
«La facoltà di percepire il pensiero diviene possibilità di percezione del corpo sottile, o eterico, e di conseguenza del flusso sottile del respiro. Tale possibilità è sufficiente al discepolo ad operare sul respiro non grossolanamente mediante la sua meccanica materiale, bensí ab interiore: è la base di una nuova scienza metafisica del respiro, connessa alla realizzazione simbolicamente indicata come Pietra Filosofale: la cui tecnica può essere comunicata dai Maestri invisibili al discepolo, solo quando egli sia giudicato capace di un uso non egoistico di essa».
Massimo Scaligero
Tecniche della concentrazione interiore
CONCENTRAZIONE – Padroneggiare la tecnica della concentrazione secondo i canoni della Scienza dello Spirito consente lo svincolamento del pensiero dall’organo cerebrale e conseguentemente un sentire dotato di una cosciente capacità di percepire il corpo eterico (o sottile). La tecnica della concentrazione si pratica canonicamente per pochi minuti mediante l’evocazione mentale di un oggetto, meglio se di piccole dimensioni e prodotto dall’uomo (un anello, un chiodo, uno spillo, un manufatto di vari materiali o di legno, una matita, purché prodotto dall’uomo; l’oggetto dovrà variare con una certa frequenza dopo ogni esercizio) il cui significato sia assolutamente semplice. Si deve curare che l’intensità della concentrazione sia conseguita non mediante tensione mentale, bensí mediante piú interna e incorporea forza di pensiero in grado di trasformarsi in una forza immanente eterica che può localizzarsi in tre punti del corpo umano: testa, cuore e ventre (vedi Sintesi dell’ascesi scaligeriana – L’Archetipo). La facoltà di isolare mentalmente il pensiero durante la concentrazione, consente la percezione del corpo eterico, e di conseguenza del flusso sottile del respiro. Tale possibilità, trasmessa oralmente dal Maestro al discepolo prescelto, se attuata per virtú acquisite dal discepolo, è sufficiente ad operare sul respiro dal punto di vista metafisico-interiore. Quanto descritto rappresenta la sintesi di una nuova scienza metafisica del respiro, connessa alla cosiddetta Pietra Filosofale. La concentrazione sul respiro è in sostanza esercizio della percezione pura. Le discipline della concentrazione conducono alla percezione del corpo sottile, quando integrate dagli esercizi della percezione pura. Questi esercizi presuppongono la capacità di arrestare il flusso del pensiero e di attuare il silenzio mentale: presuppongono cioè il controllo del pensiero e del sentimento.
Scaligero sostiene che «questa tecnica può essere comunicata dai Maestri invisibili al discepolo, solo quando egli sia giudicato capace di un uso non egoistico di essa. Il discepolo può essere considerato meritevole di conoscere tale tecnica respiratoria, solo quando riesca a percepire l’elemento sottile del respiro, o la Luce del respiro: questo è il presupposto. Nel respiro deve percepire l’elemento interiore dell’aria: questo è l’equivalente del complemento concettuale, o dell’essenza, dell’oggetto nel conoscere sensibile».

L’ARCANGELO DELL’ARIA – Il discepolo meritevole percepisce nel respiro l’elemento interiore dell’aria, ovvero consegue l’esperienza rosicruciana detta “dell’Arcangelo dell’aria”. Egli stesso, in base a tale percezione sottile dell’aria, può stabilire il ritmo che deve imprimere al respiro. Contrariamente a quanto viene promesso dai trattati di yoga, il ricercatore dello Spirito moderno si rende conto che non può giungere allo Spirito muovendo dal respiro, bensí può giungere al respiro, solo se è già capace di muovere dallo Spirito.
TRASFORMAZIONE DEL RESPIRO – La trasformazione interiore è anzitutto un processo morale, il corpo sottile o eterico può destarsi in quanto si libera della serie di sovrastrutture cerebrali che normalmente lo vincolano alla corporeità fisica e ad una respirazione egoica che attinge morbosamente all’ossigeno. Viceversa per chi si muove seguendo il canone steineriano e scaligeriano, i processi di conoscenza e di moralità sono coincidenti, inoltre sempre canonicamente parlando un processo di vera conoscenza con solide basi morali non egoiche, modifica il respiro dal profondo invertendo la polarità fisico-eterico-animica: cioè liberando il respiro dal dominio luciferico-ahrimanico attraverso l’azione del corpo lunare (Il Corpo Lunare, questo sconosciuto – L’Archetipo).

Dice Scaligero: «Grazie all’ascesi, il respiro cessa di muovere dal fisico verso l’eterico-animico, bensí muove dal puro animico verso l’eterico-fisico necessitante di espellere acido carbonico e di rifornirsi di ossigeno: si rende indipendente da un processo vitale sostanzialmente dominato dalla brama».
L’opera di mutamento della natura umana mediante il respiro è ciò che dagli alchimisti viene designato come Pietra Filosofale. L’anidride carbonica, che normalmente uccide la vita, e che perciò normalmente viene espulsa nel respiro, è ciò mediante cui l’Iniziato edifica la vita corporea dello Spirito: la possibilità di trattenere l’anidride carbonica nel corpo senza uccidere il corpo, va di pari passo con la cessazione di quella attività distruttiva di cui necessita la coscienza egoica per sentire corporeamente se stessa; in altre parole operando il distacco da tutte le forme di brame ed egoismo, l’uomo muta il suo respiro invertendolo, trattenendo anidride carbonica (CO2) e rilasciando ossigeno (O).
Normalmente l’uomo, inspirando ossigeno ed espirando acido carbonico, attua nel proprio eterico-fisico un processo inverso a quello della pianta, che edifica il proprio corpo con il carbonio: la pianta trattiene in sé il carbonio, asservendolo al processo della vita ed emettendo l’ossigeno necessario alla vita dell’uomo. Se l’uomo ordinario non espellesse il carbonio, ucciderebbe in sé la vita: espirandolo, invece, in sostanza espelle un gas mortifero, espelle cioè quello stesso elemento mortifero che la pianta riesce a dominare per edificare la propria forma vivente e donare l’ossigeno all’uomo. Si può comprendere da ciò come la contemplazione della pianta agisca sul corpo sottile, o eterico, del contemplatore, ridestando nell’anima la memoria di un potere eterico perduto.
Quindi per inversione del respiro intendiamo la possibilità di trattenere anidride carbonica ed emettere ossigeno come i vegetali. Fondamentale è l’estinzione dell’ego. l’estinzione dell’ego significa estinzione mentale da ogni forma di processo di brama che ha come ultimo strato risolvibile la dipendenza dalla stesso respiro fisico ordinario. L’arresto del respiro fisico-polmonare costituisce l’attivazione di una forma sovrasensibile di respiro che ha come elemento dicotomico tra i due momenti di ispiro ed espiro non piú l’aria ma una sostanza eterica e come veicolo non piú l’apparato pneumatico ma il pensiero volitivo che impone il moto metafisico a tale sostanza eterica.

IL GIARDINO DELL’EDEN – L’uomo edenico era dotato di un simile potere di inversione. Le discipline interiori agiscono sul corpo sottile dell’asceta, alimentandolo dall’interno di pura vita eterica non necessitante di ossigeno: in tal modo si verifica nel suo corpo vitale, o eterico, lo stesso processo non animale, non egoistico che la pianta realizza in quanto edificata da forze sovrasensibili, trascendenti la sua forma fisica. L’asceta cessa di avere bisogno di ossigeno per i processi vitali del corpo, realizzando mediante volontà cosciente il processo al cui compimento nella pianta operano forze astrali non coinvolte nella sfera fisica. Il carbonio dovrà essere trattenuto nell’asceta in quanto verrà purificato nell’ascesi del pensiero da forze trascendenti che nell’anima svincolano l’umano dall’umano-animale. Se si tiene conto che il carbonio allo stato puro è diamante, si può comprendere l’espressione gnostica “corpo adamantino”, o “corpo di gloria”, indicante il corpo sottile allo stato originario. Le discipline della concentrazione conducono alla percezione del corpo sottile, quando si accompagnino agli esercizi della percezione pura. Aggiungiamo un presupposto non scontato riguardo agli esercizi di percezione pura ovvero la capacità di arrestare il flusso del pensiero collegato al respiro e di attuare il silenzio mentale; presuppongono cioè il controllo del pensiero e del sentimento.
Da Tecniche di concentrazione interiore – Ed. Mediterranee: «Lo sperimentatore deve muovere dal silenzio mentale. In stato di silenzio, egli si esercita a contemplare un particolare del regno vegetale – un ramo fiorito, un prato, una siepe in controluce, un albero in lontananza, viluppi vegetali sfumanti nella luce solare – o l’azzurro del cielo o del mare, o l’acqua fluente di un ruscello, o immobile di un lago. Egli deve allenarsi a percepire l’oggetto senza pensare: tuttavia avendo di esso la stessa lucida coscienza che ha dell’oggetto della concentrazione, al termine di questa. Deve guardare in modo che agisca solo il vedere, allato all’assoluto silenzio mentale. Non altro».
Kether
