Le tre predisposizioni castali

Etica

Le tre predisposizioni castali

Il linguaggio

 

Linguaggio anglesizzato

 

Proviamo ad ascoltare i dialoghi di lavoratrici e lavoratori italiani, soprattutto milanesi, che operano nel campo della moda o in qualsiasi altro settore industriale e commerciale. Ad ogni piè sospinto incontreremo strani termini di origine angloamericana, che vanno a sostituire parole italiane perfettamente ade­guate. Per essere accettati e considerati all’altezza del ruolo, è necessario adeguarsi alla lingua del lavoro; e quella lingua “deve” essere infarcita di terminologie angloamericane. La cosa non è storicamente nuova. Con l’espansione della Repubblica di Venezia, il veneto divenne la lingua franca dei commerci nel Mediterraneo, parlato da comunità di mercanti lungo tutta la costa dalmata, in Albania, a Creta, a Cipro e nelle isole greche. Divenne la lingua del commercio, dell’amministra­zione e dell’intrattenimento in Istria, Dalmazia e in ampie zone del Mediterraneo orientale, arricchendosi nel tempo di parole turche, greche e arabe. Sulla riva orientale dell’Adriatico il veneziano è ancora oggi spesso compreso, segno di una presenza linguistica durata secoli e rimasta impressa nella memoria culturale dei popoli rivieraschi. Questa attitudine non è casuale. Le guerre e le dominazioni straniere portarono nel­l’italiano un nutrito gruppo di francesismi  e di spagnolismi, lasciando tracce permanenti nel lessico quotidiano. L’inglese lascerà le sue tracce in futuro. Niente di nuovo sotto il sole: a fronte di una dominazione, ecco comparire i termini dettati dai nuovi padroni.

 

 

La dura realtà storica

 

Unità d'Italia

 

Abbiamo perso una guerra e siamo sotto il tallone degli anglofoni. Non si dimentichi che l’Italia è stata indipendente soltanto dall’Unità all’8 settembre 1943 – una ottantina d’anni, non oltre. Siamo una colonia, come lo eravamo nel Medioevo o nel Rinascimento? Non proprio, perché il dominio oggi è piú raffinato: al posto delle bande di lanzichenecchi o delle masnade napoleoniche, che innalzavano l’al­bero della libertà nelle piazze conquistate, abbiamo subíto la diffusione culturale e i modelli mercantili della società americana. È importante comprendere questo concetto: l’Italia è una provincia anglo-statunitense, e ha perso quella sovranità che era durata meno di un secolo, da metà dell’Ottocento a metà del Novecento. La Prima Repubblica, nel secondo dopoguerra, aveva ancora una classe dirigente che metteva in risalto la sovranità nazionale. Per quanto male si possa pensare di un Craxi, di un Moro, di un Andreotti o di un Enrico Mattei, questi uomini provenivano da una cultura e da un’educazione patriottica, oggi si direbbe sovranista, ma all’epoca il termine non esisteva. La scomparsa della Prima Repubblica, con tutto il suo carico di corruzione, fu prodotta dai poteri d’oltreatlantico, che non sopportavano piú il rigoglio economico di una piccola Italia che stava tornando a camminare sulle proprie gambe divenendo la quarta o la quinta economia mondiale.

 

 

Un impero a trazione mercantile

 

Re The Donald

 

Rudolf Steiner aveva previsto che il quinto periodo di Civiltà sarebbe stato dominato dall’influenza anglo­americana e dalla supremazia della casta mercantile. Lo ribadí il 22 gennaio 1917 a Dornach: «Per il quinto periodo post-atlantideo l’elemento mercantile è qualcosa di assolutamente essenziale. Se le persone non riescono a vederlo ora, lo vedranno in futuro». Ora noi viviamo nel futuro da lui profetizzato e vediamo che l’Impero d’Occidente è soggetto chiaramente a poteri economici e da oligarchi. Anche le persone meno evolute riescono a realizzare questo concetto che ai tempi del Dottore non era chiaro alle masse. L’evoluzione delle coscienze esiste, eccome! Se nei bar si parla di prevalenza di interessi economici nella conduzione politica degli Stati, significa che le persone comuni hanno fatto proprio un concetto che un secolo or sono non era accessibile alla gran parte dell’opinione pubblica. Opinione pubblica che all’epoca avrebbe argomentato secondo modelli nazionalistici e sciovinisti. Quindi, ancora una volta il Dottore ha anticipato i tempi.

 

 

La colpa è sempre del sistema?

 

Quante volte Rudolf Steiner ci ha esortato a guardare la realtà con occhi liberi da simpatie e antipatie, a vedere le cose per quello che sono, senza illusioni e senza risentimenti. Guardando i fatti con giudizio obiettivo possiamo asserire che in questa fase storica noi italiani siamo e resteremo sotto il giogo statunitense. Le generazioni di italiani attualmente mancano delle risorse ideali necessarie e della volontà per accendere moti d’indipendenza nazionale. Basti vedere come viene accettato nel linguaggio del lavoro dei giovani italiani ogni tipo di anglicismo. Dobbiamo faticosamente ammettere che karmicamente in questi anni siamo obbligati a vivere in una condizione di sudditanza politica. Tutto il mondo del dissenso e del patriottismo sovranista che lucidamente e sinceramente vorrebbe spezzare il legame della provincia italica con l’Impero d’Occidente e con l’Unione Europea, tende ad accusare il sistema di una nefanda capacità di coercizione e dominio dell’opinione pubblica. Insomma, la “colpa” per la mancanza di risultati politici e metapolitici starebbe nell’implacabile potenza del sistema capitalistico a guida anglofono-sionista. I veri sovranisti, i patrioti dotati di pensiero lucido e di purezza di cuore, coloro che cercano di propagandare attraverso i canali dell’informazione libera un’idea di indipendenza nazionale si battono e dibattono in rete con stoico coraggio senza essere ascoltati dalla gran parte degli italiani. Potremmo fare una ventina di esempi citando i nomi di vari storici, analisti, economisti, ex ambasciatori e giornalisti, ma non è questo il punto. Il punto centrale è che nessuno di costoro riesce a vedere oltre la realtà sensibile dei fatti, l’aspetto spirituale e karmico per cui la gran massa degli italiani non riesce a far proprie idee di indipendenza e sovranità. Per tutti costoro la responsabilità è sempre del sistema, la colpa è dei dominatori. Se però ad esempio, osservassero la Storia, si renderebbero conto che il Rinascimento italiano con tutte le sue meraviglie per l’umanità si è sviluppato mentre la penisola era occupata da francesi, spagnoli e lanzichenecchi. L’evoluzione spirituale è molto piú complessa di quanto si creda, e può anche darsi che questa mancanza di indipendenza politica ci preservi da mali peggiori come le guerre guerreggiate. Questo, del resto, è il punto di vista oscuramente presentito, dalle masse del nostro paese che auspicano sí un miglioramento, ma non in termini radicali e destabilizzanti.

 

 

Due libri importanti

 

Due libri importanti

 

Ci sono aspetti nascosti della realtà sociopolitica, non sempre rilevabili sul piano sensibile. Le massonerie, le congreghe i circoli neoaristocratici che dirigono il mondo anglofono e l’Impero d’Occidente sono spesso a conoscenza di fatti occulti, anche legati all’eredi­tarietà e al ruolo dei defunti. Ce lo ha spiegato il Dottore a piú riprese. Per questo è utile studiare i documenti e le conferenze tenute durante la Prima Guerra mondiale. Due sono i testi che con il sottotitolo “Considerazioni sul­l’Attuale Periodo Storico” ci indicano la complessità evolutiva del quinto periodo di civiltà a guida anglosassone con la dominanza dello spirito mercantile.

 

 

Eredità delle antiche caste

 

Le tre caste

 

Nel libro Il karma della non veridicità – Considerazioni sull’attuale periodo storico si menzionano le altre due caste oltre a quella mercantile: quella guerriera e quella sacerdotale. In sostanza i popoli centrali dell’Europa, in tempi lontani, in qualche modo si sono irradiati generazione dopo generazione attraverso guerre e migrazioni. Rudolf Steiner descrive il “brodo primordiale” indifferenziato del­l’umanità europea con tre correnti fondamentali: una verso Sud ed era la casta sacerdotale (elemento cultuale e gerarchico, poi incarnato in Roma), verso Ovest la casta guerriera e regale (elemento diplomatico e politico, poi incarnato in Francia e oggi nell’Unione Europea), verso Nord-Ovest la casta mercantile (elemento commerciale, poi incarnato nel mondo anglosassone). Di queste tre correnti, la mercantile è destinata a essere la piú potente nel Quinto periodo post-atlantideo, poiché coincide pienamente con il carattere evolutivo di questa epoca. È il dominio crescente della civiltà angloamericana sul mondo moderno. Ai giorni nostri queste attitudini “castali” si manifestano come predisposizioni culturali ereditate con le forze del sangue, e queste sono conoscenze precise in mano alle lobby anglofone e a taluni rami della Massoneria che si è travasata anche oltre l’Atlantico.

 

 

Verso la postdemocrazia

 

Le lobby dominanti negli Stati Uniti si sono domandate che cosa succederebbe se vincessero di nuovo i Democratici. La risposta di una parte di queste lobby è che gli USA cadrebbero in una crisi ancora piú grave, mettendo a rischio la posizione di guida dell’impero. I Repubblicani – sia quelli di Trump che i Neocon – si sono accorti che la loro stessa cultura del profitto e del commercio ha inde­bolito l’America fino all’inconsistenza. Le giovani generazioni americane (quelle che non praticano alcun culto religioso) sono allo sbando, e gli oligarchi della Silicon Valley lo sanno bene – non a caso hanno appoggiato Trump e non a caso mandano i loro rampolli nelle scuole non digitalizzate. I padroni del vapore capiscono che i giovani devono ritrovare un minimo di carattere, volontà, concentrazione, amor di patria e stabilità interiore. Mezzo secolo di cultura edonistica, atea, senza valori, ossessionata dalla tecnologia, il linguaggio politically correct che ha cancellato persino le parole “padre” e “madre”, la scuola permissiva dove ai bambini si lascia fare tutto, l’educazione senza regole dei figli e dei nipoti dei figli dei fiori, tutto ciò che viene dal mondo progressista e democratico ha messo in ginocchio lo stato guida dell’Occidente.

 

Casta Guerriera, Mercantile e Regale

 

Emerge cosí il grande problema nordamericano: la casta mercantile aveva bisogno della democrazia elettiva maggioritaria per corrompere e dominare la società. Uno dei due poli, quello culturalmente democratico è portatore di un indebolimento sociale e nel caso prendesse il sopravvento la Cina e la Russia e perfino l’Iran risulterebbero troppo forti rispetto al mondo anglofono. Insomma, nell’epoca degli imperi la democrazia dell’alternanza tra conservatori e progressisti non è piú funzionale alla classe mercantile. Le nuove generazioni tendono ad essere imbelli: “in”- (prefisso negativo) “bellum (guerra)”, giovani e giovanissimi  cresciuti nella società mercantile, che provengono da famiglie non educanti, non sono piú in grado di affrontare la durezza di un conflitto. La casta mercantile di cui parlava il Dottore deve correre ai ri­pari ricreando le condizioni di una controparte regale (vedi i diktat dis­sennati di Trump o le sue effigi sulle banconote, o la ridicola preghiera di venti leader evangelici nello studio ovale) e di una controparte guerriera (vedi il ministero della guerra e gli sfracelli che stanno facendo in Me­dio Oriente su istigazione israeliana).

 

Senza la controparte regale e guer­riera il sistema nordamericano risul­terà troppo fragile per sopportare la competizione dei nuovi tempi multipolari. Tutta la politica imperiale di Trump va letta nel segno del riequilibrio tra le tre antiche predisposizioni castali: mercantile, bellica, regale all’interno degli Stati Uniti d’America. Ancora una volta il pensiero e le anticipazioni di Rudolf Steiner ci aiutano a com­prendere la realtà in cui stiamo vivendo.

 

 

Salvino Ruoli