
C’è una famosa canzone, tra l’altro molto bella, del cantautore Lucio Dalla, che s’intitola “L’anno che verrà”. Il testo si riferisce alla illusione di una persona che, scrivendo ad un amico, fa una serie di previsioni su un mondo migliore (almeno secondo la sua visione) nel prossimo futuro.
Mi ha sempre colpito molto perché riesce a ben descrivere il desiderio, in ognuno di noi, di un mondo migliore che arriverà, si spera presto.
Questa fantasia che gli uomini condividono, ha però le sue radici in qualcosa che realmente verrà, accadrà: cioè il passaggio alla prossima epoca.
Una nuova civiltà ci attende e sarà il sesto periodo post-atlantico. Comporterà un nuovo tipo di umanità, di civiltà e cultura.
Come sarà strutturata dipenderà dall’uomo, non un uomo ipotetico del futuro, ma dall’uomo di oggi che sta mettendo le sue radici nel futuro.
Azione che avviene comunque, qualunque sia il suo approccio verso la spiritualità. Nell’agire ideale e quotidiano si preparano le Forze e gli Archetipi del futuro.
Il nostro maestro Rudolf Steiner ci prepara chiaramente a questo dicendo che ogni agire umano ha il suo sviluppo nel futuro. Quindi ognuno sarà partecipe del mondo che avrà contribuito a costruire.

Siamo anche preparati ad un futuro con due ceppi umani contrapposti e ben distinti: una con il Christo e una contro il Christo.
Quindi ci sarà un ceppo che tenderà ad evolversi ed uno che scivolerà nella sub-animalità. Il percorso, ci rincuora il Dottore, non sarà definitivo, e agli esseri che scenderanno saranno date molte, anche se non infinite, possibilità di risalire la china evolutiva. Anzi una parte d’umanità avrà l’esplicito compito di portare verso il cielo quanti piú uomini possibile.
Però, è bene saperlo, il percorso è tracciato, la divisione è già in atto. E questo, impercettibilmente, già può essere visto: i due ceppi umani si stanno già allontanando l’uno dall’altro.
Bisogna comprendere come la scelta che ognuno compie in questo senso non risieda soltanto in atti criminali estremi, dove anzi il giudizio può essere periglioso.
La scelta riguarda il rapporto con la propria istintività. Non chiaramente nell’esserci una istintività che fa parte della nostra interiorità, ma nel suo appoggiarsi ad essa, nel giustificarla.
Spesso si pensa che “il piccolo peccato” che viene giustificato, accettato, sia senza importanza e soprattutto senza conseguenze interiori.
In realtà lí comincia la discesa. Proprio perché ogni azione crea uno sviluppo nel futuro, anche la piccola immoralità, la piccola mancanza, il piccolo atto d’invidia, avvia verso una strada ben precisa, senza che ci si faccia la dovuta attenzione. In realtà il problema non nel cadervi, sulla terra ci si sta anche per confrontarsi con questo, ma nel giustificare come giusto quello che si è fatto. Il percorso in discesa inizia lí.
Senza voler sembrare eccessivamente integralista, però Steiner ci avvisa molto bene che dietro ogni atto immorale c’è un prevalere della parte egoistica a sfavore dell’Io superiore che retrocede. È ovvio che avvenga: l’atto immorale è un assecondare l’istintività, che cosí si afferma maggiormente, e senza una correzione tende, non solo a restare piú forte, ma magari anche a crescere ulteriormente, proprio perché non vista. L’Io scippato delle forze del volere non ha sufficienti possibilità d’affermazione e si tira indietro.
Ed è proprio questo il percorso che potrebbe portare dalla parte sbagliata dell’umanità.
Giustificare il “piccolo peccato” significa rinunciare a riaffermare il proprio Io-sono nell’anima: quindi fare un passo piú o meno piccolo verso la sub-animalità.
Al contrario rendersi conto d’aver sbagliato comporta, scusate l’evidenza di queste parole, un’azione di compensazione interiore, si cerca di riparare e quindi riaffermare il proprio Io-sono, facendo retrocedere la propria istintività.

Effettivamente rispetto ad una spiritualità del passato, quando era richiesta una resistenza forzata rispetto all’istinto, oggi è piú che altro richiesta un’azione di resilienza, dove la mancanza interiore, la piega dell’anima, viene lenita, superata, rialzandosi ogni volta dopo essere caduti.
Perché effettivamente tutti gli uomini sono “deboli” difronte ai propri istinti. Tutti cadono in tentazione. Il segreto è rendersene conto e ricominciare da capo.
Queste differenze di atteggiamento creano i presupposti per il proprio futuro: da un lato ci sarà chi si sarà sempre giustificato dei propri piccoli peccati e si troverà un muro praticamente invalicabile; dall’altro chi invece, accanto a questo muro, troverà un’agile scala fatta da tutti i tentativi per correggere le proprie debolezze.
Dire, anche nelle piccole, piccolissime mancanze, “ho sbagliato”, “scusa” oppure “la prossima volta sarò migliore”, già aiuta l’Io superiore ad imporsi; aiuta a costruire il futuro con forze piú vicine al Christo.
Massimo Danza
