In cammino con Christian Rosenkreuz alla ricerca della vita eterna

Economia

In cammino con Christian Rosenkreuz

OVVERO SUL MISTERO DEL DENARO

Sfruttamento dei lavoratoriPosso ora introdurre la proposta di Nicolò Bellia, che primariamente si esprime nella necessità di eliminare tutto ciò che oggi è tassazione. La tassazione deriva direttamente dall’impulso luciferico che vive in Pietro. È l’odio contro i cattivi, l’odio contro i ricchi. La tassazione ai fini redistributivi deriva da una politica sociale che ha le sue radici nelle rivendicazioni proletarie. C’è una ricchezza che si sviluppa dall’economia moderna capitalista che va solo a vantaggio di pochi. Coloro che si arricchiscono sono considerati sfruttatori dei poveri. Bisogna che costoro paghino una quota per ridistribuire la ricchezza a vantaggio dei poveri.

Nicolò Bellia si accorge che le tasse che vengono applicate all’economia, agli scambi economici, si scaricano tutte sui prezzi. Quindi alla fine colui che ha poco denaro e va a comprare, si ritrova ancora piú povero. Nel mio libro ho parafrasato le parole che Gesú dice a Pietro nell’orto degli ulivi. Ho detto: «Mettiamo via le nostre tasse, la spada che vuole colpire i cattivi». È veramente una forma di odio che vive in noi, l’odio che era in Pietro. Guardate che l’odio ha molte sfumature, l’invidia, l’accusa, la critica, il malumore. Le tasse progressive sui redditi colpiscono i produttori. Un’impresa che fa molti utili, perché lavora bene e ha molti clienti, viene colpita ancora di piú, fino al 70% di tassazione sugli utili. Piú tu guadagni, piú ti tasso. Ma nell’economia reale, guadagnare, ottenere denaro, vuol dire aver servito gli altri, non vuol dire sfruttare. Invece l’economia finanziaria speculativa, dove risiede il reale sfruttamento, non viene tassata. Non la vogliamo tassare. Siamo tutti dei Giuda. Siamo convinti che il denaro vale perché lo teniamo lí. Ma il denaro vale solo quando lo scambiamo, quando lo spendiamo. Se lo tratteniamo, non solo non vale nulla, ma è addirittura dannoso. È come se accumulassimo nel corpo da qualche parte delle riserve di sangue. Il corpo muore.

Moneta a scadenza

Moneta a scadenza

La tassazione sull’economia deriva dunque da questo impulso, dall’odio contro i nemici. Quindi si può dire: «Rimettiamo le tasse al loro posto, perché chi di tasse ferisce, di tasse perisce».

Bellia parla quindi di vera giustizia. Sapete cosa significa giustizia? Letteralmente, dal latino, significa “il giusto posto”. Non è sbagliata la tassa, ma deve essere messa al giusto posto. Allora la spostiamo dall’economia alla moneta, sul denaro. Il denaro deve consumarsi, deperire come le merci.

Nicolò Bellia porta questa soluzione – la “soluzione” è uno dei processi alchemici rosicruciani – quella consistente nell’eliminare tutta la tassazione attuale, tutte le tasse dirette e indirette, e propone di istituire un’unica tassa monetaria dell’8% annuo, un’aliquota molto bassa, da applicare direttamente sulla massa monetaria. Non si tassano le transazioni. Noi oggi tassiamo le transazioni. Ci sono le tasse sugli acquisti, sui consumi (IVA), e quelle sui redditi, che noi ricaviamo dalle nostre prestazioni. Quindi tassiamo i movimenti. Ma il denaro è un essere fatto di movimento, vale solo se viene speso. È un essere altruista, che vale solo quando non è piú di mia proprietà, quando passa ad altra mano. È il mezzo ideale, il mezzo altamente spirituale al servizio dell’economia fraterna. E noi ne ostacoliamo il movimento con l’attuale tassazione, ostacoliamo lo scambio.

Dobbiamo quindi eliminare questa tassazione e spostarla là dove il denaro in un certo senso si arresta nel movimento, nel momento in cui è stato incassato e tende ad arrestarsi.

Ci è richiesto il superamento del trattenere, del gesto di Giuda, e dell’indignazione, del gesto di Pietro, la nostra convinzione che la schiavitú derivi dai cattivi. Perché essa in realtà deriva da noi stessi, deriva dal nostro odio contro i ricchi, che alla fine ci si ritorce contro.

Giacomo e GiovanniVoglio ora considerare un passo del Vangelo di Marco (cap. 10 versetti 35-45) che narra di un fatto avvenuto di nuovo nell’imminenza della Pasqua: «E si avvicinarono a lui Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: “Maestro, vogliamo che tu ci faccia ciò che ti chiediamo”. Egli allora disse loro: “Cosa volete che io vi faccia?”. Essi allora gli dissero: “Concedici di sedere uno alla tua destra e uno alla sinistra nella tua gloria”».

Cosa significa per loro questa gloria? Essi immaginavano che Gesú sarebbe salito sul trono d’Israele, e si vedevano uno ministro dell’Interno e uno ministro dell’Economia.

«Allora Gesú disse loro: “Non sapete cosa chiedete. Potete voi bere il calice che io bevo o essere battezzati nel battessimo con cui io sono battezzato?”. Essi allora gli dissero: “Lo possiamo”. E Gesú disse loro: “Il calice che io bevo lo berrete, e nel battesimo con cui io sono battezzato sarete voi pure battezzati; ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo, ma è per coloro per i quali è stato preparato”. Udito ciò, i dieci si indignarono contro Giacomo e Giovanni».

È comprensibile che si indignassero, perché volevano sedere loro su quei seggi.

«E Gesú, chiamandoli a sé, disse loro: “Sapete che quelli che sono considerati capi delle nazioni spadroneggiano su di esse, e i loro grandi esercitano il potere su di esse. Fra voi non è cosí, ma chiunque voglia diventare grande fra voi sarà vostro servo, e chiunque voglia essere primo fra voi sarà schiavo di tutti. Infatti, anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua anima in riscatto per molti”».

Queste parole, nella nostra cultura impregnata di frasi fatte, sono state ammantate di umiltà e vengono interpretate nel senso che uno deve servire il prossimo e non ricevere nulla, farlo gratuitamente. Invece qui Gesú sta dicendo qualcosa che è molto diverso. Nell’economia, il servo è il produttore, l’imprenditore, colui che serve i bisogni altrui. Nella sfera economica il primo, il piú ricco, è colui che è servo di tutti, che serve il prossimo piú di tutti gli altri.

Rudolf Steiner parafrasa questa frase ne I punti essenziali della questione sociale, senza citarla. La parafrasa in forma laica, ma del resto tutto il Vangelo è laico, si rivolge ad ogni uomo, alla sua comprensione pensante. Egli scrive: «La posizione di un individuo nella sfera economica dipende dal valore delle sue prestazioni». Colui che avrà fornito piú prestazioni di valore sarà il piú ricco. Il piú ricco, nella sfera economica, avrà un posto primario, gli sarà riconosciuta l’autorità di essere amministratore nella sfera economica. Sarà riconosciuto che la sua ricchezza dipende dall’aver servito il prossimo, dall’elevato altruismo che oggettivamente ha sviluppato.

Vediamo qui compiutamente realizzato il rovesciamento annunciato dal Cristo agli apostoli dopo che Lazzaro se n’era andato addolorato alle sue parole. Riascoltiamo il dialogo: «Gesú, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”. I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesú riprese: “Figlioli, com’è difficile entrare nel regno di Dio! È piú facile che un cammello passi per la cruna, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora piú sbigottiti, dicevano tra loro: “E chi mai si può salvare?”. Ma Gesú, guardandoli, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio”». In un’economia che avrà come mezzo un denaro cristianizzato, potremo comprendere cosa significhi essere presso Dio. Allora il ricco entrerà nel regno dei cieli perché la sua ricchezza sarà pura espressione del servizio altruistico ai fratelli.

Vedete che, di nuovo, le parole che il Cristo può pronunciare non derivano altro che da una domanda. C’è una domanda. Lazzaro aveva posto la domanda per ottenere la vita eterna. Egli non comprese la risposta del Cristo, e noi con lui, perché ci rappresentiamo la vita eterna in un’altra maniera. La immaginiamo in sfere spirituali extraterrene, mentre invece il Cristo ci indica di cercarla sulla Terra, in ciò che riteniamo l’elemento piú antitetico allo spirito, il denaro. C’è la domanda dei dodici: «E chi mai si può salvare?». Poi c’è la domanda di Giuda: «Non si poteva vendere quell’unguento prezioso per oltre trecento denari e dare il ricavato ai poveri?». E Gesú risponde: “Lasciala (Maria), perché lo doveva conservare per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, me invece non mi avrete sempre». Qui viene accennato al mistero dell’unzione per la sepoltura, che lasciamo per altre considerazioni future. Ma Gesú prosegue dicendo ai discepoli che i poveri li avranno sempre con loro, che avranno modo di capire come li possono aiutare veramente. E poi c’è la domanda dei due che chiedono i primi posti.

Le risposte del Cristo invitano i suoi discepoli ad andare oltre la loro normale comprensione. Steiner ci dice che nel nostro tempo, con l’avvento del Cristo nell’Eterico, ci è data la possibilità di comprendere l’Evento del Golgota. Possiamo leggere i Vangeli con gli occhi del tempo presente e capire che il Cristo è presente nell’eterico, dove il pensare diviene vivente, e ci porta comprensione per gli enigmi che ci ha dato allora con le sue parole e con la sua azione.

LattanteQuindi, ancora è necessario domandare.

In economia, la domanda proviene primariamente dal soggetto economico principale, che è il bambino, è il lattante. Abbiamo visto che nella sfera economica il valore della merce lo dà il consumatore. Nella vita sociale ci sono dei puri consumatori. I puri consumatori sono soprattutto i bambini. Non si può chiedere a loro di lavorare, vero? Non puoi chiedere al lattante di fare qualcosa prima di dargli il latte.

Quindi il puro consumatore, il Bambino, viene sulla Terra. Aggiungiamo ora di fronte al nostro sguardo, assieme all’Ultima Cena di Leonardo e al Rappresentante dell’Umanità di Rudolf Steiner, la Madonna Sistina di Raffaello. Il Bambino ci porta incontro la domanda del mondo spirituale. Guardando questo quadro di Raffaello, ci si presenta, insieme al suo contenuto, anche un enigma da sciogliere, una domanda che Rudolf Steiner ci ha lasciato come compito, quello di scoprire “chi è Lazzaro Giovanni in voi”, cioè in noi. Significa che egli opera in noi e che dobbiamo solo riconoscerlo. Nel suo ultimo discorso, il 28 settembre del 1924, ci ha portato incontro l’enigma dell’unione di Lazzaro-Giovanni Evangelista-Christian Rosenkreuz con Elia-Giovanni Battista-Raffaello-Novalis. Egli associa Lazzaro a Raffaello. I presenti pensavano che si fosse sbagliato, ma egli indicò l’enigma della loro unione spirituale. Tale unione si può già intuire laddove si osservi che l’immaginazione rappresentata da Raffaello nella Madonna Sistina era già stata descritta come visione da Lazzaro-Giovanni nell’Apocalisse, al capitolo 12.

Raffaello «Madonna Sistina»

Raffaello «Madonna Sistina»

Di fronte a questa immaginazione, che è stata da alcuni indicata come immaginazione dell’Europa, con le 12 stelle sopra il capo di Maria, il sole al centro e la luna sotto i piedi, sorge la domanda. La domanda è quella che viene dal bambino. Rudolf Steiner ci presenta questa immaginazione nella sua conferenza del 6 ottobre 1923 (O.O. N° 229), pubblicata nel ciclo sul Corso dell’anno in quattro immaginazioni cosmiche, immaginazione che è l’ultima giuntaci da un’antica chiaroveggenza istintiva dell’operare spirituale della natura nel corso del­l’anno. Egli ci indica le nuvole, che in realtà sono teste di bambini, e il Bambino che da queste nubi umane si condensa come Sole in braccio a Maria.

I bambini vengono sulla terra nel tempo di Natale e ci pongono una domanda. Hanno fame, e non solo di pane. La loro prima parola è «Uè!». La loro domanda è: «Uè, uè!». È una lingua universale, perché tutti i bambini del mondo dicono uè! Poi, quando iniziano a parlare c’è la confusione delle lingue, le lingue dei diversi popoli. Ma la prima lingua è universale. Dice una leggenda, che Steiner cita, che quando nacque il bambino di cui si narra nel Vangelo di Luca, egli parlava una lingua che solo la madre comprendeva. Diceva: «Uè!».

Questa è la domanda. Il bambino vuole venire su questa Terra e in un certo senso pone una “U” come espressione di paura e una “E” come espressione di distanza. Ci dice: «Io ho bisogno di te, dipendo da te, ma guarda che io non sono tuo. Questo è un terreno sacro. Togliti i calzari dai piedi. Non sono parte di te, sono un essere individuale». Dietro questo «Uè» è celato l’IAO, che non è pronunciato, che è l’essere animico spirituale nascosto in ogni essere umano.

Nella UE vi è anche l’Unione Europea, l’immaginazione dell’Europa e del suo compito.

Il bambino esprime la sua domanda fondamentale e dice qualcosa a noi adulti. Vedete Pietro nel dipinto, lo vedete nel suo rappresentante papa Sisto. È lí che contempla e attende la Parola. Il bambino ci dice: «Ma pensi di essere tu a mantenermi? Non è vero, sono Io che ti mantengo! Il motivo del tuo lavoro sono Io! Senza di me non puoi far nulla! Ti ridurresti ad un uomo privo di motivi. È solo in me che hai il motivo. Io vorrei essere un tuo pari, ma non posso esserlo, perché quando tu mi dai il cibo, io non ho nulla da scambiare, non ho nulla da darti».

Ora si fa avanti Rudolf Steiner e pronuncia parole molto importanti: «Poniamo che in un dato momento un territorio economico abbia 35 milioni di abitanti, e che questi abitanti debbano essere portati ad una condizione per quanto possibile economicamente equa. Che cosa si dovrebbe fare affinché fra quei 35 milioni di abitanti si stabilissero condizioni atte a determinare prezzi equi? Quando ci si accingesse a portare la vita economica a uno Stato sano, bisognerebbe dare a ogni singolo individuo una quota della superficie del suolo (calcolata sulla media della fertilità e della possibilità di coltivazione) che corrisponda alla totalità del suolo produttivo divisa per 35 milioni. Se ogni bambino, venendo al mondo, ricevesse semplicemente quel dato appezzamento di terra da coltivare, allora si formerebbero i prezzi che sono possibili in quel territorio e ogni cosa avrebbe il suo vero e naturale valore di scambio» (R. Steiner, I capisaldi dell’economia, Ed. Antroposofica, Milano 1982).

Questo è il fondamento di quello che viene chiamato “reddito base”. Il reddito base non è altro che il valore monetario dell’alimento del pezzo di terra che risulta dalla divisione sopra indicata tra tutti gli uomini. Ma non è necessario che procediamo alla divisione fisica delle terre tra gli uomini. Sarebbe assurdo. Ci sono già i contadini che sono abili a coltivarle. Si tratterebbe solo di introdurre questa cosa, di istituire secondo giustizia il reddito base uguale per tutti. Il bambino potrebbe mantenere il genitore. Giusto? I bambini sono i puri consumatori, coloro che comprano. Sono i consumatori che sostengono i produttori. Perché dovremmo produrre cose che uno non può comprare perché non può esprimere la domanda, non avendo denaro?

Madonna SistinaPietro è colui che continua a parlare con la spada delle parole, ma non ascolta la domanda, continua a dare risposte non richieste. Tuttavia è lí e cerca di capire. Voi vedete perché la Madre riesce a comprendere, perché ascolta? Perché il manto della Madre è un orecchio che insieme al bambino che porta in braccio forma un cuore.

Pietro è il rappresentante, potremmo dire, del primo periodo del cristianesimo di cui Papa Francesco è il continuatore. È una Chiesa che continua a parlare, ad imporre dogmi, ma che non sa ascoltare. Pietro infatti ha tagliato l’orecchio al servo del sommo sacerdote. Allora Gesú gli dice: «Metti via la tua spada, poiché chi di spada ferisce, perirà di spada». Gli vuole dire: «Stai tagliando a te stesso l’orecchio». Infatti è proprio Pietro il “servo del Sommo Sacerdote”. Il Sommo Sacerdote è Cristo. Paolo lo scrive: «Poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesú il Figlio di Dio». Quindi Pietro, servo del Sommo Sacerdote, del Cristo, taglia l’orecchio a se stesso. Papa Francesco, come i suoi predecessori, ad ogni Natale ci parla invitandoci ad accogliere i bambini. Ma agli operai dell’Ilva di Taranto ha detto: «Non va bene dare il reddito di cittadinanza. Bisogna dare lavoro».

Ma tu non stai ascoltando i bambini! I bambini non possono lavorare! Col tuo sentimento dici che bisogna accogliere i bambini, ma col tuo pensiero di adulto dici: «No, non li vogliamo i bambini. I bambini non devono avere un pezzo di terra, venendo in questo mondo. I bambini devono stare fuori dalla Terra, li vogliamo espellere dalla Terra, non c’è posto per loro!». Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.

La giustizia, il giusto posto per il bambino è poter venire sulla Terra. Ma non può prendervi parte se non è proprietario di un pezzo di terra.

Questo è il fondamento del reddito base. Allora, a questo punto, nel momento in cui tutti avranno qualcosa da scambiare, il lavoro cesserà di essere merce. Non si andrà piú al mercato a vendere il lavoro, cioè a vendere se stessi come schiavi. Perché, vedete, se il bambino non può essere pienamente su questa Terra, diventa schiavo della terra. Si è liberi quando si può abitare, nel proprio corpo e nel corpo della Terra, e si può veramente trasformarli, spiritualizzarli con lo Spirito Umano di cui il Cristo è sorgente.

È quindi necessario riattaccare l’orecchio a Pietro e lo può fare solo il Cristo per il tramite della Madre, unita in eterno a Lui e al Discepolo che Egli amava.

Anche questo ci appare nella statua lignea. Steiner ci ha indicato che guardando spiritualmente la scultura da lui realizzata, si sarebbe potuto scorgere, oltre il suo velo, Iside Sofia, la Madre.

Vediamo che, non appena il Rappresentante dell’Umanità, in quieta attività, si pone tra Lucifero e Arimane, Lucifero, alla sua sinistra, nella sfera dell’ideale, precipita capovolto verso terra. Egli precipita dentro un orecchio, cade insieme all’orecchio che cade, all’orecchio tagliato. La caduta di Lucifero, colui che ha causato con la sua tentazione la caduta dell’umanità, rappresenta la riascesa della stessa umanità. La caduta di ciò che è caduto è la riascesa. La morte di ciò che porta in sé la morte è la Risurrezione.

Gruppo ligneo

Rudolf Steiner «Rappresentante dell’umanità»

Le due ali-orecchie, con cui Lucifero ascolta i segreti della saggezza del macrocosmo e che in unione con la laringe hanno da sempre operato per trasmettere nel mondo la parola creatrice che tesse e vive nelle forme del vivente, si unificano e divengono un unico orecchio rovesciato, nel quale Egli scende ora verso la Terra, all’interno del quale Egli può ora ascoltare la voce che viene dal Microcosmo, dal Bambino, dal Figlio dell’Uomo. Macrocosmo e Microcosmo, laringe e orecchio, parlare e ascoltare, pensare e percepire, si congiungono finalmente in unità.

Qui ci appare il Rappresentante dell’Umanità. Ascoltiamo la sua descrizione da Rudolf Steiner, nella conferenza del 7 ottobre 1923 (O.O. N° 229): «Sorge tra l’elemento luciferico e l’elemento arimanico la figura del Cristo, la figura del Cristo che si libera dalla materia, che ha Arimane ai suoi piedi, che si sviluppa al di sopra dell’elemento arimanico, superandolo [superando il pericolo che l’uomo venga incatenato alla tecnica e alle macchine a causa del denaro che attualmente lo schiavizza, che lo costringe al lavoro per procacciarsi il pane per sé]. La testa di quella figura che trionfa su Arimane, la testa del Cristo, appare con fisionomia e con sguardo tali, con espressione del volto tale che lo sguardo, l’espressione del volto, sono il risultato di una vittoria sulle forze disgregatrici di Lucifero.

Raffaello Deposizione Galleria Borghese

Raffaello «Deposizione» 

La potenza luciferica attratta nell’elemento terrestre, questa è la figura del Cristo cosí come appare ogni anno in primavera, cosí come ce la dobbiamo rappresentare; che sta in piedi sull’elemento terrestre destinato a diventare arimanico, che trionfa sulla morte, che risorge dalla tomba, che si innalza come risorto nella Trasfigurazione, Trasfigurazione che ha luogo grazie al trasporsi dell’elemento luciferico nella bellezza terrestre del volto del Cristo».

È quel volto che ha contemplato Lazzaro-Giovanni, fino allo spegnersi della luce del suo sguardo, come ci appare nella “Deposizione Borghese” di Raffaello. Quel volto egli l’ha impresso profondamente nel suo cuore e lo porta con sé nell’attuale e nelle future epoche, compiendo oggi la sua opera per la trasformazione del denaro, affinché la luce del Risorto in futuro risplenda sempre piú nella bellezza dei volti dei figli dell’uomo che, poggianti in se stessi e liberati dal pericolo di essere incatenati alla materia e di scivolare nel meccanicismo sub-umano, sentiranno il Cristo Sole abitare nei loro cuori come sorgente della loro piena Umanità, il cui frutto sarà la Fraternità.

 

Stefano Freddo (2. Fine)