
Accade a volte che sistemando antichi scatoloni contenenti libri e carteggi vari, si trovi, all’improvviso, una pregiata gemma che era rimasta dormiente per tanti anni. È il caso di un reperto che giaceva tra i libri e i quaderni di Amleto Scabellone, cugino di Massimo Scaligero. È accaduto a Bianca, la figlia di Amleto, che ha visto una vecchia agenda del 1956 e ha pensato che fosse scritta dal padre. Aprendola però ha subito riconosciuto l’inconfondibile scrittura di Massimo, e ha trovato il contenuto di quegli “Appunti”, cosí li ha definiti l’Autore scrivendolo sulla copertina, di sicura importanza per aggiungere un ulteriore prezioso tassello al già ricco corpus degli scritti di Massimo già pubblicati.

Affidandoli all’Archetipo, ha voluto farli conoscere ai lettori che già apprezzano quanto della produzione di Massimo Scaligero hanno letto. Naturalmente sappiamo che Massimo utilizzava agende regalategli da Amleto, considerandole molto utili come carta per scrivere, non per agende suddivise in giornate. Come nel caso delle due agende datate 1937, delle quali abbiamo poi scoperto, in un piccolo angolo, la vera data in cui erano state scritte: il 1944. Evidentemente anche in quel caso, le due agende, regalate da Amleto, erano state considerate da Massimo una buona carta per scrivere. Cominciamo quindi da questo mese la pubblicazione di questa agenda, nella quale sono stati utilizzati solo i fogli dei primi sei mesi, con una breve aggiunta nel mese di settembre.

Il vuoto – a un dato momento si scopre – è la realtà profonda del tutto. Dietro ogni esistenza, anzi, al luogo di ogni esistenza, al luogo di ogni valore umano, la realtà è il vuoto.
Allo stesso modo l’asceta R+C sente l’irrealtà di ogni importanza umana, sente solo la potenza nascente dell’Io, e sente che dinanzi a tale potenza nascente tutto si elimina, si rimpicciolisce, svanisce. Il vero Io non è quello a cui mi attacco, ma quello che mi appare “altro”. Nasce l’amore creativo (per il prossimo). Che l’altro mi tolga il mantello è illusorio; gli lascerò togliermi anche il vestito: è importante che io senta (che ciò che è vuoto) che la correlazione di profondità (è il vuoto) è l’Io.
Si va verso lo “zero”: perché tutte le cariche dei sentimenti e impulsi, connesse con ciò che appariva, man mano si placano, tendono a svanire. Il pensiero pensa ciò che vuole, ciò che è reale: i sentimenti e gli impulsi cominciano a formarsi secondo questo pensare.
Via verso il vuoto: qui avviene il rovesciamento di tutto (eppure nella vita occorre rimanere “comuni”, “ordinari”, uguali agli altri).
Il vuoto è la realtà, dal punto di vista dello Spirito.
Nel vuoto traspare ogni moto del cosmo interiore.
È altresí – nell’essere che si rimane – la calma profonda.
Non è assenza, non è evasione, ma apertura alla realtà
che è la realtà del mondo spirituale
(ciò che rende vere le cose).
Non è aridità ma principio dell’Amore infinito
principio della vittoria sull’ego.
È capovolgimento della contraddizione dell’esistere
perciò dell’ordine dei valori (convenzionali).
L’inessenziale sparisce: il Vuoto è la Beatitudine del Mondo spirituale.
In definitiva ci si vuota dell’ego, per accogliere l’Io vero, il Cristo.
Andare svuotando tutto: nei vuoti agiscono le Gerarchie.
L’Universo diviene trasparente. Le essenze sole son vere.
Quando agisce il pensiero puro, i “flussi” si arrestano: l’atteggiamento è: mansuetudine e silenzio. Si va verso lo zero assoluto. Inversione della polarità: allora la Maya scopre il suo vero volto.
La calma profonda, senza tensioni, nascente da sé, fondata sul vuoto, senza nulla dietro di sé, è dunque la verità. Non è qualcosa di escogitato e di conseguito artificiosamente: è la realtà di fondo dell’essere, è il modo di essere fondato su sé dell’essere, è lo sprofondare dell’essere nella sua natura spirituale: quindi non uno sforzarsi di essere e perciò un agire in quanto si è, senza agire.
La calma profonda è dunque l’essenza della vita: ciò che può essere mantenuto comunque, perché se ne ha diritto, perché è il non fondamento. In questa calma lo Spirito crea. In questa calma potrebbe anche esprimersi l’egoismo (ciò in quanto inavvertitamente si ricada nel fisico): e ciò avverrebbe per attenuamento di volontà o di coscienza: si può temere in relazione a ciò l’inverarsi di ciò che – secondo la linea del karma – può anche farci perdere il fondamento che è la calma. Ma l’importante è che questa calma sia avuta come un àmbito per lo Spirito, come un “luogo” per il Cristo, dunque come fondamento dell’essere spirituale.
Massimo altruismo nel mondo fisico – massima egoità (egoismo) nel Mondo spirituale. Infatti nella concentrazione l’ego è rafforzato, cosí nella meditazione – poi nella contemplazione esso non è piú ciò che è nel mondo fisico, ma ha il meglio della sua forza.
Perché questo potenziamento dell’io avvenga, occorre dimenticare se stesso sul piano della vita normale.
Non c’è problema di sonno, o di riposo, o di sensibilità ai rumori che non sia risolubile mediante volontà e meditazione: come è avvenuto già molte volte. Il prendere rimedi (sedativi ecc.) è un intossicarsi fisico e psichico. [Ciò a cui si può ricorrere è sempre qualche sostanza – prevista dalla medicina R+C – che elevi il tono generale del fisico]. Ormai è dimostrato che sonno-rumori-riposo è un tema di secondaria importanza: un problema che esige, come risoluzione niente altro che il non dargli importanza: la calma, la meditazione.
Massimo Scaligero (1. continua)