La posta dei lettori

Redazione

La posta dei lettori

bustinaSono convinta che per essere esauditi nella preghiera occorra avere le carte in regola, ma vorrei sapere fino a quale punto: forse fino a San Francesco?… E inoltre mi chiedo se si può ottenere un aiuto dalla divinità anche in un’altra forma, cioè, ad esempio, con una meditazione, o con gli esercizi dell’antroposofia.

Margherita S.

 

Perché la preghiera sia efficace, occorre che nel momento in cui la formuliamo ci sia una spersonalizzazione. Rivolgendoci al Mondo spirituale dobbiamo essere in stato di grande disinteresse. Possiamo pregare senza chiedere nulla, ma possiamo anche pregare, come specificato nella domanda, per essere esauditi. È vero che un’antica massima dice che per essere ascoltati bisogna fare violenza al regno dei Cieli. Ma noi sappiamo che quando si prega nel modo giusto è necessario quel profondo distacco che ci fa dire: «Sia fatta la Tua volontà!». Proprio una delle preghiere di San Francesco recita: «Oh alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio. Dammi una fede retta, speranza certa, carità perfetta e umiltà profonda. Dammi, Signore, senno e discernimento per compiere la tua vera e santa volontà». È anche vero che la meditazione è una forma di preghiera: una preghiera in senso vasto, profondo e impersonale. Tutto il lavoro spirituale è una preghiera, e se lo compiamo con assiduità, sviluppiamo un retto pensare, un retto sentire e un retto volere. Ci poniamo cosí in accordo con il Mondo spirituale, che può concederci quanto chiediamo non egoisticamente ma per il bene che possiamo riversare sul nostro prossimo. Avremo allora “le carte in regola” per essere esauditi.


 

bustinaCome si capisce che si stanno facendo progressi svolgendo con regolarità gli esercizi della Scienza dello Spirito? Anche se mi sforzo già da molti mesi, mi sembra di essere sempre allo stesso punto. Che devo fare? Come devo comportarmi per ottenere risultati?

Renata D.

 

Noi possiamo avere, come dote caratteriale, una grande forza di applicazione, una forza di sviluppo, una forza immaginativa. Ma attraverso gli esercizi interiori, che non devono però costare “sforzo”, acquisiamo, come prima realizzazione, qualcosa che non è evidente, non è visibile, perché avviene nella nostra anima, nell’astrale, in una parte che è fluttuante, in cui noi incidiamo senza che questo sia percepibile, all’inizio, persino a noi stessi. Tale lavoro comincia ad avere dei risultati solo quando riesce ad incidere sul corpo eterico. Gli esercizi, protratti regolarmente per anni, piú che per mesi, danno come risultato una migliore chiarezza, una calma profonda e una maggiore sicurezza, perché stabiliscono il giusto collegamento con l’Io. Questo rapporto con l’Io, ripetendosi con continuità e regolarità, opera sull’astrale, e l’astrale acquisisce la possibilità di una mobilità che non è quella fisica. Durante il giorno, infatti, abbiamo una mobilità del corpo astrale che si rapporta al fisico, perché rivolta soprattutto agli avvenimenti esteriori. Con gli esercizi ripetuti ogni giorno secondo libera volontà, acquisiamo la capacità di notte, durante il sonno, di stabilire un migliore rapporto con il Mondo spirituale, in modo che determinate qualità interiori si imprimano dall’astrale al corpo eterico, e da questo al corpo fisico. È l’inizio di una nuova natura, che impedisce che il corpo fisico e il corpo eterico subiscano durante il giorno, come avveniva prima, l’azione distruttiva del corpo astrale trascinato da passioni, egoismi, attrazioni e repulsioni. È altresí essenziale impegnarsi ad eliminare le nostre tendenze negative, accompagnando lo sviluppo interiore con la ricerca di una purezza di intenti e una onestà di comportamenti nel quotidiano.


 

bustinaÈ vero che nella società attuale vi sono persone che hanno una riserva piú ricca di forze del volere, mentre non ne hanno di forze del sentire e del pensare?

Metello R.

 

È alquanto evidente che per molti, oggi, vi sia una intensa vita delle forze del volere, ma vi sono anche altri per i quali si svolge in maniera piú intensa la vita del sentire o quella del pensare. Parliamo però di un piano in cui la disciplina spirituale non è entrata in atto. Se invece si lavora alla propria trasformazione animica, si raggiunge un equilibrio fra queste tre forze, le quali hanno allora al centro lo Spirito. E attraverso la disciplina spirituale, lo Spirito diviene vivente nell’anima.


 

bustinaQuando si parla dei cinque esercizi ci si riferisce piú che altro ai primi due. Si devono invece fare tutti? Ed è meglio farli in successione?

Elio

 

È molto particolare, e anche confortante, che in questi giorni siano arrivate in redazione soprattutto domande riferite agli esercizi. Possiamo rispondere che essi hanno la capacità di svolgere un’azione benefica sul corpo eterico. Se noi seguissimo una linea di occultismo sbagliato, i cinque esercizi, compiuti con regolarità nel tempo, sarebbero un potente antidoto per correggere la deviazione dalla giusta direzione. All’inizio possiamo eseguirli in successione, un mese l’uno, un mese l’altro. Poi però arriveremo a renderci conto di quali siano piú formativi per noi, quali piú necessari, e insisteremo su quelli. Oppure possiamo anche liberamente decidere di farli tutti insieme. Il Dottore non dà un metodo esatto, uguale per tutti. Ognuno, man mano che progredisce nell’auto­coscienza, nell’esame dei propri punti di forza o di carenza, decide nel suo particolare caso. Massimo Scaligero consiglia con insistenza l’esercizio base, necessario indistintamente per tutti, ed è quello del pensiero puro, ovvero della concentrazione. Ma non devono essere trascurati gli altri, perché ciascuno di essi aiuta ad eliminare gli ostacoli che impediscono un corretto lavoro spirituale.


 

bustinaIn Scienza Occulta Steiner dice che sono io stesso a condurmi a un evento, a una esperienza. Mi chiedo allora che significato ha il karma…

Saverio Borsetti

 

Non si deve cadere nel pericolo del fatalismo, che dà una spiegazione meccanica di ogni avvenimento come preordinato dal Fato. Noi dobbiamo invece raggiungere la conoscenza delle leggi del karma, che ci permettono di capire, con un lavoro personale di penetrazione dell’avvenimento, che un particolare nostro atto, compiuto in questa o in una vita precedente, ha avuto come conseguenza un fatto del karma. Si tratta di un lavoro molto importante, che necessita di una profonda conoscenza di sé, ma anche di distacco dai personalismi. Dice Maître Philippe: «I dolori e le sofferenze che abbiamo, sono debiti che abbiamo contratto in esistenze anteriori». La comprensione delle sagge leggi del karma ci rende avvertiti delle inevitabili e precise conseguenze di ogni nostro atto, che si riverberano nel tempo su di noi, sulle persone che ci circondano e sulla società in cui viviamo. Cogliere il nesso karmico di un avvenimento, come riparatore di un errore passato ma anche come insegnamento nella Via della conoscenza, ci aiuterà ad essere piú presenti a noi stessi, non solo riguardo alle nostre azioni, ma anche ai pensieri distruttivi che possono compromettere la nostra esistenza futura e quella delle generazioni che seguiranno.