La posta dei lettori

Redazione

La posta dei lettori

busta postaMia moglie aveva iniziato ad interessarsi di Scienza dello Spirito. Facevamo insieme letture che sembravano interessarla molto, e anche meditazioni. Improvvisamente però ha detto di non riuscire piú a proseguire ed è tornata alle sue pratiche religiose in parrocchia, di cui si è occupata per molti anni. Come comportarmi in merito, e sarebbe giusto farlo?

Augusto R.

 

La nostra è una Via di libertà, e noi dobbiamo rispettare in massimo grado la libertà degli altri, anche se divergenti dalle nostre convinzioni e dai pensieri piú profondi e radicati in noi. Inoltre, questa Via non è per molti, in questo periodo storico, ma per pochi, anzi pochissimi. Molti sono tuttora ancorati all’anima di gruppo, hanno bisogno di camminare accanto ad altri e seguendo un pastore che li guida, li dirige, li rassicura di essere ben custoditi e di venir condotti dritti in Paradiso. La nostra invece è una Via di individualità, e pochi ancora sono pronti a percorrerla. Non possiamo quindi contrastare una persona che non si sente preparata a fare un tale passaggio. Se si vuole stabilire un buon rapporto con una compagna di vitaÔ, si deve darle comprensione e affetto, senza spingerla a seguire uno stretto sentiero in salita che, possiamo ben dirlo, è irto di difficoltà. Se lei si sente piú protetta nel percorrere una pianeggiante strada maestra ben organizzata, non è il caso di contrastarla in questa scelta, utile per la sua tranquillità interiore. Quello che avete fatto finora insieme le servirà per la prossima incarnazione, in cui avrà probabilmente maggiori forze e un diverso karma. Molti discepoli e seguaci della Scienza dello Spirito hanno accanto a sé consorti o conviventi che non si interessano alla loro disciplina spirituale, agli esercizi, alle letture antroposofiche. E non per questo non sono eccellenti partner di vita.


 

 busta postaIl mio compagno ha passato un periodo di forte depressione in seguito al suo licenziamento, tanto che aveva persino tentato il suicidio, senza riuscirvi. È in cura da uno psichiatra che gli ha prescritto psicofarmaci che lo calmano ma lo lasciano intontito. Dopo un anno però la situazione è molto peggiorata. Io continuo a lavorare ma lui non ha trovato ancora un lavoro, e non credo che riuscirà a farlo, dato che è piú il tempo che sta steso sul letto o sul divano che quello in cui cerca una soluzione ai suoi problemi. Inoltre è diventato aggressivo e in certi momenti anche violento e parla con un linguaggio volgare che mai avrebbe usato in passato. Se provo a calmarlo diventa ancora piú violento, e posso solo tacere e allontanarmi…

 Marisa S.

 

Sappiamo che attraverso l’assunzione di psicofarmaci, soprattutto se prolungata nel tempo, si apre la porta all’invasione da parte di entità che finiscono col dominare la personalità di chi diviene succube. Quindi, davanti non vi è sempre il proprio compagno di vita ma a volte chi in lui lo domina. Questo sta accadendo attualmente a molte persone, perché troppo facilmente i medici – la maggioranza dei quali considera la psiche alla stregua di un organo fisico – prescrivono medicamenti che alterano la coscienza: vere droghe solo in apparenza sedative, ma che in realtà alla lunga mostrano i loro effetti devastanti. Un tentativo iniziale che si può fare è contrastare gli attacchi di rabbia e violenza con il sorriso, la bontà, il ricordo di momenti felici passati insieme, l’abbraccio, il calore amorevole, e anche, nel silenzio, la nostra preghiera. Non quindi rispondere con pari violenza, altrimenti si scende al livello al quale l’“abitatore” vuole portare l’altro, e dove naturalmente ha la meglio. Contro la bestialità a cui si riduce chi è posseduto, occorre la santità. In questo modo la disciplina spirituale che seguiamo con convinzione e assiduità diviene realmente operativa. Solo nel caso si veda chiaramente che questo sistema non dà i suoi frutti, ci si può rivolgere a due diverse ma ugualmente coinvolte autorità: all’esorcista e ai carabinieri, a difesa della propria interiore ed esteriore incolumità.


busta postaMi occupo da tempo di una particolare ricerca riguardante i Paesi dell’Est. Ancora da piú tempo porto con me un particolare amore per la storia Armena. Non vorrei entrare nel merito delle riflessioni; credo, tuttavia, d’aver colto una sorta di respiro tra i movimenti dei Paesi dell’Est e quelli del Medio Oriente. Il fulcro di questo respiro, simile ad un centro spirituale, dovrebbe trovarsi nella zona del Mar Nero (ed il Mar Caspio). Se è vero che la Terra è un organismo vivente (W. Wachsmuth docet) allora dovrebbe avere anche dei suoi particolari centri vitali. Vi è qualcosa di simile nelle zona geografica da me citata?

Oleg Nalcoij

 

È evidentemente karmico un tale interessamento agli Armeni e alla zona geografica da essi abitata: una regione che può dare sollecitazioni misteriche a personalità particolarmente sensibili soprattutto dal punto di vista artistico. Nei tempi remoti descritti in maniera leggendaria dalla Bibbia, l’arca di Noè si fermò sul Monte Ararat: un simbolo per descrivere che, dopo l’inabissamento di Atlantide, il primo nucleo di civiltà che riprese il cammino interrotto si formò proprio in quella zona. Rudolf Steiner parla della regione caucasica riferendosi a Sciziano e ai Misteri iniziatici del primo periodo postatlantico. La zona tra il Mar Caspio e il Mar Nero fu a lungo nell’antichità considerata magica: era la Colchide dei Greci. Secondo la mitologia, Giasone la raggiunse con una spedizione di eroi, gli Argonauti, per catturarvi il famoso “vello d’oro”, che tra gli altri misteriosi poteri aveva quello di guarire le ferite. Tali suggestioni possono far percepire quel “respiro” che la Terra, vero organismo vivente, rende piú manifesto in alcuni suoi centri rispetto ad altri.


 

busta postaUn consiglio. Giorni fa durante l’esercizio di concentrazione, è successo un fatto insolito. Premetto che spesso durante la parte finale dell’esercizio accade di vedere forme luminose che si muovono e cambiano forma (ma una volta concluso l’esercizio e aperti gli occhi scompaiono e penso che siano figure mentali, non percezioni interiori dello spirituale), oppure il nulla, buio totale. Da quando ho deciso di riprendere l’esercizio, mentre lo eseguo accade che mi ritrovo ad accorgermi di stare quasi per addormentarmi per poi “riprendermi” e iniziare a ricominciare l’esercizio o riprenderlo da dove ero rimasta. Spesso è come se cancellassi minuti e non portassi ricordo. Due giorni fa durante l’esercizio, verso la fine, mi sentivo fortemente risucchiare verso un punto preciso dinanzi a me e ho visto per qualche istante un flusso che da me si dirigeva verso questo punto (avevo gli occhi chiusi). Poi è apparsa una figura di un celeste incredibile, come fosse energia. Aveva una forma che ricordava una stella con le punte allungate e intorno a sé interagiva con una rete composta da altre forme simili ma di misura minore. Era come se fosse il cuore pulsante di questa rete luminosa. Io la osservavo e questa forma era sempre piú vicina a me. Io sentivo, pensavo, ero presente, mi “autosentivo”. Il mio corpo era diventato molto pesante ed era molto rilassato. All’improvviso ho aperto gli occhi e questa visione continuava a sussistere lí davanti a me con la stessa forza. Era lí nella stanza, come fosse reale, tra me e il divano davanti a me. Dentro di me sentivo molta calma e pace, non ero stranamente spaventata. Poi il tutto si è spento all’improvviso. La cosa che maggiormente mi ha colpita è stata la forza e la luminosità della visione. Vorrei sapere se è possibile che tutto ciò sia effetto di un esercizio mal eseguito, per esempio con troppo sforzo, oppure il contrario. Grazie.

Arianna P.

 

È importante evitare forme di rilassamento durante la concentrazione. Infatti, al contrario della meditazione di tipo orientale, la concentrazione della Scienza dello Spirito è un atto di volontà che deve risvegliare la coscienza, non attenuarla. L’esperienza vissuta mostra la sua validità e deve rafforzare il desiderio di compiere con sempre maggiore impegno il percorso di formazione interiore. In effetti, che l’esercizio sia svolto ad occhi chiusi o aperti, l’immagine che può presentarsi permane anche nell’ambiente circostante. Il consiglio è di proseguire con costanza nella disciplina, stabilendo un tempo preciso di 15 o 20 minuti al massimo. Si potranno in seguito aggiungere altri minuti, senza però mai eccedere: quando sappiamo che il tempo non è tanto, mettiamo in moto un maggiore impegno.