Psicologia spirituale e osservazione del mondo

Esoterismo
Psicologia spirituale e osservazione del mondo

Psicologia teosofica I – Il corpo e l’anima

Raffaello «Platone»

Raffaello «Platone»

J.L. David «Socrate»

J.-L. David «Socrate»

Per poter comunicare agli uomini la saggezza del cielo, bisogna avere la conoscenza di se stessi. Platone venerava particolarmente il suo grande Maestro, Socrate, perché Socrate poteva arrivare a quanto c’è di piú elevato, la conoscenza di Dio grazie alla conoscenza di sé, perché stimava la conoscenza della propria anima piú di ogni altra conoscenza della natura esterna, piú di tutto quanto si riferisce a qualsiasi cosa di là dal nostro mondo. Socrate è diventato uno dei martiri del sapere e della verità, proprio perché ci si è sbagliati su di lui per quello che concerne questa sua conoscenza dell’anima. È stato accusato di rinnegare gli dèi, quando voleva soltanto cercarli altrove rispetto ad altri, entro la sua anima, e accusato di questa conoscenza dell’anima, che ha per scopo non soltanto di indagare quella umana propriamente detta, ma anche la gemma della conoscenza in essa nascosta, cioè quella del fondamento divino dell’esistenza.

Queste tre conferenze parleranno di questa conoscenza dell’anima. Il numero delle conferenze non è stato fissato arbitrariamente e neppure per caso, ma è stato attentamente pensato considerando l’iter di sviluppo dell’anima. L’essere umano è stato infatti diviso in tre parti – il corpo, l’anima e lo Spirito – all’epoca in cui il sapere dell’anima e la sua saggezza sono stati posti al centro di ogni riflessione ed aspirazione umana, all’epoca dell’antica saggezza indiana dei Vedanta, che ha preceduto il buddismo, e poi all’apice dell’epoca del buddismo, ed ancora dopo, quando la filosofia greca era al suo apogeo, e infine all’inizio di quella migliore, piú tardiva, dell’evoluzione cristiana. Se si vuole considerare l’anima nel giusto modo, bisogna metterla in relazione con le due altre costituenti dell’entità umana, con il corpo da una parte e con lo Spirito dall’altra. Questa prima conferenza introduttiva deve perciò trattare delle relazioni fra anima e corpo. La seconda conferenza tratterà dell’essere interiore propriamente detto dell’anima umana e la terza dell’elevazione della visione che essa può acquisire partendo dall’anima umana sul fondamento originario spirituale-divino dell’esistenza universale.

Per un singolare concorso di circostanze della Storia, questa triplice articolazione dell’entità umana è stata perduta per la ricerca occidentale, perché anche se oggi partite in cerca di una scienza dell’anima, troverete ovunque che molto semplicemente si oppone la scienza dell’anima, o psicologia, alla scienza della natura o alla fisiologia. Potete sentire ovunque che si parte allora dal­l’opinione che bisogna considerare l’uomo secondo due punti di vista: uno che dà dei chiarimenti sulla corporeità e l’altro dei chiarimenti sull’anima. Questo vuol dire, generalmente, che l’uomo è costituito di corpo e anima. Questo principio, sul quale si basa in fondo tutta la nostra psicologia che vi è nota, e al quale bisogna addebitare molti errori in merito, questo principio ha una storia curiosa. Fin dai primi tempi del cristianesimo, quando si rifletteva sull’essere umano e si cercava di spiegare la sua entità, nessuno ha mai distinto qualcosa d’altro che le sue tre parti costituenti: il corpo, l’anima e lo Spirito. Andate a cercare negli scritti dei Padri della Chiesa, degli gnostici, troverete ovunque questa divisione. Fin nel II e III secolo, incontrerete la tripartizione dell’uomo riconosciuta anche dalla scienza e dalla dogmatica cristiana. In seguito, in seno al cristianesimo, questa teoria è stata ritenuta pericolosa. Il fatto che l’uomo possa elevarsi al di sopra dell’anima e fino allo Spirito, si è stimato che l’avrebbe fatto diventare troppo arrogante, e che si sarebbe ritenuto in grado di apportare delle spiegazioni sul fondamento delle cose riservate solo alla rivelazione. Cosí, durante diversi Concili è stato dibattuto e deciso che in avvenire bisognava insegnare, come dogma, che l’uomo è costituito solo di corpo e anima. Teologi in vista come Giovanni Scoto Eriugena e Tommaso d’Aquino, sotto un certo aspetto, si sono fermamente tenuti alla tripartizione. Ma la coscienza della tripartizione si perse sempre di piú per la scienza cristiana, alla quale, nel Medioevo, incombeva prima di tutto la cura della scienza dell’anima. E al momento dello sviluppo della scienza, nel XV e XVI secolo, non si aveva piú alcuna coscienza dell’antica tripartizione. Perfino Descartes faceva la distinzione solo fra anima, che chiama Spirito, e il corpo. E lí sono restati. Coloro che oggi parlano di psicologia, o scienza dell’anima, non sanno che parlano sotto l’influenza di un dogma cristiano. Gli Enigmi dell'UniversoSi crede, e si può leggerlo nei manuali, che l’uomo sia costituito di corpo e di anima. Ma con ciò si è soltanto divulgato un pregiudizio secolare sul quale ci si basa ancor oggi. Questo ci apparirà precisamente nel corso di queste conferenze.

Prima di tutto dobbiamo ora mostrare quale relazione dev’essere considerata fra il corpo e l’anima da parte di un osservatore senza pregiudizi; perché sembra essere anche un risultato della scienza moderna della natura che non si debba assolutamente piú parlare dell’anima come è stato fatto per millenni. La ricerca sulla natura, che ha impresso il suo marchio sul XIX secolo e la sua evoluzione spirituale, ha sempre e continuamente dichiarato che una scienza dell’anima, nel vecchio senso del termine – come per esempio quella di Goethe e, in parte, quella di Aristotele – non è conciliabile con le proprie concezioni, e per questa ragione non sostenibile. Potete prendere dei manuali di psicologia, oppure gli Enigmi dell’Universo di Haeckel: troverete ovunque che i pregiudizi dogmatici sussistono, e che si ha l’opinione che i vecchi modi di vedere con i quali si cercava di avvicinarsi all’anima sono superati. Agli scienziati e agli ammiratori di Ernst Haeckel dico che nessuno può venerarlo piú di me, in quanto eminente, monumentale, scientifica personalità. Ma i grandi uomini hanno anche dei grandi difetti, e perciò è bene sottomettere ad un esame del tutto obiettivo un pregiudizio del nostro tempo.

Cosa ci viene mostrato da quella parte? Ci è detto questo: guardate bene, ciò che avete chiamato anima ci è sfuggito dalle mani. Noi scienziati vi abbiamo mostrato che tutte le impressioni sensoriali, tutto ciò che si sviluppa come vita di rappresentazione, ogni pensare, sentire, volere, tutto questo è legato ad organi ben precisi del nostro cervello e del nostro sistema nervoso. La scienza della natura del XIX secolo ha mostrato – si dice – che certe parti della corteccia cerebrale, quando non sono totalmente intatte, rendono impossibile l’espressione di alcune manifestazioni spirituali. Se ne trae la conclusione che tali espressioni spirituali siano localizzate in varie parti del nostro cervello, e che dipendono, per cosí dire, da quelle zone del nostro cervello. Si è chiaramente espresso tutto questo dicendo: il centro del linguaggio è in un certo punto del cervello, tale attività psichica in un’altra, cosicché si può sopprimere un pezzetto dell’anima dopo l’altro. Si è mostrato che la perdita di certe facoltà psichiche va di pari passo con la malattia insorta in punti molto precisi del cervello.cervello Quello che è stato rappresentato come anima da millenni, nessun naturalista può trovarlo, si tratta solo di un concetto, e il naturalista non sa cosa farsene. Troviamo il corpo e le sue funzioni, ma da nessuna parte un’anima.

Il noto moralista del darwinismo, Bartolomeo Carneri, che ha scritto un’etica del darwinismo, ha espresso chiaramente la sua convinzione come forse non è mai stato espresso piú chiaramente nei circoli dei naturalisti. Dice: prendiamo un orologio. Le lancette avanzano, il movimento d’orologeria funziona. Tutto questo si produce grazie al meccanismo che è davanti a noi. Come abbiamo un’espressione del meccanismo dell’orologio in quello che l’orologio compie, allo stesso modo in quello che l’uomo sente, pensa e vuole abbiamo davanti a noi un’espressione di tutto il meccanismo dei nervi. Che al di fuori dell’organismo ci sia un’anima che produce il pensare, il sentire e il volere, è altrettanto poco ammissibile che ammettere che nell’orologio ci sia un piccolo essere animico che metta gli ingranaggi in movimento e faccia avanzare le lancette.

Questo è il credo di un naturalista riguardo al punto di vista spirituale, ecco come i naturalisti hanno gettato le basi di un nuovo credo, di una simile pura religione naturalistica. Il naturalista crede di essere costretto a tale credo dai risultati della scienza, e crede di essere autorizzato a ritenere uno spirito infantile ogni persona che non arrivi a questi risultati sotto l’influenza della scienza.meccatronico Bartolomeo Carneri l’ha detto chiaramente. Durante tutto il tempo che gli uomini sono stati come bambini hanno parlato come Aristotele; ma visto che adesso sono diventati uomini e capiscono la scienza, devono prendere le distanze dai punti di vista infantili. La concezione dei naturalisti, che fa veder loro negli uomini solo un meccanismo, è adeguata al paragone con l’orologio. Questo punto di vista è espresso radicalmente. È considerato come unico punto di vista degno del tempo presente. Ed è presentato in modo tale che le scoperte scientifiche della nostra epoca ci obbligano ad arrivare a questo credo.

Ci dobbiamo tuttavia porre una domanda: prima di tutto, sono veramente la scienza della natura e l’analisi precisa del nostro sistema nervoso, dei nostri organi e delle loro funzioni, che ci hanno costretti a questa visione delle cose? No, perché nel XVIII secolo, tutto quello che è considerato oggi come determinante a livello scientifico, era ancora solo in germe. Non c’era ancora nulla della psicologia moderna, niente delle scoperte del grande Johannes Müller e della sua scuola, niente delle scoperte che hanno fatto i naturalisti nel XIX secolo. A quell’epoca, nel XVIII secolo, questi concetti sono stati espressi nel modo piú radicale dagli esponenti francesi dell’Illuminismo, che non potevano basarsi sulla scienza della natura. È stato allora che sono risuonate per la prima volta le parole: l’uomo è una macchina.

Sistema della naturaÈ a quell’epoca che data un libro di Holbach intitolato Sistema della natura, di cui Goethe dice di aver provato una repulsione davanti alla superficialità e l’inconsistenza dell’opera. Questo per provare che una tale visione del mondo preesisteva alla scienza moderna della natura. Si può dire che, al contrario, il materialismo del XVIII secolo planava al di sopra degli spiriti del XIX secolo, e che il credo materialista dava il tono al modo di pensare che è stato in seguito introdotto nella scienza della natura. Questo è detto in rapporto alla verità storica. Perché, se non fosse cosí, si potrebbe definire infantile proprio la concezione che ha la scienza moderna, cioè che non si può parlare di anima in senso antico, perché si può sopprimere l’anima nello stesso modo in cui è stato mostrato che si può sopprimere il cervello.

Perché, cosa è stato ottenuto di particolare con questa visione delle cose? Nessun ricercatore che tenti di conoscere l’anima – come Aristotele, come gli antichi Greci, oppure, diciamo a scapito di ogni contestazione che verrebbe da ogni parte, come nel Medioevo cristiano – sarebbe scioccato dalle verità dell’attuale scienza della natura. Ogni ragionevole psicologo sarà d’accordo con quello che dice la scienza della natura sul sistema nervoso e il cervello, considerati come mediatori delle funzioni della nostra anima.

Don Chisciotte contro i mulini a ventoNon è nemmeno stupito che non si riesca piú a parlare quando una parte del cervello è colpita dalla malattia. Il ricercatore antico non si stupisce nemmeno per il fatto che non possa piú pensare dopo essere stato tramortito. La scienza moderna della natura non fa nient’altro che trovare in dettaglio quello che gli uomini hanno già generalmente percepito. Ed è esattamente lo stesso che, cosí come l’uomo sa di non poter parlare né formare delle rappresentazioni senza certe parti del cervello, dovrebbe essere ugualmente giusta una prova che egli non ha piú anima una volta stordito. Anche i seguaci dei Vedanta, perfino Platone e altri, hanno chiaro il fatto che l’attività dell’anima termina quando un grosso sasso li colpisce sulla testa e la fracassa. Neppure la psicologia antica ha insegnato altrimenti. Possiamo aver le idee chiare in proposito.

Possiamo accettare tutta la scienza della natura e concepire tuttavia diversamente la psicologia. Nei secoli precedenti, era chiaro che la via presa dalla scienza della natura non conduce alla conoscenza dell’anima, e dunque non può perciò nemmeno essere presa per confutarla. Se coloro che si sforzano di respingere l’antica scienza dell’anima dal punto di vista della scienza della natura fossero esperti nell’iter dei pensieri delle epoche precedenti, quando non c’erano ancora tanti pre­giudizi nella vita esteriore, quando non si aveva ancora l’abi­tudine di osservare la vita della propria anima ed anche, molto generalmente, quella dell’anima, se i credenti naturalisti si immergessero nel percorso dei pensieri degli antichissimi saggi, potrebbero vedere, precisamente attraverso quei percorsi di pensiero, che combattere la psicologia nel senso della scienza della natura è come una battaglia contro i mulini a vento di Don Chisciotte.

Dialogo fra il re Milinda e il saggio NagasenaTutto questo è già esposto in un testo che troverete nella letteratura buddista, e fa parte dei discorsi dello stesso Buddha, riportato solo nei pri­mi anni precedenti la nascita del Cristo. Colui che analizza il testo vede che sono delle visioni autentiche antichissime del buddismo, che si esprimono nel colloquio del re Milinda, conoscitore della saggezza e della dialettica greca, con il saggio Nagasena. Questo re si presentò davanti al saggio indiano e pose questa domanda: «Dimmi, sotto quale nome sei conosciuto?».

Il saggio Nagasena diede questa risposta: «Mi chiamano Nagasena. Ma è solo un nome. Dietro non c’è nessun soggetto, nessuna personalità».

«Ma come? – disse allora il re Milinda, che possedeva la dialettica greca e la potenza del pensare greco. – Ascoltate tutti, voi che vi siete avvicinati. Questo saggio afferma che dietro il nome di Nagasena non si trovi nulla. Che cos’è dunque che sta qui, davanti a me? Le tue mani, le tue gambe, sono Nagasena? Le tue impressioni, i tuoi sentimenti le tue rappresentazioni sono Nagasena? No, tutto questo non è Nagasena. Bene, allora l’insieme di tutto questo è Nagasena. Ma visto che egli adesso afferma che tutto questo non è Nagasena, ma che c’è soltanto un nome che mantiene l’unità dell’insieme, chi è allora dunque, e cos’è in realtà Nagasena? Quello che vive dietro il cervello, dietro gli organi, dietro la corporeità, dietro i sentimenti e le rappresentazioni è dunque un nulla? Colui che prodiga benefici agli altri è un nulla? Colui che aspira alla santità è un nulla? Dietro a tutto questo c’è solo un semplice nome?».

Allora Nagasena rispose con un altro paragone: «Grande Re, come sei venuto fin qui, a piedi o in un carro?».

Il re rispose: «In un carro».

«Bene, spiegami il carro. Il timone è il tuo carro? Le ruote sono il tuo carro? La carrozzeria è il tuo carro?».

«No!» rispose il re.

«Allora, cos’è dunque il tuo carro? È un nome che è in rapporto al legame d’insieme, che unisce le differenti parti».

Cosa voleva dire con la sua risposta il saggio Nagasena, cresciuto nell’insegnamento buddista?

«Oh re, tu che hai acquisito in Grecia, nella filosofia greca, una grande e possente facoltà, tu devi capire che come arrivi solo ad un nome quando consideri le parti d’insieme di un carro, altrettanto succede quando consideri l’insieme della costituzione dell’uomo».

Prendete questo antichissimo insegnamento, che si può ritrovare risalendo ai tempi piú antichi della visione buddista, e domandatevi cosa vi è detto. Nient’altro se non che il cammino che cerca di arrivare alla conoscenza dell’anima tramite l’osservazione degli organi esteriori – poco importa se considerati in modo grossolano o raffinato – tramite l’osservazione del gioco alterno delle rappresentazioni, che un grande anatomista come Metchnikoff ha stimato essere circa un miliardo, è un cammino sbagliato. Nel senso di quelle giuste parole del saggio Nagasena, non possiamo trovare l’anima in questo modo. È una strada sbagliata. Non si è mai tentato di avvicinarsi all’anima per questa strada, ai tempi in cui si sapeva per quale via si deve trovare e studiare l’anima. Accadde per necessità storica che le vie sottili, intime, per le quali gli antichi saggi del Medioevo cristiano cercavano l’anima, cedettero un po’ il passo quando la nostra scienza della natura cominciò a basarsi di piú sul mondo esteriore. Perché, cosa sono dunque questi metodi, questi modi di vedere e punti di vista che la scienza della natura ha particolarmente sviluppato? Nelle opere postume di uno dei naturalisti piú geniali del nostro tempo immediato, che ha fatto grandi scoperte nel campo dell’elettricità, potete trovare che la scienza moderna ha scritto sul suo stendardo: semplicità e utili. E in uno psicologo, che pure lavora secondo la scienza della natura, potete inoltre trovare l’evidenza, in aggiunta alle due esigenze della semplicità e dell’utilità. E si può dire che grazie a queste tre esigenze – la semplicità, l’utilità e l’evidenza – la scienza della natura ha assolutamente fatto dei miracoli.

Legami tra molecoleMa questo non è certo applicabile all’entità del­l’anima: né l’evidenza, per quanto concerne l’os­servazione delle membra esteriori, né l’utilità, per quanto concerne l’apparenza esteriore. Per questo la scienza è arrivata a cercare, calcolare e sottomettere a indagine i legami intimi delle particelle. Ma questo è proprio ciò che non può mai condurre al­l’anima, secondo le parole del saggio Nagasena.

Ora, siccome la scienza della natura ha preso una tale via, è del tutto comprensibile che essa si sia scostata da quelle dell’anima. Oggi non si ha piú nemmeno un’idea di quello che gli psicologi hanno cercato per secoli. È decisamente il campo della fantascienza quanto è espresso sotto questo aspetto e l’ammontare della non-conoscenza che viene alla luce qui, quando si parla, nei circoli oggi apparentemente autorevoli, della teoria dell’anima di Aristotele, o anche della teoria dell’anima dei primi ricercatori cristiani, o della teoria dell’anima del Medioevo.

E pertanto, se qualcuno vuole comprendere scientificamente l’essenza dell’anima, non esiste altro accesso che quello dello scrupoloso lavoro interiore, per fare proprie le rappresentazioni di Aristotele, quelle che hanno condotto i primi cristiani e gli eminenti Padri della Chiesa alla conoscenza dell’anima. Non esiste altro metodo. Il questo campo esso è altrettanto importante che quello della scienza della natura per la scienza esteriore. Abbiamo però perso in gran parte quei metodi della scienza dell’anima. Alcune vere osservazioni interiori non sono affatto riconosciute come scientifiche.

Il movimento scientifico-spirituale si è dato come compito di esplorare di nuovo le vie dell’anima. L’accesso all’anima può essere trovato nei modi piú diversi. In altre conferenze ho tentato di trasmettere la conoscenza dell’anima attraverso una via esclusivamente propria alla Scienza dello Spirito, con un metodo del tutto scientifico-spirituale. Ma qui si parlerà prima di tutto nel senso in cui il grande Aristotele ha fondato la scienza dell’anima al termine del grande periodo filosofico greco. Perché questa saggezza dell’anima era stata coltivata, nell’epoca precedente, in modo diverso da quello di Aristotele. Capiremo come la saggezza dell’anima sia stata coltivata dall’antica saggezza egizia e da quella ancora piú antica dei Veda. Ma lo faremo in seguito.

 

Rudolf Steiner (1. continua)


Dalle annotazioni di uditori presenti alla conferenza di Rudolf Steiner.

Berlino, 16 marzo 1904 ‒ O.O. N° 52. Traduzione di Angiola Lagarde.