loro, credere che con la semplice logica umana si possa comprendere ciò che spinge i demoni a scontrarsi, significa non aver ancora trovato la fede in un Mondo Spirituale concreto.
Cosa intendo dire con ciò? Non è forse vero che, se guardiamo a ciò che accade là fuori nel mondo esterno – tralasciando per il momento gli eventi bellici propriamente detti – vediamo che persone di diverse nazionalità si trovano l’una di fronte all’altra? Vediamo che una nazionalità a volte inonda l’altra con il proprio odio nel modo piú terribile. Allora le persone cercano di venirne a capo, cioè si chiedono chi abbia piú ragione di odiare, questo popolo o quell’altro, o quale si debba odiare piú di un altro. Si riflette probabilmente anche su quale popolo abbia una colpa particolare in questa guerra. Si riflette su queste questioni piú o meno come si riflette giustamente in un processo, dove si soppesano le diverse circostanze. Ma cosa si sta effettivamente facendo, fondamentalmente, quando si fa ciò che è stato appena descritto e che domina la letteratura attuale?

Si nega cosí ogni vita spirituale, anche se non si volesse ammetterlo, poiché si professa il dogma secondo cui quei demoni, per esempio, che dall’Oriente hanno portato la discordia nella vita europea, devono essere giudicati secondo il modello della ragione, diciamo, della comprensione che l’uomo possiede. Poiché non si crede che esista un’intelligenza, una capacità di giudizio diversa da quella che possiede l’uomo. Tutto ciò che viene giudicato da un punto di vista puramente umano di fronte a tali eventi che sconvolgono l’evoluzione, è una negazione della vita scientifico-spirituale. Solo quando ci impegniamo veramente nella vita scientifico-spirituale, allora comprendiamo che negli eventi fisici si manifestano cause spirituali, cause che rendono necessaria anche una capacità di giudizio diversa da quella del piano fisico.
Quando persone con visioni diverse si scontrano sul piano fisico, allora forse si può decidere secondo il giudizio umano. Ma non si può farlo quando i popoli si combattono, perché attraverso la vita dei popoli si esprimono forze invisibili. Anche nell’uomo si esprimono forze invisibili, ma in modo tale da integrarsi nel giudizio umano. Nella vita dei popoli, invece, non è cosí. Si tratta proprio di dimostrare la nostra maturità nel riconoscere la vita spirituale concreta e di comprendere che, quando si verificano eventi di tale portata, nell’animo umano si manifestano impulsi ben diversi da quelli che si possono affrontare con la ragione terrena.
Quando oggi si legge questo o quello, ciò che viene detto e che viene ampiamente ripetuto anche da coloro che hanno voluto ricevere un impulso dalla scienza spirituale, si scopre che per gran parte di ciò che viene scritto o detto è come se l’evoluzione del mondo fosse iniziata solo intorno al 20 luglio 1914. Anche quando si cercano le cause degli attuali intrecci, si parla come se fossero iniziati l’anno scorso. La scienza spirituale dovrà produrre, tra le altre cose, il risultato pratico che si vorrà imparare a formarsi un giudizio non a partire da ciò che offre immediatamente la giornata, ma a partire da contesti piú ampi. Questo sarà l’aspetto piú fondamentale; il resto consisterà solo nel fatto che si dovrà verificare il giudizio alla luce di ciò che la Scienza dello Spirito è in grado di offrire. Cerchiamo di chiarire con un esempio come questa Scienza dello Spirito debba diventare feconda quando si tratta di contrapporre la nostra comprensione all’esperienza e di fare poi propria l’esperienza.
Abbiamo sempre ribadito che l’evoluzione del mondo, lo sviluppo della Terra, nell’èra post-atlantica si articola in periodi culturali nettamente distinti l’uno dall’altro. Abbiamo elencato questi periodi di cultura: l’antico periodo di cultura indiano, quello persiano, quello egizio-caldeo, quello greco-latino, poi quello che è il nostro al giorno d’oggi; poi abbiamo fatto notare che una sesta e una settima epoca dovranno succedere alla nostra. Non ci siamo però limitati a rappresentare schematicamente la successione di questi periodi di cultura, ma abbiamo cercato di caratterizzare ciò che è peculiare di ciascuno di essi. E in questo modo abbiamo cercato di acquisire una comprensione del nostro tempo, degli impulsi di transizione che vivono nel nostro tempo, nella nostra quinta epoca post-atlantica. E ci siamo anche resi conto che con tali descrizioni non si intende affatto qualcosa di schematico, ad esempio che non si possa affermare che la peculiarità di questa epoca di cultura si estenda su tutta la Terra. Essa si manifesta in certi luoghi, mentre altri luoghi della Terra, altri territori, restano indietro. Non è detto che debbano necessariamente restare indietro, ma restano indietro con le vecchie forze, per poi, con il progredire dell’evoluzione, metterle in relazione con un’altra epoca di cultura. Non occorre nemmeno pensare a valori, ma solo a caratteristiche distintive. Come potrebbe non saltare all’occhio degli uomini la profonda diversità, quando si tratta di cultura spirituale, diciamo dei popoli europei e asiatici? Come è possibile che non si accorgano delle differenze legate al colore della pelle? Se osserviamo l’essenza euro-americana e quella asiatica – tralasciando per il momento ogni valutazione di valore – dobbiamo innanzitutto prendere atto della differenza che i popoli asiatici hanno conservato certi impulsi culturali di epoche terrestri passate, mentre i popoli euro-americani sono andati oltre questi impulsi culturali.

Solo chi è intrappolato in una vita spirituale non del tutto sana può rimanere particolarmente colpito da ciò che il misticismo orientale ha conservato dell’umanità orientale dei tempi antichi, quando gli uomini dovevano convivere con facoltà chiaroveggenti di basso livello. Una vita spirituale cosí malsana ha tuttavia pervaso in molti casi l’Europa; si è creduto di dover imparare la via verso i Mondi Spirituali attraverso lo yoga asiatico e pratiche simili. Questa tendenza, tuttavia, non dimostra altro che una costituzione animica malsana. Una vita animica sana deve fondarsi sulla trasformazione delle esperienze della quinta epoca di cultura post-atlantica in vita spirituale, in conoscenza spirituale, e non sull’introduzione nell’umanità di qualcosa che, per quanto sia interessante da conoscere dal punto di vista scientifico, non può essere rinnovato per l’umanità europea senza che essa ricada in epoche a lei inadatte. Ma altri tempi verranno nell’evoluzione della Terra, tempi successivi. In questi tempi successivi, le forze obsolete dovranno nuovamente unirsi alle forze avanzate. Pertanto devono rimanere in un certo punto, per essere lí, per potersi unire alle forze progredite. Una sesta epoca seguirà la quinta epoca di cultura. Il pensiero astratto, questo terribile pensiero astratto, che è figlio della convinzione puramente teorico-scientifica, non può fare a meno di valutare la sesta epoca piú in alto della quinta, perché la sesta è proprio uno sviluppo successivo. Dobbiamo però renderci conto che esistono periodi di ascesa e periodi di declino; dobbiamo essere ben consapevoli del fatto che la sesta èra, che segue la quinta nell’epoca post-atlantica, deve necessariamente appartenere al declino, e che ciò che si sviluppa nella quinta epoca post-atlantica deve essere il germe per l’èra terrestre che seguirà a sua volta alla settima epoca di cultura. Bisogna considerare le cose in questo modo vivo, non in modo astratto e teorico, in maniera da far seguire la sesta èra, piú perfetta, alla quinta, piú imperfetta.

Nell’epoca atlantidea, la quarta epoca era quella in cui giacevano i germi del nostro presente. Nel nostro tempo è la quinta epoca di cultura quella in cui giacciono i germi di ciò che dovrà seguire all’epoca post-atlantica. E qual è la caratteristica che deve svilupparsi in particolare in questa quinta epoca di cultura? È quella che è stata alimentata soprattutto dal Mistero del Golgotha: che gli impulsi spirituali siano stati condotti fino al livello immediatamente fisico-umano, che, per cosí dire, la carne debba essere afferrata dallo Spirito.
Ciò non è ancora avvenuto. Avverrà solo quando la Scienza dello Spirito avrà una base terrena piú ampia e molte piú persone la esprimeranno nella loro vita quotidiana, quando lo Spirito si manifesterà in ogni movimento della mano, in ogni movimento delle dita, si potrebbe dire, quando si manifesterà nelle azioni piú comuni. Ma è stato proprio per questo scopo di trasferimento degli impulsi spirituali che Christo si è fatto carne in un corpo umano. E proprio questo trasferimento verso il basso, questa permeazione della carne con lo Spirito, è l’elemento caratteristico della missione, la missione stessa dell’umanità bianca. Gli esseri umani hanno il loro colore della pelle bianco per il motivo che lo Spirito agisce nella pelle quando vuole scendere sul piano fisico. Che ciò che è il corpo fisico esteriore diventi un involucro per lo Spirito, questo è il compito della nostra quinta epoca di cultura, che è stata preparata dalle altre quattro epoche di cultura. E il nostro compito deve essere quello di familiarizzarci con quegli impulsi culturali che mostrano la tendenza a introdurre lo Spirito nella carne, a introdurre lo Spirito nella quotidianità. Se ne prendiamo pienamente coscienza, allora ci sarà chiaro anche che là dove lo Spirito deve ancora agire come Spirito, dove in un certo senso deve rimanere indietro nel suo sviluppo – poiché nel nostro tempo ha il compito di scendere nella carne – che là dove rimane indietro, dove assume un carattere demoniaco, la carne non viene completamente permeata, che là non si manifesta il colore bianco della pelle, perché vi sono forze ataviche che non permettono allo Spirito di armonizzarsi pienamente con la carne.
Nella sesta epoca di cultura dell’era post-atlantica, il compito sarà soprattutto quello di riconoscere lo Spirito come qualcosa che, per cosí dire, aleggia nell’ambiente circostante piuttosto che direttamente in se stessi, di riconoscere lo Spirito maggiormente nel mondo elementare, poiché questa sesta epoca di cultura ha il compito di preparare la comprensione dello Spirito nell’ambiente fisico. Ciò non può essere raggiunto cosí facilmente, se non vengono preservate le antiche forze ataviche che riconoscono lo Spirito nella sua vita puramente elementare. Ma queste cose nel mondo non accadono senza le lotte piú violente. L’umanità bianca è ancora sulla via di accogliere sempre piú profondamente lo Spirito nel proprio essere. L’umanità gialla è sulla via di conservare quelle epoche in cui lo Spirito è tenuto lontano dal corpo, in cui lo Spirito è cercato al di fuori dell’organizzazione fisico-umana, solo lí. Ma ciò deve portare al fatto che il passaggio dalla quinta epoca di cultura alla sesta epoca di cultura non può avvenire se non come una violenta lotta dell’umanità bianca contro l’umanità di colore nei campi piú diversi. E ciò che precede queste lotte, che si svolgeranno tra l’umanità bianca e quella di colore, occuperà la storia mondiale fino allo scoppio delle grandi lotte tra l’umanità bianca e quella di colore. Gli eventi futuri si riflettono in molti modi in quelli precedenti. Infatti, se consideriamo ciò che abbiamo acquisito attraverso vari studi in un senso scientifico-spirituale, ci troviamo di fronte a qualcosa di colossale, che possiamo vedere come un evento necessario che si verificherà in futuro.
Rudolf Steiner (1. continua)
Conferenza tenuta a Stoccarda il 13 febbraio 1915 – O.O. N° 174b – Traduzione di Marco Allasia.
