Il secretum inviolabile di Massimo Scaligero

Esoterismo

Il secretum inviolabile di Massimo Scaligero

Dallo Yoga alla Rosacroce

 

Secretum inviolabile” è il titolo dell’ultimo capitolo del testo autobiografico di Massimo Scaligero titolato Dallo Yoga alla Rosacroce, edizioni Tilopa, e da qualche anno anche edizioni Mediterranee. Difatto rappresenta una disamina sulle tappe finali dell’Opus ascetico secondo i canoni della Scienza dello Spirito steineriana e scaligeriana.

 

Il secretum dell’Opera può infatti riassumersi come il ritorno dell’Io all’Archetipo di sé, vincendo le forze ostacolative attraverso la metabolizzazione dello spirito di avversione (Lo spirito di avversione – L’Archetipo ). A questa conoscenza si perviene solo ricostituendo l’unità originaria dell’Archetipo, recuperando gli archetipi degli elementi in cui esso si presenta frammentato: l’uomo comincia dal pensiero, che qui svolge in basso la prima opera di sintesi. Concetto, natura, mondo e cosmo rimandano a una pluralità di forze, ciascuna portatrice della propria energia archetipica; tuttavia ogni singolo archetipo riconduce a una sintesi superiore, a una forza archetipica univoca.

 

Il discepolo deve evitare l’inganno dei monismi semplicistici o dei sentimentalismi che propongono una universalità indistinta, nella quale tutto si fonde fino a dissolversi. Tale universalità è un’illusione di tipo luciferico. La superiore unità si raggiunge invece come un organismo formato dagli elementi della pluralità: questi vanno conosciuti separatamente e sperimentati archetipicamente, affinché manifestino la loro virtú costitutiva e possano poi essere trascesi come parti analitiche. È necessario riconoscere la realtà delle differenze per ottenere le unificazioni concettuali che, come prime forme immaginative, conducono alla contemplazione degli archetipi.

 

Concentrazione

 

La struttura dell’Archetipo umano, l’Io, si conquista mediante un’analisi rigorosa in cui risiede il suo potente potere unificatore: piú l’Io aspira alla sfera armonica, celeste e luminosa della sua unità, piú il rigore analitico deve farsi inflessibile. Per questo il Maestro dei nuovi tempi, Rudolf Steiner, propone di analizzare gli elementi che compongono l’Archetipo, cosí da avanzare con sicurezza verso la sintesi, avendo sperimentato l’archetipo di ciascun elemento: operazione che è essenzialmente lavoro del pensiero, il concetto percepito mediante la concentrazione.

 

L’asceta ritrova l’Io soltanto ricomponendolo dalla frantumazione della molteplicità visibile, come la natura, e non lasciandosi sedurre da astratte universalità, anche se enunciate come metafisiche; con esse si può facilmente opporre il monismo vedantico, mahayanico, sufico o gnostico all’analisi della morfologia occulta dell’uomo e della cultura cosmica proposta dal Maestro.

 

Occorre amare ciò che è oltre il limite egoico o individualistico per ritrovare l’Archetipo dell’Io che, quale archetipo già compiuto, è atto.

 

Non si chiede al discepolo di limitarsi all’atto, ma di risalire dall’atto alla sua potenza: la vera realizzazione magica, dall’entelechia verso la dynamis. Il mondo che circonda l’uomo e il suo stesso essere sono già entelechia; da essi attende la riconnessione con la propria dynamis.

 

Nelle discipline di formazione l’assunto iniziatico è l’ascesi in movimento: non un discorso schematico, ma un’unità trascendente compiuta, un organismo vivente percepibile attraverso le sue forme e costantemente in divenire.

 

Seme foglia fiore tronco

 

Come in un seme è contenuta tutta la storia della pianta, nella foglia si coglie l’immagine dell’intera struttura, nel fiore si manifesta l’apice del processo eterico e nel tronco si percepisce la forza strutturale che trascende la materia, l’ascesi si articola in diverse espressioni della sua relazione interna e sfugge a chi non è capace di ricostruirla dentro di sé come dinamica del Logos nell’anima. Il discepolo incapace di questo movimento sottile si aggrappa dogmaticamente a certe forme dell’insegna­mento, opponendole inconsciamente ad altre non assimilate, o giudicandole trasgressioni formali, indici del proprio limite mentale. Inoltre, l’anima razionale, che tende a funzionare come anima cosciente, stabilisce connessioni intellettuali tra elementi che sembrano originarie, ma appartengono al livello della rappresentazione sensibile: sono solo discorsi.

 

Il secretum inviolabile è il senso di quella barriera discorsiva, dentro e fuori, rispetto al significato autentico del cammino rosicruciano, pur essendo questo indicato da una ricca messe di insegnamenti. Come il castello del Graal è invisibile agli abitanti dei dintorni, o come lo splendore metafisico del Sole resta oscuro a chi si muove solo nello spazio fisico – rimanendo nel campo terrestre – cosí l’opera del Maestro dei nuovi tempi sfugge sia a chi pensa di possederla sia a chi la osteggia dall’esterno. Solo chi cerca con cuore puro e pone la propria vita al servizio della ricerca può incontrarla: la troverà persino se iniziò oppressa dall’errore o dall’avversione. L’opera comunque parla in anticipo. Il suo linguaggio anche per il semplice o il neofita offre aiuto: genera il germe di un percorso spirituale per le vite successive; ma questo ha un valore limitato rispetto alla funzione che le compete nell’urgenza dei tempi.

 

Scaligero invita chi oggi percepisce l’urgenza di superare la mera recitazione delle qualità spirituali a trasformarle in azione che ricrei l’umano. Solo cosí si può indicare la Via e ricordare che non è la via ordinaria: per questo è poco accessibile a chi pensa di volerne l’esperienza ma, per disposizione interiore, ne è estraneo; e, non conoscendola, tende a renderne difficile la conoscenza ad altri o a celarla. Ciò è avvenuto specialmente promuovendola in chiave dialettica, riducendola a un linguaggio tra i linguaggi del tempo e relegandola a quel livello: il livello della sua morte. In realtà il suo piano è vita: potere trascendente di ogni forma di vita visibile o invisibile. Vi può giungere chi può rielaborare la materia tramite analisi e produrre nuovi saperi, fomentando però l’illusione che lo Spirito sia presente sulla Terra.

 

Il secretum resta il contenuto intoccabile che vuole vivere nell’umano e perciò assume nuove forme e sentieri per la sua perdurante presenza nell’umanità: non vuole restare nascosto, ma manifestarsi come la forza stessa del conoscere, garantendo il libero dispiegarsi nell’anima, dall’umano al cosmico.

 

 

Kether

 


 

N.B.: Per meglio attenersi canonicanente al messaggio del Maestro, alcuni fraseggi dell’articolo sono analoghi ai capoversi di Massimo Scaligero.