La bottega di Fidia a Olimpia

Siti e miti

tholosSe andate in Grecia l’estate prossima, non privilegiate le località dove impazza la movida balneare fatta di ambra solare, fritto di pesce e danze folkloriche, che, a seconda del luogo dove soggiornate, diventano flamenco a Malaga, sirtaki al Pireo e tarantella a Sorrento. Un livellamento consumistico ha piallato ormai le identità specifiche dei luoghi e delle etnie, uniformando tutto in un amalgama hollywoodiano fatto di slogan, influencer e masterchef. Le anime profonde dei popoli sono scivolate in un meticciato globalista.

La Grecia è stata il fiore all’occhiello della perduta civiltà mediterranea. Se desiderate sentire per pochi giorni, magari per un breve attimo soltanto, il profumo di quel fiore sublime, scegliete l’Ellade in cui nacque l’Arca­dia, dove il Monte Taigeto, presso Sparta, in certe ore del giorno assolato, scioglie dai forteti delle sue balze gli aromi mielati di fioriture rimembranti il giardino di Alcina.

Il vento che ve li porta è lo stesso che a Olimpia, soffiando tra le rovine del tempio di Zeus, insinuandosi tra i rocchi riversi delle colonne, tra le erme e le lastre di marmo pario giacenti tra muschio e rovi, rianima le voci degli spettatori che nello stadio incitano i campioni della corsa lunga, la gara regina delle olimpiadi.

olimpiaQui, al calar della la notte, tutto tace, ogni lume si spegne nelle dimore degli umani. E inizia allora il fosforescente brillío delle lucciole, danzanti a migliaia, nell’oscurità. E dagli alberi le civette, care a Minerva, rammentano del passare del tempo, dell’incombere della tenebra e dell’oblio sulla caducità della gloria e della materia.

Ma appena il sole risorge, ecco la consolazione della promessa di perfezione e bellezza che i Greci hanno insegnato all’umanità.

Un sentiero che parte dalle rovine del tempio di Zeus conduce a un locale di cui restano il perimetro murale e schegge di marmo di vario colore disseminate tra erbe e sassi. Una targa sulla parete all’in­gresso dice che qui era la bottega di Fidia, che lavorò alla statua crisoelefantina del re degli Dei, eretta solenne e gigantesca nel sancta santorum del tempio.

Un flash illumina la vostra mente, il cuore risponde con una cadenza irruenta. Lo sguardo nel vano arioso della porta vede un uomo che, affaticato ma raggiante, in ma­no uno scalpello, avanza verso di voi. Indica, fuori nel sole, il maestoso tempio eretto a segno del mistero divino e la statua di oro e avorio che declama l’eternità.

 

Elideo Tolliani