Liriche e arti figurative

Il vostro spazio

Liriche e arti figurative

 

Carmelo Nino Trovato «Trittico Il vulcano»

Carmelo Nino Trovato «Trittico Il vulcano»

 




 

oleandri bianchi

 

Bianchi oleandri

che alla luna d’agosto

donate un inno

di bellezza e di vita;

tigli che al vento lieve

della notte danzate.

Nel nido caldo

i giovani merli

sognano il verde prato

sul quale all’alba

planeranno lieti.

Desti

gli spiriti dell’aria

sulle note del vento

modulano il volo;

sui bianchi fiori posano,

sulle foglie dei nespoli,

sui rami degli abeti,

sui calici delle magnolie

espansi.

E dai cieli

gli angeli sorridono.

 

 

Alda Gallerano

 




 

MARE

 

Mare

 

Sfringuellano allegri

chiari e umili

esseri d’acqua

inermi e muti.

 

S’aggiustano in branco

sguisciano e saltano

esistenza goduta

di cielo salato.

 

Potesse l’uomo

gioire ugualmente

scevro da pene

affanni e tormenti.

 

Schiude un pensiero:

forse il parlare

né certo né fiero

sia morbo mortale?

 

 

Marcello Sebastiani

 




 

LA NOSTRA SPERANZA

 

Pastore

 

Avemmo adito alla speranza

tra i neri canicci e le castagne

di dicembre, e la neve

dilagante dagli alti speroni

dell’Appennino?

Nutriamo forse una speranza

tra le case di pietra

sui margini di profonde gole

dove i torrenti mormorano

minacciosi d’autunno?

E i mulini, la farina,

tra il brontolare sordo

delle donne

e il nascere e morire

dei bambini, e i vecchi,

i nostri volti vecchi,

le rughe, i bastoni, il fumo

delle pipe e dei focolari,

tutto questo fu

la nostra speranza, dunque?

Certo anche il verde

dei pascoli d’altura

nella primavera matura

e nell’estate dei lamponi

e dei neri mirtilli,

corse coi cani e le pecore

nell’azzurro purissimo del cielo

e nello scintillare sovrano

delle stelle e della muta luna,

certo queste lievi

brezze dell’anima

furono la nostra speranza.

E chi ci parlò di Cristo

e di un’altra vita su altri pascoli

e frondose vergini selve.

Neri preti dalle mani secche

e dalle parole severe,

e incenso, strano odore

di strana rugiada,

e sguardi abbassati

coi cappelli in mano

al passare di Dio

e del Ricco e del Padrone…

Fu dunque questa

la nostra speranza

covata all’ombra

d’infiniti castagneti

sotto muti rotanti firmamenti.

 

 

Marco Rossi

 




 

IL DESERTO

 

 Deserto

 

Di deserto ci si ammala:

ci si innamora

delle albe, dei tramonti,

delle stelle cosí vicine

che sembra poterle accarezzare.

Dune di sabbia

uguali e illimitate

capaci di mutarsi con il vento.

Sono come

i miei personaggi principali

con la loro ricchezza psicologica,

capaci di muoversi,

svilupparsi, trasformarsi,

senza essere mai prigionieri.

Sono sola

in questa musicalità irreale.

Il vento solleva

microscopici granelli di sabbia

che sfiorano il mio viso.

Ci sono presenze,

voci confuse,

irreali antenne

che cercano qualcosa nel cielo:

non piú uno spazio fisico

ma animico,

che porta i suoni verso l’alto.

Forse è soltanto un sogno

che riempie questo silenzio

e crea immagini.

La lettura placa l’inquietudine

del mio Spirito,

allarga il mio respiro,

arricchisce la mia esperienza,

mi permette di diventare

padrona del vuoto.

Non cerco altra felicità,

altra gloria,

tranne quella della creazione.

 

 

Lirica e dipinto di Liliana Macera