Risvegliare il canto

Socialità

Risvegliare il canto

Intorno a noi sappiamo, e vediamo, che c’è del bello e del buono. Ma quotidianamente ci viene incontro l’assalto del brutto, dello sgradevole, delle notizie ferali, violente. Queste due cose dovrebbero bilanciarsi, ma il male pesa di piú, ci coinvolge maggiormente, ci toglie quell’equilibrio che il buono e il bello cercano continuamente di restaurare in noi.

 

I gesti soccorrevoli, l’aiuto prestato quando lo vediamo necessario, il mettersi a disposizione quando capiamo che è indispensabile, rende migliore e piú serena l’atmosfera intorno a noi.

 

Bimbo con palla

 

Esco di prima mattina per un acquisto di casalinghi. Mentre cammino sul marciapiede in salita mi viene incontro una mamma con un bambino in carrozzina. Ha una palla rossa in mano. Manine troppo piccole per quella grande palla, che a un certo punto gli sfugge. La strada è in discesa e la palla inizia la sua corsa. Le persone che camminano la ignorano. Il bimbo vede scomparire rapidamente il suo amato giocattolo e inizia a piangere. La mamma, impotente, cerca di consolarlo. Un ragazzo però ha visto e inizia a correre. Piú in basso un altro vede la rapida discesa della palla e finalmente la blocca. Il ragazzo arriva, la prende, risale e la porge al piccolo. Lo sguardo fra il giovane e la mamma è come una musica che si sparge intorno. Molti hanno assistito e sorridono, proseguono il percorso con soddisfazione: qualcosa di negativo si è ricomposto, grazie a un atto di buona volontà.

 

Una coppia in evidente crisi litiga per la strada. Lei si sfila la fede e la getta lontano. I due si guardano, il gesto è stato eccessivo e il pentimento è arrivato subito. Ma come ritrovare in quella lunga strada quel piccolo anello? Siamo in cinque o sei ad aver assistito alla scena, e ci apprestiamo alla ricerca. Ma il lancio è stato piuttosto lungo. Si calcola la traiettoria e ci si sposta in gruppo guardando attentamente in terra. Chi sopraggiunge chiede cosa stiamo cercando: è stata persa una fede, è caduta, il luogo dovrebbe essere approssimativamente questo… Alle nostre teste chinate se ne aggiungono altre. La coppia intanto è impegnata a fare la pace. Lei piange e lui la consola. Dal gruppo finalmente una mano si alza: ha ritrovato l’anello, e noi applaudiamo. Lui infila la fede recuperata all’anulare di lei, si baciano. Ci allontaniamo salutandoci, ognuno verso la propria meta, ma tutti soddisfatti per il lieto fine.

 

Di ritorno incontro una signora anziana che abita nel mio palazzo. Nonostante evidenti problemi di deambulazione, trascina con fatica un carrello colmo. Mi offro di aiutarla e lei accetta con riconoscenza. Entriamo nel portone e saliamo insieme in ascensore, ma non scende al suo piano, si ferma prima: si dirige all’appartamento di una signora, anche lei anziana, che non esce mai di casa. Mi dice: «Quando riesco ad andare a fare la spesa, compro sempre qualcosa anche per lei».

 

Piccoli gesti di quotidiana solidarietà.

 

Scie chimiche

 

Rientrata a casa, accendo il computer e sono assalita dalle notizie che girano in rete: fosche iniziative dell’Europarlamento, le scie chimiche devastano i cieli d’Italia, continua l’attuazione del Grande Reset, la transizione digitale, la guerra in Ukraina, la questione migratoria dei clandestini, l’installazione delle telecamere per il riconoscimento facciale e ancora, ancora… Notizie che tracciano solchi di dolore, o di sgomento, sul cuore. Occorre sanarli.

 

Un’amica invia l’immagine del nipotino che ha fatto la Prima Comunione. Lei dice che il piccolo ha vissuto l’evento con grande devozione, e lo racconta commossa.

 

Una coppia di amici che da anni tentava di avere un figlio senza riuscirvi, dopo un momento difficile per la morte del padre di lei, ha finalmente avuto il dono dal cielo e il bimbo è in arrivo!

Scultura di Enrico Savelli

 

Ad un caro amico scultore che da anni cercava una collocazione per le sue opere, di grande valore oltre che estetico anche spirituale, improvvisamente è arrivata la notizia che lo spazio c’è: sul sagrato e all’interno di una chiesa consacrata in cui saranno poste visibili al pubblico e alla devozione dei fedeli.

 

Notizie che destano un canto nel cuore. Un canto interiore che c’è già in noi, inavvertito: una musica che da sempre ci ha accompagnato ma che si è fatta ora troppo esile, fino a rendersi inascoltabile. Come recuperarla? Possiamo provare a farlo dedicando ad essa le nostre fatiche. Tutte le fatiche necessarie per mandare avanti la routine quotidiana: quella casalinga, quella del lavoro ripetitivo, spesso fastidioso ma necessario non solo a noi ma alla società di cui facciamo parte.

 

Ciabattino

 

Nei lontani tempi della mia infanzia molti avevano un sistema: cantavano. Si cantava per accompagnare la ricostruzione delle città devastate dalla guerra appena terminata. Dalle impalcature di legno abilmente intrecciato si levavano canti che accompagnavano e aiutavano i gesti negli sforzi ripetuti. Cantavano le donne nei lavatoi, agli ultimi piani dei palazzi, o sulle terrazze dove si stendevano i panni immacolati. Cantavano i ciabattini battendo sull’incudine per risuolare le scarpe e renderle utilizzabili ancora a lungo; cantavano i garzoni dei fornai che consegnavano le pagnotte ancora calde; cantavano i falegnami nelle loro botteghe profumate di legno tagliato. Si cantava nei mercati, alternando i ritornelli ai richiami per la vendita: «Capate donne, capate se capite!» e poi uno stornello per sottolineare la bontà delle pesche spiccalosso o di un candido cavolfiore.

 

Quel canto non è finito, si è solo nascosto dentro di noi, e ogni tanto vorrebbe saltare fuori, ritrovare la naturalezza perduta.

 

Philippe Lauren Roland - Omero

 

Massimo Scaligero diceva che solo da un breve periodo storico l’uomo parla con l’uniformità tonale che siamo abituati ad ascoltare oggi. Un tempo il parlare era canto modulato, e quella modulazione contribuiva a dare significato alle parole: era l’eco dell’Armonia delle Sfere, la musica che crea.

 

Omero cantava i suoi poemi: tutta la poesia era canto, ed era declamata accompagnandosi con strumenti a corda.

 

Quel canto può, e deve, essere ritrovato: prima sarà solo interiore, poi, lentamente, diverrà percepibile nella voce, rendendola meno monotona, piú ricca di coloritura.

 

Iniziamo da noi stessi quel cambiamento che vorremmo nella società che ci circonda. Nel continuo altalenare di negatività e positività, di distruzione e restauro, poniamoci decisamente dalla parte della ricostruzione interiore ed esteriore.

 

E il canto rifiorirà.

 

 

Marina Sagramora