La posta dei lettori

Redazione

La posta dei lettori

letterina

Eseguo da tempo regolarmente l’esercizio della concentrazione, e la alterno alla meditazione, ma nonostante questo mi assale spesso un senso di oppressione che mi rende nervoso e poco produttivo nel lavoro, e che mi procura anche dei malesseri fisici a volte piuttosto seri. Sbaglio forse qualcosa? E come capirlo?

 

Stefano R.

 

 

Non si tratta di sbagliare. La concentrazione, cosí come la meditazione, è comunque sempre positiva. Accade però che quando noi, attraverso la disciplina interiore, sviluppiamo una forza di pensiero, cominciamo anche a liberare delle forze del sentire, e quello è, possiamo dire,  un cibo molto prelibato per gli Ostacolatori. Quando il sentire umano comincia a risuonare per il mondo spirituale, questo è ciò di cui gli Ostacolatori hanno una terribile avidità. E se abbiamo sviluppato dei sentimenti elevati, accade come conseguenza che essi cerchino di capovolgerli, di farne il contrario. Dobbiamo allora veramente utilizzare tutto quello che sappiamo della Scienza del­lo Spirito. Si tratta di capire prontamente che altrimenti quello stato d’animo suggerito dagli Ostacolatori, e da noi non contrastato, può portare a un disagio, persino alla malattia. Può accadere di sentirsi indeboliti, e in quel caso si deve intensificare la meditazione in modo da sviluppare una maggiore forza di pensiero. È bene cercare di organizzare le nostre giornate in modo da non essere colpiti nel nostro punto piú debole, perché basta poco per ritornare ad uno stato di piatta normalità. Noi però vogliamo qualcosa di piú che la normalità, quindi con il lavoro interiore cerchiamo di far affluire delle nuove forze dello Spirito. Queste sono piú intense e liberano un alto sentire, il quale non patisce essere degradato se prima è stato elevato. Sono forze che devono essere dominate, perché attraverso il sentire, l’astrale può entrare troppo nel fisico, e potrebbe farlo ammalare. Ci sono delle malattie organiche che dipendono da questo. I medici sanno benissimo, ad esempio, che dei forti patemi d’animo portano alla malattia. Ciò dipende dal fatto che c’è una perdita di autonomia del sentire, che va invece controllato. Tale controllo può verificarsi, ad esempio, se compiamo dei movimenti artistici, come quelli dell’euritmia. Nell’euritmia ci sono delle forme armoniche che da principio fanno appello al rappresentare, poi al sentire, e si trasmettono quindi al volere. In questo modo si mantiene l’indipendenza delle forze del sentire e del volere, che sono allora sciolte dal fisico. Questo riguarda anche la creazione artistica, che è possibile quando ci si stacca dal fisico. Ci sono degli artisti che si liberano da un sentire angoscioso attraverso la creazione artistica che li stacca dal sentire. Per noi questa possibilità di staccare il sentire può avvenire con la concentrazione e la meditazione. In sostanza, quello ci cui abbiamo trattato finora è l’Io, che attraverso l’esercizio della concentrazione o quello della meditazione stabilisce il giusto rapporto con il pensiero, il quale, svincolandosi, libera anche le forze del sentire e del volere. Allora, qualsiasi malattia abbiamo, l’Io ne è il guaritore. Anche se si prendono delle medicine, non sono in realtà le medicine a guarire, ma è l’Io che si serve delle medicine per attuare la guarigione. La stessa cosa nel caso della nutrizione. In alcune persone l’eterico lavora molto e dà poca nutrizione, perché assimila a sé tutto, in altre l’eterico è debole e nonostante una buona nutrizione, con l’aggiunta di un apporto mirato di vitamine, di integratori ecc., l’eterico non assorbe. Troppo Io dentro il fisico o poco Io dentro il fisico sono le forme di una diversa spiritualità. La corretta disciplina riequilibra tutti gli eventuali eccessi o le mancanze, restituendo al fisico la sua integrità.

 




 

letterinaHo fatto un voto per una seria preoccupazione che ho per mio figlio, e a questo voto deve prendere parte anche mio marito. Ma lui non è d’accordo. Però io non voglio rompere il voto. Come faccio?

 

Caterina L.

 

 

Una simile domanda andrebbe rivolta a un prete confessore in chiesa, piuttosto che alla rubrica di una rivista “di ispirazione antroposofica”. In ogni caso, possiamo dire con sicurezza che quel voto non è valido, perché la regola è che esso deve sempre essere personale, senza coinvolgere altri, a meno che la decisione non sia presa insieme. Piuttosto che il voto, bisognerebbe capire di che tipo è la “seria preoccupazione” per il giovane: se è risolvibile con un intervento preciso, una maggiore attenzione amorevole, o se si tratta di qualcosa di obiettivo, come un problema di salute. La preghiera certamente aiuta, ma è da curare anche l’atmosfera in casa, l’accordo fra i coniugi, che si riverbera sui figli, oltre alla confidenza reciproca, che spesso non c’è per mancanza di tempo o per poca attitudine al colloquio. Anche il lavoro interiore giova, in questi casi, rasserena e facilita la comprensione di quali passi siano da compiere, decidendoli assieme, in accordo, genitori e figlio.

 




 

letterinaPrima la pandemia, che non è finita e può tornare da un momento all’altro, almeno cosí dicono. Poi la guerra in Europa, e non è finita, almeno cosí dicono. Poi il terremoto in Turchia e in Siria, e può venire da un momento all’altro anche da noi, tanto che l’Italia per sei mesi è in stato d’allerta, almeno cosí dicono. Cos’altro ci dobbiamo aspettare?

 

Clelia G.

 

 

Tutti gli avvenimenti elencati sono stati e sono tuttora delle realtà, ma una realtà che allo stesso tempo è anche maya. Questo abbiamo imparato con la Scienza dello Spirito, e non dobbiamo mai dimenticarlo. Tutto quello che accade nel mondo, cosí come nella nostra vita personale, è regolato dal karma. E sappiamo bene che il karma è un grande aiuto per noi, e non viene per ostacolarci, bensí per farci superare una nostra mancata presa di coscienza, o alcune nostre debolezze, o pigrizie. Quindi agisce per il nostro bene, e quando guardiamo indietro a tutte le difficoltà o ai drammi che abbiamo passato, ci rendiamo conto che proprio quelli sono stati di sprone per un insegnamento che ci ha fatto maturare. Quindi dobbiamo essere pronti ad affrontare nuove prove, che di certo accadranno. Almeno cosí dicono…

 




 

letterinaNel numero speciale appena uscito ho letto l’introduzione in cui si bacchetta chi “indulge nel bere a tavola uno o due bicchieri di vino o di birra” ecc. Credo che questo riguardi una decisione personale: chi lo fa, se segue l’antroposofia, sa bene che sarebbe meglio non farlo, ma prende la sua responsabilità e deciderà con il tempo di correggersi, senza essere per questo additato come “peccatore”. Consigliare, non colpevolizzare!

 

Franco C.

 

 

Accetto la reprimenda per un mio eccessivo zelo che evidentemente a qualcuno è suonato come accusatorio, ma posso assicurare che il mio intento non era quello. In effetti, chi sa è libero di decidere se, come e quando astenersi. E se non lo fa, prende su di sé la responsabilità del proprio agire. La sottolineatura era piuttosto rivolta a chi ancora non sa, o non ha letto le raccomandazioni dei Maestri: in particolare a diversi giovani amici, che da poco si sono avvicinati a questa Via, i quali, pur dicendo di applicarsi con energia e impegno agli esercizi, soprattutto alla concentrazione, poi non considerano importante il rigore che una tale disciplina richiede. È necessaria una grande dedizione, uno spirito di sacrificio, per adempiere a ciò che Rudolf Steiner considerava fondamentale: fare un passo nella conoscenza e tre nella moralità. Nessuno dall’esterno deve colpevolizzare, è vero, ma è importante che ognuno sappia farlo a se stesso.