I retroscena spirituali della Prima Guerra Mondiale

Antroposofia

 

I retroscena spirituali della Prima Guerra Mondiale

Due gruppi di persone

 

Da un lato abbiamo una parte dell’umanità con la mis­sione di introdurre lo Spirito nella vita fisica in modo tale che lo Spirito pervada ogni singolo aspetto della vita fisica. E dall’altro lato abbiamo una parte dell’umanità con la necessità, per cosí dire, di assumere ora la fase discendente dell’evoluzione.

 

Questo non può avvenire se non quando ciò che si impegna veramente nella permeazione del fisico con lo spirituale, genera impulsi culturali, genera impulsi viventi che rimangono sulla Terra, che non possono scomparire dalla Terra. Perché quanto seguirà come sesta, come settima epoca di cultura, dovrà vivere spiritualmente delle creazioni della quinta, dovrà assorbire in sé le creazioni della quinta epoca di cultura. La quinta epoca di cultura ha il compito di approfondire la vita idealistica esteriore trasformandola in vita spirituale. Ma quello che viene cosí conquistato dall’idealismo come vita spirituale, dovrà essere poi accolto, dovrà continuare a vivere. Infatti, in Oriente non si avranno le forze per produrre una propria vita spirituale, ma solo per accogliere in sé ciò che è stato prodotto. La storia deve svolgersi in modo tale che dall’umanità attuale, che porta in sé i veri impulsi culturali, venga creata una cultura spirituale, che è la vera successione storica della quinta epoca di cultura, e che questa cultura venga elaborata da ciò che seguirà.

 

Baldur e il solstizio

 

Proviamo a chiarire, in modo del tutto obiettivo e senza pregiudizi, la differenza tra queste due correnti dell’umanità. Si provi a rendersi conto di come, dall’arrivo di quella parte dell’umanità che chiamiamo popoli germanici, ci sia stata una lotta per penetrare la dimensione fisica esteriore con quella spirituale, e di come siano state accolte le profondità del Cristianesimo. Si è partiti dal fisico esteriore, da ciò che conteneva, per cosí dire, nel fisico il germe di un fisico-spirituale. Si guardi indietro al sacrificio estivo, al sacrificio del solstizio del dio Baldur. Il suo vero significato piú profondo è andato presto perduto, ma qual è il vero significato piú profondo? Esso può essere compreso solo se si rivolge lo sguardo a come, con il sorgere del sole primaverile, nella luce e nel calore, le forze spirituali sal­gano, come il dio della primavera si elevi, e come con l’ac­censione del fuoco di San Giovanni l’uomo tenda all’unione con le forze primaverili che re­gnano nelle forze della natura, ed accenda un fuoco come segno di connessione tra la pro­pria comprensione e la morte del dio della primavera al solstizio d’estate.

 

Questa è la saga di Baldur: il dio della primavera brucia nel fuoco del solstizio, perché si percepiva il germogliare, il fiorire della natura, nella natura fisica esteriore, perché si amava il dio della primavera e lo si seguiva nella sua morte. Ma proprio perché nel mondo fisico esterno si aveva, per cosí dire, il modello del Christo, che non muore al solstizio d’estate, ma nasce al solstizio d’inverno – notate questo contrasto tra il corporeo e lo spirituale – perché si aveva il modello del dio del solstizio d’estate per il dio del solstizio d’inverno, e perché si aveva il corporeo inverso per lo spirituale, per questo ci si permeava con ciò che era affine eppure opposto. Se il dio Baldur è il dio della primavera, che muore nel solstizio d’estate, il dio cristiano è colui che nasce nel solstizio d’inverno. L’uno e l’altro si compenetrano come il fisico, che si svolge nel fisico-corporeo esteriore, si compenetra con lo spirituale, che è velato dall’oscurità fisica, dalle tenebre invernali. Lo spirito dell’inverno compenetra il corpo dell’estate. E come si compenetrano queste cose? Nell’immediata e personale lotta degli impulsi culturali. Che cos’è dunque la storia dell’Europa centrale se non una continua lotta per il risveglio della scintilla divina nell’anima individuale, per il risveglio dello spirituale nel fisico? Si può tralasciare tutto il resto, ma bisogna cogliere la verità, riconoscere il tratto distintivo di questa essenza mitteleuropea.

 

E prendiamo l’altra parte dell’umanità. Quanto è lontana, in fondo, da questo impulso personale dello Spirito che emerge nel fisico! Verrebbe da dire: “dal punto di vista della storia naturale” è estremamente interessante osservare come la civiltà cinese abbia conservato la sua religione del Tao e di Confucio, come in generale le religioni asiatiche abbiano conservato le forme piú antiche, le forme piú astratte, quelle forme in cui l’intelletto teorico si sente cosí a suo agio, ma che rappresentano rigidità di fronte all’espe­rienza personale, che proprio impediscono all’esperienza personale di interagire con esse, perché questa esperienza personale deve essere preservata fino al momento in cui ciò che è stato conquistato sarà incorporato nella cultura dell’umanità in modo tale da poter essere assorbito. Nella quinta epoca di cultura, lo spirituale deve essere conquistato con le proprie forze; nella sesta epoca di cultura, gli esseri umani accetteranno quanto elaborato e conquistato come loro visione, come loro esperienza, ma come qualcosa che non hanno conquistato essi stessi. Essi saranno custoditi nelle forze che non lottano, ma accolgono lo spirituale come qualcosa di esterno, di scontato.

 

E il preludio a quella lotta molto piú ampia è proprio quella che dovrà svilupparsi gradualmente come scontro tra il mondo germanico e quello slavo. Basti pensare che il mondo slavo è, in un certo senso, un avamposto della sesta epoca di cultura, anzi che in esso risiede il vero germe della sesta epoca di cultura. Basta pensarci bene in senso vero, autentico, scientifico-spirituale. Allora ci si renderà conto che in questo elemento slavo deve esserci qualcosa di ricettivo, qualcosa che non ha nulla a che vedere con questa lotta, che la respinge addirittura. Lo si può toccare con mano.

 

Religione slava

 

Mentre nell’Europa centrale le anime hanno lottato, hanno lottato con il loro intimo, per ottenere una comprensione di Dio attraverso la conquista personale, l’elemento sla­vo conserva la religione, la comprensione di Dio, il culto che semplicemente c’è; lo conserva, non rende lo Spirito vivo interiormente, ma lascia che lo Spirito fluttui sopra di esso come una nuvola e vive in questa nuvola, rimanendo estraneo allo Spirito con la personalità.

 

Astrazione cerimoniale giapponese

 

L’Europa centrale non ha potuto fermarsi a una qualsiasi forma arcaica di Cristianesimo esteriore, perché ha dovuto lottare. È rimasto fermo l’Oriente, e anche le sue forme di culto sono diventate rigide e astratte, perché deve prepararsi ad accogliere esternamente, ad accettare ciò che l’Oc­cidente acquisisce attraverso la conquista personale, poiché questo Oriente non è pronto a ottenere le cose attraverso la conquista personale. E co­me si può ottenere una comprensione reciproca secondo il modello della ragione puramente teorica, quando sono presenti impulsi spirituali completamente diversi? Come si può stabilire qualcosa riguardo a una sorta di arbitrato tra due correnti spirituali diverse l’una dall’altra, che si comportano proprio come devono comportarsi le cose differenziate? Non fraintendete il paragone: come si può stabilire, vorrei dire, alla maniera degli elefanti ciò che è consuetudine dei leoni? Gli eventi, però, si configurano a partire dalle eterne necessità e si svolgono cosí come scorrono le eterne necessità. L’Oriente ha dovuto resistere a ciò che gli era necessario, e sta diventando sempre piú necessario: il legame con l’Occidente e la sua cultura. Perché, in fondo, non avrebbe potuto ricevere la giusta comprensione prima della sua maturazione. E una manifestazione esteriore di ciò è il conflitto tra ciò che si chiama germanicità e ciò che si chiama slavicità, ciò che in fondo si sta solo preparando e che aleggerà come una lunga inquietudine sulla vita europea: lo scontro tra elemento germanico e elemento slavo. Si vorrebbe dire che, cosí come un bambino si oppone all’apprendimento delle conquiste degli adulti, cosí l’Oriente si oppone alle conquiste dell’Occidente, si oppone a tal punto da odiarle, anche se a volte si sente costretto ad accettarle. Far luce su queste cose con la luce della verità richiede proprio qualcosa di diverso da ciò che oggi si ama; anche se a volte si avverte questo qualcosa di diverso, si è restii a rivolgere lo sguardo verso queste cose e a comprenderle veramente a partire dai loro impulsi piú profondi. Perché se si viene toccati anche solo un po’ da questi impulsi piú intimi, allora gran parte di quel chiacchiericcio cessa presto, deve cessare ciò che viene compiuto e che nasce solo dalla confusione, dalla confusione che vuole rimanere intrappolata nella maya esteriore.

 

Fecondazione spirituale

 

Cosa si dovrà intendere per sesta epoca di cultura? Si dovrà intendere un’epoca culturale all’interno della quale gran parte dei popoli orientali avrà sacrificato la propria umanità a ciò che è stato conquistato nella cultura popolare, in quanto l’Oriente, come una forza femminile, si sarà lasciato fecondare dalla forza maschile dell’Occidente. Ciò che vivrà nelle anime della sesta epoca di cultura sarà lo stesso che è stato conquistato dalle anime della quinta epoca di cultura. Ciò implica che dall’Oriente gli immaturi e i non ancora maturi si solleveranno e resisteranno a ciò che inevitabilmente dovrà accadere. Proprio come un tempo il mondo greco-romano dovette opporsi a quello germanico, cosí lo slavo deve opporsi al germanico; ma proprio come nel passaggio dal greco-romano al germanico nell’evoluzione ascendente, cosí nel passaggio dal germanico allo slavo nell’evoluzione discendente. Poiché la vera missione della quinta epoca di cultura è stata assunta dall’elemento germanico, è stato proprio questo elemento germanico che ha dovuto, e ancora continuerà a dover, inserire, nell’evoluzione della Terra la vera comprensione del Cristianesimo attraverso la conquista interiore. E sarebbe stata una vera sventura se, nel lungo periodo, l’elemento germanico fosse stato sconfitto da quello romano, poiché allora non avrebbe potuto verificarsi ciò che è avvenuto durante la quinta epoca di cultura: proprio quell’elemento germanico doveva incarnare la conquista personale. E sarebbe una vera sventura se mai l’elemento slavo dovesse sconfiggere quello germanico. Notate la differenza. Sarebbe il piú desolante e astratto schematismo se si definisse come una sventura, nel passaggio dalla quinta alla sesta epoca di cultura, ciò che si dovrebbe definire come una sventura nel passaggio dalla quarta alla quinta epoca di cultura. La vittoria dei Romani avrebbe significato l’impossibilità della missione della quinta epoca di cultura; la vittoria dell’elemento slavo significherebbe altrettanto questa impossibilità per la sesta epoca di cultura. Perché solo nell’accettazione passiva di ciò che la quinta epoca di cultura porta con sé, può sussistere il senso della sesta.

 

Bisogna percepire ciò che, indipendentemente dalle ambizioni e dalle aspirazioni nazionali, deriva da queste intuizioni quando queste si concretizzano. Ma bisogna anche essere consapevoli di quanto sia difficile la comprensione per le persone quando la verità contraddice le loro passioni, quando proprio la verità contraddice le loro aspirazioni. Se oggi, con la ragione umana, si vuole convincere un europeo occidentale o un inglese, partendo ad esempio dall’Europa centrale, si fa qualcosa di cui si dovrebbe riconoscere l’inutilità, davvero si dovrebbe riconoscerla, nella misura in cui si tratta di contrasti nazionali. Su un terreno puramente scientifico-spirituale ci consideriamo esseri umani. Ma se si abbandona questo terreno e ci si confronta con i conflitti tra nazioni, si dovrebbe essere consapevoli delle difficoltà che ostacolano la comprensione reciproca. Ci sarà un solo modo per ottenere, ad esempio nell’Europa occidentale francese, la comprensione di ciò che si sta effettivamente facendo. È la via che un giorno scaturirà dalla consapevolezza di quanto sia innaturale, in realtà, il fatto che ora, nell’Europa occidentale francese, ci si lasci trascinare al guinzaglio dell’Europa orientale. Solo la consapevolezza di ciò che si è fatto porterà una certa comprensione della questione, ma non le parole che provengono dagli altri, da coloro che si trovano su un terreno nazionale diverso. Tali cose a volte si intuiscono, si percepiscono, ma poi le si dimentica. Perché gli aspetti piú caratteristici di ciò che accade vengono di solito dimenticati.

 

Corrispondenza Renan-Strauss

 

Se solo negli ultimi quarant’anni si fosse riusciti a ripubblicare piú volte quella significativa corrispondenza che un tempo ebbe luogo tra Ernest Renan, il francese, e David Friedrich Strauss, il tedesco del Württemberg! Sarebbe stato utile se le lettere piú significative che si sono scambiati fossero state riportate alla memoria della gente, diciamo, una volta ogni quattro settimane: si sarebbe allora intuito qualcosa di ciò che doveva accadere. Basta infatti richiamare l’attenzione su un punto contenuto in una lettera di Renan, in cui viene espresso il desiderio di collaborare con l’Europa centrale per la cultura dell’Europa occidentale: quello era un impulso che scaturiva dalle forze dell’eternità. Ma poi Renan aggiunge subito: «Questo però contraddice il mio patriottismo. Perché se ai francesi viene sottratta l’Alsazia-Lorena, come francese non posso che essere favorevole a proteggere la cultura occidentale dall’Oriente». Tutto ciò che accadrà in seguito è già contenuto nel germe di una simile affermazione; questo è il seme di ciò che accadrà in seguito. Ciò dimostra proprio che anche uno spirito colto e illuminato, in fondo, ammetteva apertamente: «Sí, capisco quale sia la via tracciata dalle eterne necessità, ma non intendo seguirla, perché voglio essere piú francese che uomo». Io dico che si è sentito, intuito come stanno le cose nel senso della necessità eterna; ma bisogna imparare gradualmente, attraverso la Scienza dello Spirito, a seguire le intuizioni, i sentimenti con il proprio giudizio. Bisogna imparare ad arrivare davvero con il giudizio là dove si trovano i fatti reali. E non si possono comprendere i fatti reali senza penetrare con lo sguardo il Mondo Spirituale. Non si può farlo se non si ricorre a ciò che, dal Mondo Spirituale, dà ai fatti i loro impulsi evolutivi

 

Vediamo come ciò che scaturisce dalla Scienza dello Spirito possa diventare per noi fonte di arricchimento, come possiamo far luce sulla vita nei suoi eventi piú significativi, quando uniamo al nostro animo ciò che deriva dalla vera conoscenza della Scienza dello Spirito, ad esempio riguardo alle epoche culturali post-atlantiche. In questo modo acquisiamo un metro di misura oggettivo, acquisiamo la possibilità di andare oltre le aspirazioni personali, anche sul terreno delicato dell’esperienza nazionale. E questa è la caratteristica distintiva dell’esperienza mitteleuropea, che questa esperienza centroeuropea offre all’uomo la possibilità reale di andare oltre ciò che è meramente nazionale. Si provi solo una volta a rendersi conto di come, nelle epoche culturali successive, proprio l’Europa centrale – in quella lotta dell’anima umana in Europa centrale – trascenda al tempo stesso il personale nel personale, là dove non si pone sul terreno delle passioni e degli impulsi istintivi immediati.

 

Certamente anche altri popoli hanno percepito cosa sia la bellezza: ma solo nell’Europa centrale si è riflettuto in modo cosí profondo sulla bellezza e sul suo ruolo nell’esperienza umana come ha fatto Schiller nelle sue Lettere estetiche. Certamente anche altri popoli hanno combattuto battaglie e continueranno a farlo: ma solo in Europa centrale ci si è impegnati in una lotta al punto da suscitare gli impulsi filosofici piú profon­di, per infondere di questi impulsi la lotta stessa, come ha fatto Fichte nei suoi Discorsi alla nazione tedesca. Anche altrove si sono combattute battaglie religiose: ma in nessun altro luogo al mondo esse sono state cosí intrecciate con tutti i rami dell’esperienza umana come nel caso dei conflitti religiosi nell’Europa centrale.

 

E prendiamo proprio il nostro movimento antroposofico, prendiamolo cosí come lo abbiamo sviluppato tra di noi, cosí come noi – almeno alcuni di noi – abbiamo lottato, combattuto e persino sofferto al suo interno negli ultimi anni. Per un certo periodo siamo stati legati al movimento teosofico di stampo inglese. Qual è stato l’impulso profondo che ha impedito che questo legame con quel movimento teosofico continuasse? Cerchiamo di chiarirci le idee, miei cari amici, qual è stato l’impulso profondo? Basta guardare il movimento. Cosa può aver portato a quell’assurdità di Krishnamurti e a simili follie? Ciò ha portato alla convinzione che la vita spirituale debba essere attaccata al resto della cultura come un elemento esterno. Sono due cose: c’è la visione del mondo esteriore della vita e la concezione filosofica della vita dell’In­ghilterra, e poi attaccata a queste, senza che le due abbiano molto a che fare l’una con l’altra, una convinzione spirituale. Non c’è nemmeno bisogno che le due si compenetrino. Qui sentiamo che possiamo giungere a una convinzione spirituale solo se essa ci nasce, per cosí dire, come la testa dal corpo, se scaturisce da tutto ciò che è stato portato avanti da Johannes Tauler, Meister Eckhart e Angelus Silesius nella mistica del Medioevo, da ciò che è passato attraverso la filosofia tedesca e la poesia tedesca in termini di preparazione spirituale, quando da ciò nasce necessariamente, come un nuovo arto organico, ciò che vogliamo e dobbiamo volere. Non possiamo semplicemente collegare la vita spirituale al resto; abbiamo bisogno di un organismo vitale, non di un meccanismo vitale. Si possono, senza cadere nell’arroganza, chiarire queste cose a se stessi, perché occorre chiarezza su come lo spirituale debba essere radicato nella vita e su come si possa cogliere e comprendere il resto della vita attraverso lo spirituale. Come sostenitori della visione scientifico-spirituale del mondo, dobbiamo poter diventare anime che vogliono ciò che deve essere, nel senso della caratteristica appena descritta, nella vita spirituale mitteleuropea. Certamente, anche in questo caso si tratta di una lotta; in realtà, si tratta proprio di ciò che si vorrebbe dire: il vero deve essere conquistato solo respingendo gli errori ai margini di entrambi i sentieri. Quanto è difficile a volte riconoscere che bisogna respingere gli errori ai margini della strada! Negli ultimi decenni si sono potute fare esperienze tragiche in questo senso.

 

 

Rudolf Steiner (2. continua)

 


Conferenza tenuta a Stoccarda il 13 febbraio 1915  –  O.O. N° 174b  –  Traduzione di Marco Allasia.