Dall’inizio di questo mese sto cercando di eseguire l’esercizio della equanimità e, forse per la prima volta, ho capito esperenzialmente come si esegue. Ho dovuto però, per accedervi, ripassare ogni singolo giorno per almeno cinque minuti l’esercizio (anche piú volte al giorno) per fissarlo…
Mauro M.
Tutto quello che facciamo oggi, tutti i piccoli e grandi raggiungimenti che otteniamo, li portiamo come un personale tesoro da una vita all’altra. Per questo alcuni trovano molto semplice fare qualcosa che per altri è ostico: l’hanno conquistato in una o piú vite precedenti. E questo vale ancor piú per quanto si consegue spiritualmente, o per piccole vittorie sul proprio carattere. Vittorie sui vizi: chi decide di non fumare, di non dilapidare le proprie sostanze con i giochi, le carte, le scommesse ecc. Tutto diviene nostro patrimonio da riportare da una vita all’altra. Quindi meglio impegnarsi il piú possibile, per avere in futuro maggiori possibilità di avanzare, non solo per sé, ma soprattutto per tutti coloro che sono intorno: i familiari, la società, il proprio Paese.
Da quando seguo un corso di Yoga ho trovato una serenità che non credevo potessi raggiungere. Sono distaccata da tutti i problemi che prima mi assillavano, non mi esaspero per quello che fanno i miei figli e lascio loro tutta la libertà che vogliono, mentre prima ero sempre preoccupata per loro, li riprendevo e cercavo di indirizzarli. Ho capito che invece la cosa piú importante è spargere intorno a noi calma, distacco e armonia. Tra l’altro lo studio del respiro e delle varie posizioni favorisce la salute fisica. Ho studiato per diverso tempo l’antroposofia, e continuo a leggere libri di Steiner e anche L’Archetipo, che seguo da tempo, ma solo con lo Yoga ho trovato quello che tutti inseguono e non trovano: la pace! Credo che molti dovrebbero almeno provare per convincersene.
Irene P.
Il percorso inverso rispetto a quello di Massimo Scaligero: dalla Rosacroce allo Yoga! Si può immaginare che in casa si respiri un’aria di libertà che per i ragazzi deve essere di grande soddisfazione: non essere ripresi e indirizzati sarà per loro una grande gioia. Non è nominato il consorte, ma credo che anche lui beneficerà di questo distacco rasserenante e magari tenterà, per imitazione, qualche posizione come il Bhujangasana o l’Utkatasana: una ginnastica salutare e una disciplina spirituale ormai entrata a larghi passi nel nostro vivere quotidiano. La maggior parte dei centri fitness e delle palestre hanno la parte dedicata allo Yoga: la promessa di ridurre lo stress della vita quotidiana attrae sempre piú persone che necessitano di un relax che non trovano in altro modo. Al contrario, la Scienza dello Spirito non propone una Via di relax e di sereno distacco. Consiglia invece di seguire i figli, riprendendoli e indirizzandoli quando necessario, aiutandoli nella crescita e preoccupandosi per loro. La nostra è una Via di duro lavoro su noi stessi, cosa che può anche essere faticosa, soprattutto all’inizio. Ma asseconda il sano sviluppo dell’individualità, che è alla base della civiltà attuale. Scrive in proposito Massimo Scaligero nel suo libro La Via della volontà solare quanto possa essere in antitesi con il tempo attuale: «un resistere con discipline di fonte remota alla soglia della esperienza individuale. Un simile metodo non può non risolversi per l’occidentale in un risultato opposto, avendo egli come base quella “individualità” nella quale lo Yoga aveva il còmpito di evitare il discendere e il concludersi. Per il moderno tipo umano sarebbe legarsi ancora piú profondamente a una natura in cui, essendosi egli immerso, l’eco dello Spirito è spenta. In effetto una preparazione iniziatica, che non sia tale solo retoricamente, v.d. non sia espressione della cosiddetta “contro-iniziazione”, deve dar modo di comprendere come l’occidentale, per ritrovare la sopra-natura, non possa piú appoggiarsi a processi della natura, ossia a processi esteriori o corporei».
Mia madre legge sempre questo vostro giornale con il telefonino. Ho provato a leggerlo anche io per capire cosa le piace di quello che c’è scritto, ma ho capito molto poco di quello che ho letto. Vorrei sapere se c’è qualcosa che è adatto a ragazzi come me di tredici anni o quanto devo aspettare per capire. Grazie.
Luciano G.
Nel nostro ‘giornale’ ci sono cose piú complicate ma anche alcune piú semplici. Alla tua età avrai terminato il terzo e ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, quella che una volta si chiamava terza media, e avrai fatto l’esame per passare alle superiori. Vedrai che nei prossimi anni, soprattutto se sceglierai il liceo, ti abituerai a un linguaggio piú complesso, e allora non ti sarà difficile seguire anche qualche articolo dell’Archetipo. Forse potresti cominciare a fare qualche domanda a tua madre, per avere un’idea dei contenuti che a lei interessano e che in futuro potrebbero interessare anche te.
Tre frasi di Massimo Scaligero mi toccano profondamente ma non le capisco abbastanza da farne una meditazione o anche solo una riflessione profonda: «Tutto ciò a cui tende l’uomo dall’origine è la reintegrazione dello stato edenico: tutto lo spinge fin dal principio a questo. Che cosa è questo: è un lasciare via via tutto, un non tendere piú a nulla, un essere dall’essenza, un sorgere dal nulla, un raggiungere il nulla, per nascere. Un morire voluto, per essere: uno sprofondare in sé per ritrovarsi, un non temere alcuno sprofondamento, uno scendere fino all’ultimo con infinito coraggio». Non capisco soprattutto il lasciare, lo sprofondamento… Vorrei comprenderlo per poter farne una pratica.
Dario M.
Non c’è da capire, c’è da tentare di fare: facendo si capisce. Quando si fa la concentrazione, perché riesca veramente bisogna raggiungere l’essenza, che può essere considerata il nulla. Oltre il quale nulla inizia la vera vita, che è quella eterica, oltre la materia e la sua maya. Cosí è per la meditazione: non dobbiamo ripetere le parole da meditare comprendendole sempre piú con la nostra ‘intelligenza’. Si tratta di lasciare, abbandonare completamente quella forma di conoscenza materialistica, che pure è necessaria per noi nella vita quotidiana, e passare oltre quel momento in cui tutto viene abbandonato, oltre tutto ciò su cui abbiamo costruito il nostro sapere, tanto limitato. Dopo quell’oltre, c’è la conoscenza vera, che possiamo anche chiamare sapienza, che però non è nostra, ma è la fonte perenne alla quale possiamo attingere. Per ottenere questo bisogna avere un grande coraggio. Bisogna lasciare il terreno solido sotto i nostri piedi e fare dei passi nel vuoto, senza appoggi. La nostra via è una via eroica, per questo non è per molti. Tanti la iniziano per curiosità, poi la trasformano in una specie di religione, con delle regole fisse da rispettare, con l’appagamento a volte di appartenere a una comunità che conosce, sa, capisce… Ma quella conoscenza appresa sui libri, anche se libri di Rudolf Steiner o di Massimo Scaligero, ha poco valore se non c’è la pratica ascetica.
