Noi ripetiamo spesso, e ci teniamo a sottolinearlo in ogni modo, che l’Antroposofia non è una setta. Siamo aperti e liberi, non inquadrati in un sistema con paletti e linee di demarcazione insormontabili, viviamo una vita esterna assolutamente uguale a quella di ogni altra persona che svolge un suo ruolo professionale e domestico, con tutte le difficoltà che questa libertà comporta, nel senso che non ci sono neppure quelle “protezioni” che le organizzazioni piú fortemente strutturate approntano per i loro adepti.
Questo in linea di massima, ovvero per la parte che riguarda la vita sociale. Diverso è il caso per le demarcazioni che sorgono a causa della mentalità che lentamente si può formare in chi segue questa disciplina interiore, e che spesso inavvertitamente, o a volte volontariamente, appronta blocchi e pareti invalicabili.

Il primo e il secondo Goetheanum
Vorrei fare un caso, che possiamo considerare patologico. Nell’estate del 1964 decisi di andare a Dornach. Massimo mi incoraggiò a farlo, perché riteneva importante che io mi recassi a porre il piede su quella collina da cui tanta grazia era discesa sull’umanità per mezzo di un grande Iniziato, Rudolf Steiner, che lí aveva lavorato, insegnato ed eretto un primo meraviglioso edificio, ora non piú visibile dopo il vile attentato e l’incendio che lo aveva devastato, e il secondo edificio, eretto quasi a monumento funebre del primo, destinato alla Libera Università di Scienza dello Spirito.
Ogni volta che Mimma e Romolo Benvenuti vi andavano, in genere ogni due o tre anni, erano ospiti di una coppia di anziani amici antroposofi che lí viveva dai tempi in cui Rudolf Steiner era ancora vivo e attivo nel luogo. E dunque Mimma, prima della mia partenza, mi raccomandò di andare a trovarli e di portare loro i suoi saluti.

Quando arrivai, da campeggiatrice com’ero, sistemai la mia tenda nel bosco vicino a Dornach, e dopo un sonno ristoratore la mattina seguente andai a bussare alla porta degli amici, dei quali non dirò il nome, dato che erano molto conosciuti come persone degne di grande considerazione.
Mi rispose la voce tremolante di una donna anziana, che volle sapere, dalla porta chiusa, chi fossi. Dissi che ero amica di Mimma e Romolo Benvenuti, e che Massimo Scaligero mi inviava per portare i suoi saluti.
La voce mi rispose che non poteva aprire e non poteva conoscermi, perché erano già troppe le persone conosciute durante la sua vita e che il peso karmico di un’altra conoscenza sarebbe stato eccessivo nel Kamaloka nel quale lei e il marito sarebbero andati molto presto. Credevo di non aver capito bene e ribadii che ero un’amica, una seguace dell’Antroposofia, e che avevo solo l’intento di portare i saluti delle persone che mi avevano indirizzato a loro come amici. La voce tagliò subito ogni possibilità di incontro e mi pregò di andare via.
Mentre mi accingevo a tornare sui miei passi, ancora sorpresa di quanto sentito, arrivò un fattorino con un evidente

pacco della spesa. Lo lasciò davanti alla porta e ci allontanammo insieme. Mi spiegò che da tempo quelle persone non aprivano a nessuno, ordinavano per telefono e mensilmente regolavano i conti con una busta fatta trovare fuori della porta…
Dunque, la paura era di incontrare nuove persone, con l’eventuale legame di un karma da sciogliere una volta superata la soglia del mondo fisico con l’entrata in quello dove tutto il vissuto può rappresentare un lavoro di faticosa rielaborazione…
Ecco allora i paletti e le demarcazioni non poste da un’organizzazione esteriore, ma da una mal compresa interpretazione interiore.
Lascio immaginare, al ritorno, l’espressione sul viso di Massimo al racconto dell’incontro mancato con gli amici antroposofi.
Io credo che per non sbagliare nei nostri rapporti con l’altro, c’è un insegnamento evangelico che dovremmo tutti seguire: “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Quelle persone avrebbero dovuto chiedersi: vorresti tu, che sei giunto da lontano, con intenti pacifici e amichevoli, restare fuori della porta ed essere respinto perché portatore di un karma che tale incontro potrebbe generare? Se non sai o non vuoi risponderti, il problema è tuo, e serio.
Ma ormai da tanto tempo il quesito per quelle due persone è stato risolto, dato che da molti anni sono nella Verità, e lí hanno sicuramente ben compreso quello che da questa parte forse era troppo difficile per loro capire.

A noi resta di meditare sulla comprensione di quanto ci è stato spiegato con tanta precisione e approfondimento, ma che va conquistato con il nostro lavoro interiore personale, che non può avvalersi solo della parte teorica appresa dalle letture o dalle conferenze, ma che deve essere integrata dalla parte pratica degli esercizi interiori sui quali tanta attenzione è stata posta dai nostri Maestri.
Marina Sagramora
