La posta dei lettori

Redazione

La posta dei lettori

letterinaDa diverse parti, c’è qualcuno che è rimasto molto colpito dalla conferenza di Steiner sugli uomini senza Io. Ritengo profondamente avventato, per usare un eufemismo, che se ne sia parlato. E mi sembra opportuno riflettere sul profondo impulso antiumano che sta alla base delle pulsioni di chi ha ritenuto di diffondere un contenuto del genere. Purtroppo anche in ambito antroposofico vi sono lupi che si travestono da agnelli. Sottolineo che la conferenza di Steiner non era rivolta ad antroposofi. E poi, chi potrebbe sostenere che Tizio o Caio sono senza Io? Chi ha la capacità della visione dell’Io, vede e si accorge di qualcosa che non solo è inesprimibile, ma che potrebbe essere devastante per anime non preparate. In sostanza, anziché diffondere chiarezza, si insisterebbe su condanne – del tutto immotivate – basate magari su simpatie e antipatie animiche inferiori. Ciò che sottolinea, ancora una volta, l’ispirazione anticristica degli “zelanti” diffusori.

 

Antonio C.

 

 

Che esistano e che vengono definite “senza Io” non è una prerogativa del tempo attuale: le “possessioni”, di cui si è occupata anche la Chiesa cattolica nei secoli passati e fino al tempo attuale, attestano come alcune persone possano lasciar insinuare nel proprio centro individuale, nel proprio Io, delle entità che, appunto, ne “prendono possesso”. Rudolf Steiner però in questo caso si riferisce a qualcosa di diverso dalla tradizionale possessione, ovvero di esseri che in realtà non sono completamente umani. Ne parla nel ciclo dell’Apocalisse, destinato alla Comunità dei Cristiani, la quale ha, tra gli altri compiti, quello di dare un potente aiuto a persone che ne hanno necessità. Estendendo tale compito anche a noi, possiamo dire che se ci sono esseri con un Io poco incarnato, perché mancanti di una piena e addirittura a volte completa autocoscienza, questi richiedono anche da noi aiuto e comprensione. Potrebbero essere delle personalità che hanno svolto un ciclo di incarnazioni del tutto diverso da quello degli attuali abitanti della Terra, o essere in ritardo rispetto agli altri, o comunque presentarsi come dei “diversi”. Alcuni potrebbero provenire da altre civiltà, e per karma devono fare una incarnazione sulla Terra, a volte per stimolare in noi conoscenze non ancora acquisite, altre volte invece per contrastare il nostro sviluppo e in tal modo permettere una nostra reazione, che può alla fine essere positiva. In ogni caso, anche con un Io dormiente, o non cosciente, ogni persona va rispettata, riconosciuta e in alcuni casi aiutata. La cosa importante è che certamente nessuno di noi è in grado di bollare con un tale “marchio” persone che vivono nella cerchia delle proprie conoscenze. Allo stesso tempo però non possiamo ignorare quanto viene affermato dal Maestro dei Nuovi Tempi, il quale ci incoraggia ad essere comprensivi verso questi esseri, ma sembra metterci anche in guardia da personaggi che in alcuni casi agiscono apparentemente “per il bene della società”, passando addirittura per filantropi, per benefattori dell’umanità, mentre lavorano per la sua perdizione. Dunque fraternità compassionevole ma anche attenta vigilanza. Il Cristo stesso ci ha indicato come comportarci, mandandoci come pecore in mezzo ai lupi: è bene essere puri come colombe, ma anche astuti come serpenti!

 




 

letterinaVi chiedo come posso evitare che il dolore mi prostri fino a non riuscire a reagire, come mi capita spesso da un po’ di tempo. Non so neppure come regolarmi di fronte a stati d’animo di profonda delusione che provo nei confronti di persone con cui vivo e lavoro. Capisco che questi sentimenti sono dannosi alla mia anima, e rendono difficili anche gli esercizi, ma non riesco ad evitarli.

 

Doriana P.

 

 

Noi sappiamo che il lavoro spirituale richiede un grande ordine interiore, e quindi deve essere portato avanti cambiando lentamente ma continuamente le nostre condizioni di vita e i nostri rapporti con gli altri. Ci troviamo ad affrontare delle difficoltà che prima non avevamo, perché nel compiere il lavoro interiore c’è una parte di noi che si trasforma, ed è la parte che riguarda una zona normalmente intoccabile, in cui per attimi abbiamo il contatto con lo Spirito. Provare un profondo dolore, stati d’animo contrastanti, o di delusione nei confronti del prossimo, è un’esperienza apparentemente negativa, ma che può risvegliare in noi, per contrasto, delle forze che senza quel dolore, quella delusione, non avremmo mai trovato dentro di noi. È la possibilità di incontrare, anche se per pochi attimi, l’Io: è come se una forza magica risvegliasse in noi qualcosa che attende di essere trasformato. Molti di noi avranno certamente avuto l’esperienza, nel momento della disperazione, o della profonda delusione, di avvertire in maniera profonda, dominante, la presenza dell’Io, per cui quella sofferenza è diventata una grande forza. Quella sarà un giorno la forza d’amore dell’Io. Ciò che dobbiamo fare è continuare nel lavoro di trasformazione di noi stessi attraverso i cinque esercizi, con insistenza ma con la sicurezza che contribuiranno a darci, con il tempo, quell’equilibrio che ci permetterà di reagire positivamente alle prove che la vita, il karma e il nostro prossimo ci porteranno incontro.

 




 

letterinaVorrei diventare vegetariana, ma nella mia famiglia non è possibile. Ho un marito e due figli che mangiano volentieri tutti i tipi di carne e di pesce, e sono io a doverli cucinare. So che sarebbe meglio per tutti diminuire almeno la carne o gli insaccati, ma come fare a convincerli? Mio marito non segue l’antroposofia, anzi ne è disturbato se gliene parlo, quindi non vorrei che giudicasse la mia scelta come dovuta alle mie idee tanto lontane dalle sue, e questo lo rendesse ancora piú infastidito. C’è un modo di parlare di dieta piú sana che potrei adottare?

 

Marisa T.

 

 

La dieta vegetariana è in effetti consigliata per chi segue una disciplina spirituale, ma per chi ha una vita secondo le regole dell’odierna società è una ben radicata convinzione che sia piú sano essere “onnivoro”. Tanto che oggi cercano di convincerci persino che essere onnivori comporti anche una dieta a base di insetti, molto “proteici”. Quindi è difficile parlare di dieta piú sana a chi considera sano mangiare cadaveri, magari anche saporiti, ma sempre esseri in parziale putrefazione. Una moglie e madre di famiglia dovrà adattarsi a cucinare secondo i gusti e le scelte della casa, non per questo però è necessario che segua le stesse regole. In particolare, a parte la carne bovina, normalmente consumata su tutte le mense, quella che andrebbe in ogni caso evitata è la carne suina. C’è un segreto che molti antichi popoli conoscevano, e che è adombrata anche dal Vangelo nell’episodio in cui il Cristo scaccia la “legione” di diavoli dall’indemoniato facendoli entrare nei duemila porci, che precipitano dal burrone nel mare. Ho raccontato spesso il mio caso personale. A casa non riuscivo a cambiare la mia dieta, benché sin da piccola avessi in ribrezzo la carne. Ma era profonda convinzione di mia madre che “senza la carne non si vive”. Chiesi un giorno consiglio a Massimo su come fare per convincerla, e lui mi disse di non preoccuparmi, che la scelta l’avrei potuta fare piú tardi, cosa che infatti poi avvenne, dopo il matrimonio, dato che mio marito aveva le mie stesse convinzioni. Per il momento, disse Massimo, l’unica cosa da evitare era la carne di maiale. Per quella avrei dovuto trovare un sistema. E lo trovai, mettendomi d’accordo con il mio medico di base, che fu con me gentile e collaborativo, e al quale fui molto grata, il quale attestò a mia madre che avendo io “il fegato ingrossato” era consigliabile per me evitare la carne suina. La cosa fu recepita in famiglia. Massimo ne fu contento e mi disse una frase, apparentemente scherzosa, ma molto indicativa: «Ricorda che chi mangia maiale non avrà mai ale». Mi spiegò che chi medita non può mai elevarsi se ha il peso di un animale impuro da digerire, e che è perfettamente inutile meditare, perché non si avanza di un passo, anche se si crede di fare tanta strada. Però disse anche che queste cose lui non le dichiarava apertamente, perché le persone dovevano trovare da sé le risposte, non per il fatto di seguire dei consigli o delle imposizioni, ma per la propria esperienza personale nel fare la concentrazione e la meditazione. Devo dire che negli anni ho frequentato alcuni antroposofi che dicono di fare tanto lavoro interiore, ma ho anche visto prosciutto e salame nei loro piatti. Avranno forse trovato un segreto che Massimo non conosceva?