Una comune origine

Scienza dello Spirito

Una comune origine

Raffaello, «Madonna Terranova»

Raffaello «Madonna Terranova»

 

Nell’ambito della grandiosa vicenda dei due Bambini Gesú preordinata alla conformazione di un corpo umano idoneo ad accogliere l’Entità Cristo, Il Vangelo di Matteo di Rudolf Steiner (O.O. N° 123) ci rivela come nel figlio della coppia salomonica sia da ritenersi reincarnata l’alta individualità di Zaratustra; mentre dal ciclo dedicato a quello di Luca (O.O. N° 114) apprendiamo che il bambino natanico, sin dalla nascita, viene “adombrato” dal Grande Budda.

 

Il Dottore ci guida poi nella non semplice comprensione di come l’entità destinata ad incarnarsi nel secondo sia da ricondursi addirittura al capostipite dell’umanità: «Esisteva dunque in Adamo una certa somma di forze che  …fu conservata nella loggia madre dell’umanità.  …Era, per cosí dire, l’anima adamitica, prima che fosse toccata dal peccato».

 

Una cospicua parte dell’essere adamitico originario non viene dunque coinvolta nel ciclo delle reincarnazioni, ma trattenuta nel Mondo Spirituale onde preservarla dalla contaminazione luciferico/arimanica.

 

Grandioso il destino riservato a questa misteriosa entità, che Rudolf Steiner ci svela sin nei dettagli in: Verso il Mistero del Golgota (O.O. N° 152).

 

Nell’antica Lemuria l’azione delle forze luciferiche stava brutalmente sconvolgendo l’organiz­zazione sensoriale umana: un colore, per esempio, soggiogava l’anima in misura irresistibile, mentre un altro risultava assolutamente orripilante: l’intera funzionalità dei 12 sensi rischiava di risultare per sempre compromessa.

 

Cristo risanatore

 

La menzionata entità adamitica – agendo in veste angelica dalla sfera solare – reagí cosí vigorosamente al grido di dolore proveniente dall’umanità, da “meritare” una vera e propria compenetrazione da parte del Cristo; tanto intensa da consentirle di intervenire con un’efficace azione correttiva.

 

Intervento che agli inizi dell’epoca Atlantidea si renderà nuovamente necessario – dalla sfera planetaria, sempre in veste angelica cristicamente permeata – al fine di risanare organi umani fondamentali aggrediti dagli Ostacolatori: l’attrazione verso un cibo, ad esempio, si manifestava smodata quanto la repulsione verso un altro.

 

Nuovamente, verso la fine dell’epoca atlantidea – dall’atmo­sfera terrestre, sempre “ornata” dalla Luce del Cristo – l’entità in questione si sentirà richiamata ad agire per ripristinare un sano rapporto tra le tre facoltà animiche umane, Pensare, Sentire, Volere, già notevolmente compromesso dalle menzionate forze ostili.

 

Il ripristinato ordine nel fisico, nell’eterico, nell’astrale, non si rivelerà sufficiente ad interrompere l’“attacco”: ben presto anche la quarta componente, l’Io, comincia a denotare un grave stravolgimento che appare subito in grado di scindere in toto l’umanità dai suoi Creatori Divini.

 

Battesimo nel Giordano Mosaico di Ravenna

Battesimo nel Giordano
Mosaico di Ravenna

 

Ancora una volta l’entità adamitica reagisce e, poiché questa nostra parte costitutiva poteva risanarsi solo nel corpo fisico, si rende necessaria la sua incarnazione in Gesú di Nazareth. All’età di trent’anni, nel Battesimo giordanita, si offrirà poi per la quarta compenetrazione da parte del Cristo. Uniti anche nel Mistero del Golgota.

 

Prima incarnazione dunque; non priva di connotati davvero occulti: R. Steiner cosí si esprime: «Quelle forze primordiali dell’individualità di Adamo  …furono per cosí dire guidate, come un Io provvisorio, nel luogo dove il bambino  …doveva nascere».

 

Le parole: “come un Io provvisorio” inducono a chie­dersi perché non un Io vero e proprio, soprattutto in considerazione dell’eccezionalità di quella nascita.

 

La “risposta” disvela un occulto legame “costituzionale” tra Gesú ed il Battista: “Anche all’individualità di Giovanni Battista viene provveduto dalla loggia madre  …L’Io di Giovanni proviene dallo stesso centro da cui proviene anche l’anima del Bambino Gesú del Vangelo di Luca; solo che a questo bambino vengono trasmesse in prevalenza qualità psichiche che non erano ancora state compenetrate dall’Io diventato egoistico.  …Sembrerà strano che, in questo caso, un’anima possa essere condotta ad incarnarsi senza possedere un vero Io. Infatti l’Io che in sostanza non viene dato al Gesú del Vangelo di Luca viene dato invece al corpo di Giovanni Battista; cosicché, fin dal principio, l’anima che vive nel Gesú del Vangelo di Luca e l’Io che vive in Giovanni Battista hanno fra loro un intimo rapporto».

 

Icona della visitazione

Icona della visitazione

 

Ci viene descritto quanto precede anche in relazione al toccante incontro tra le due madri, Maria ed Elisabetta (ibidem): «Normalmente, quando l’embrione sta sviluppando  …fin dalla terza settimana l’Io si unisce con gli altri elementi dell’organismo umano; soltanto negli ultimi mesi prima della nascita  …l’Io diventa una forza motrice interiore. Normalmente …si ha a che fare con un Io che proviene da incarnazioni precedenti. Nel caso di Giovanni si tratta di un Io che è connesso con l’entità animica del Gesú natanico. Per questa ragione, nel Vangelo di Luca, troviamo che la madre di Gesú deve recarsi dalla madre di Giovanni Battista, quando questa si trova al sesto mese di gravidanza. E quanto normalmente viene stimolato dall’Io, da dentro, in questo caso viene stimolato da fuori, ossia dall’altro embrione. Quando gli si avvicina la donna che porta in sé Gesú, il bambino di Elisabetta comincia a muoversi perché esso appunto è l’Io che è connesso col bambino dell’altra madre (Luca I, 39/44).

 

Tanto profondo è il nesso fra chi effettuerà in sé la congiunzione di buddismo e zaratustrismo e chi dovrà preannunciarlo!».

 

Impossibile non condividere, profondamente commossi, tanto devoto entusiasmo di fronte alla grandiosa e capillare gestazione che ab origine presiede al massimo evento dell’intera evoluzione umana: l’incarnazione unica del Logos.

 

 

Francesco Leonetti