Chi ha avuto occasione di visitare piú volte Assisi, conserva il ricordo dell’alto numero di pellegrini che vi giungono da tutto il mondo ogni giorno dell’anno. L’impulso che a distanza di secoli emana dai luoghi in cui ha vissuto San Francesco ha radici profonde, che Rudolf Steiner ci ha disvelato soprattutto in due conferenze del 28 e 29 Maggio 1912, tenute a Norrköping, città della Svezia centro-orientale (oggi in Cristo e l’anima umana, ed. Antroposofica, O.O.N° 155).
Inizia con un preciso riferimento ad una delle massime rivelazioni spirituali: «Quella parte del grandioso insegnamento del Buddha che riguardava l’uguaglianza degli uomini era particolarmente adatta ad essere accettata dalla popolazione europea».

Patrimonio spirituale che non si è limitato ad una generica diffusione, ma si è concretizzato in un’apposita istituzione: «Sulle sponde del Mar Nero venne fondata, in tempi remoti, una specie di scuola occulta che perdurò ancora a lungo nel tempo cristiano. Essa era diretta da uomini che vedevano il loro piú alto ideale proprio in quel lato della dottrina del Buddha che abbiamo caratterizzato».
Come sempre avviene, anche in questo caso l’insegnamento si indirizzò secondo le caratteristiche degli allievi: «I discepoli di questa scuola si raggrupparono in due sezioni, a seconda del grado di maturità acquisito». E ancora una volta diversi furono i risultati raggiunti: «Un buon numero di questi scolari rimase al grado di chiaroveggente, pochi altri invece …svilupparono anche un elemento spirituale particolare che non si deve separare da una umiltà, da una forza di devozione altamente sviluppata».
Un tale progresso interiore non poteva che consentire l’accesso a qualcosa di unico, grandioso: «Questi ultimi arrivarono cosí, proprio in questa scuola, a ricevere in misura straordinaria l’impulso del Cristo …in modo da poter essere prescelti a divenire seguaci particolarmente eletti di Paolo»; il decisivo divulgatore cristiano! Si resta senza parole.
Ma la legge del seme che necessita della stagione giusta per fruttare si conferma puntualmente: «Però la diversità fra queste due specie di discepoli non si manifestò cosí fortemente subito, ma soltanto nella seguente incarnazione». Evidentemente dopo la necessaria maturazione nell’intervallo tra le due vite, fra semina e raccolto.
E la differenza tra i due gruppi non fu cosa da poco: «Quegli scolari che non avevano accolto in sé l’impulso cristiano, ma erano arrivati all’impulso del Buddha, divennero maestri di uguaglianza e fratellanza fra gli uomini. Quegli scolari invece che avevano accolto l’impulso del Cristo …non soltanto poterono insegnare (senza vedere in tale attività il loro compito principale) ma soprattutto agirono attraverso la propria forza morale».

Nel secondo gruppo troviamo il futuro Santo: «Uno degli scolari di tale scuola occulta sul Mar Nero nacque, nella successiva incarnazione, come Francesco d’Assisi». E Rudolf Steiner ritiene decisivo evidenziare subito le caratteristiche di questa nascita straordinaria: «Nessuna meraviglia, perciò, che in lui vivesse la saggezza che aveva accolto, la saggezza sulla fratellanza degli uomini, sull’uguaglianza degli uomini, sulla necessità di amare in ugual modo tutti gli uomini, poiché la sua anima era pervasa da questa dottrina, ed era stata rafforzata dall’impulso Cristo. …Si ritrova cosí l’origine della forza morale nella nobile personalità di Francesco D’Assisi».
A questo punto ci vien proposta una breve sintesi della nostra storia: «Quando giungiamo agli inizi dell’umanità terrestre, ci troviamo in un’epoca nella quale non soltanto le qualità spirituali degli uomini erano ancora piú simili a quelle divine, per il fatto di essersi sviluppate dalla vita stessa dello Spirito, ma esse scaturivano anche dalla moralità».
Quanto precede viene cosí attualizzato: «Poniamo il caso che di fronte a noi vi sia un delinquente, un uomo immorale nel piú grave senso della parola; noi non dobbiamo però credere, malgrado ciò, che in quest’uomo immorale non vi siano degli impulsi morali. Essi sono in lui e noi li troveremo penetrando nella profondità della sua anima».
Indubbiamente di fronte allo spettacolo di crimini particolarmente efferati, le parole del Dottore ci chiamano quanto meno alla difficile sospensione di ogni giudizio morale, cimento nel quale proprio l’esempio del Santo può rivelarsi prezioso: «La potente fede nella bontà di ogni natura umana …era ciò che distingueva in modo straordinario Francesco D’Assisi».
In altre occasioni abbiamo descritto come errore e peccato siano comparsi nella nostra evoluzione quale conseguenza di un fallace uso della libertà conseguita in seguito alla seduzione di Lucifero, che nell’Eden cosí tenta la coppia primordiale: «Diverrete Dei e conoscerete il Bene ed il Male». Cioè, acquisirete piena facoltà decisionale. Separato dalla saggezza divina, l’uomo consegue effettivamente la possibilità di quell’autonomia terrena che lo rende un essere unico, ma da allora deve prendere le sue decisioni con un Io ancora oggi immaturo; sempre insidiato dai due Ostacolatori attraverso un corpo astrale denso di brame. Illuminante in proposito la sintesi di Massimo Scaligero: “L’uomo non avrebbe perduto l’immortalità se avesse rinunciato alla Conoscenza” (Graal. Saggio sul mistero del sacro amore – Ed. Tilopa)
Per quanto il compito si presenti vieppiú arduo, una luce di speranza si fa strada grazie alle successive parole del Dottore: «Quando veramente si sviluppa al massimo questa fede nella bontà originaria della natura umana, non si può arrivare ad altro che ad amare la natura umana come tale». Alto sentire verso il cui conseguimento ogni vero discepolo si sente certamente impegnato, ma conservando lucida contezza dell’esistenza della parte oscura accumulatasi nel tempo.
Francesco Leonetti
