Il vascello fantasma

Poesia

Il vascello fantasma

Il vascello fantasma

Certi giorni di nebbia puoi vederlo

tra il lusco e il brusco fendere le onde,

le vele tese, i canapi vibranti,

il veliero dal funebre vessillo

equipaggiato d’anime costrette

da un maleficio ad obbedire a lui,

il capitano, l’uomo senza fede,

condannato a percorrere gli oceani

e mai toccare approdo, mai riparo,

finché amore lo chiami dalla riva

e sciolga la condanna col perdono.

Ma lui sa che pietà non è da Dio

concessa, e la preghiera poco vale,

se dal suo Io profondo non provenga

l’empito che redime, il pentimento

d’aver offeso la bellezza e il dono

di un cuore pronto a darsi in sacrificio.

E cosí, navigando, l’uomo va,

e non chiede, non prega, non implora.

Sa che il nodo da sciogliere è profondo,

radicato nell’intimo segreto

del suo essere, e attende la parola,

il lampo di pietà che da se stesso

erompa e gli confermi: «Sei redento!».

Quando questo avverrà, da terra un segno,

il gesto di una mano avvertirà

che la pena è scontata. Allora un pianto

dissolverà lo strazio, e il bastimento,

approdando, riporterà l’antica

vita interrotta al giusto compimento.

Certi giorni di sole puoi vederlo,

tra raggio e raggio, conformarsi il sogno

di una nave che va portando anime

nel flusso dell’eterno divenire.

 

 

                                  Fulvio Di Lieto