La posta dei lettori

Redazione

La posta dei lettori

letterinaSono una lettrice della vs. rivista ormai da parecchi anni e vi ringrazio di cuore per tutto quanto ci può giungere per vs. tramite. Recentemente ho riletto alcuni articoli del 2021 e 2022 sulla vs. rivista e avrei piacere di approfondire alcuni argomenti. Quale sarebbe dunque il rapporto occulto tra Popolo italiano e Popolo iraniano? I colori delle bandiere dei due Paesi sembrano fornire un indizio e avrei alcuni pensieri a riguardo. Inoltre vorrei poter avere maggiori indicazioni circa l’Arcangelo del Popolo italiano.

 

Elena S.

 

 

Come specifica Rudolf Steiner, il nostro Spirito del tempo nella quinta civiltà postatlantica ha la missione di sollevare la quarta civiltà postatlantica ad un grado piú elevato. Ma vi operano anche le inclinazioni materialistiche; a seconda che i diversi Arcangeli abbiano maggiore o minore inclinazioni a tendenze materialiste, sotto la direzione dello Spirito del tempo del quinto periodo post­atlantico, ne risulta un popolo piú o meno materialista che finisce per dare allo Spirito del tempo una tinta piú o meno materialistica. Il Dottore disse a tal riguardo – riguardo alla Missione delle Singole Anime di Popolo – che la Scienza dello Spirito aveva saputo ben metamorfosare, in direzione dell’Io, l’insegnamento spirituale della mitologia germanica in relazione alla missione dell’Ar­cangelo germanico e alla figura eterica del Logos solare; attualmente non possiamo però dire, almeno a quanto pare, che la Missione dell’anima nazionale germanica prosegua in questa sicura e fedele Direzione spirituale. Era peraltro noto che se la Scienza dello Spirito non fosse proseguita, secondo il Metodo Steineriano, nel contesto germanico, sarebbe rinata in Italia con una importante centralità di orientamento. Grazie al magistero del Dr. Colazza e alla via del “Pensiero libero dai sensi” di Scaligero ciò dovrebbe esser effettivamente avvenuto. Dunque possiamo cosí avviarci, individualmente, alla devota comprensione della missione dell’Arcangelo del popolo italiano. Quanto al rapporto tra l’anima nazionale iraniana e quella italiana, per quanto ciò possa apparire paradossale, la prima fornisce alla seconda, non ancora del tutto purificata dell’antica romanità pagana – che pur svolge una funzione tuttora molto importante, non del tutto negativa, sul piano giuridico-politico nazionale e universale – una decisiva irradiazione idealistica e spirituale di Impulso Logos, caratterizzata evidentemente dalla costante presenza dell’entità spirituale di Zaratustra.

 




 

letterinaIo in Dio, direbbe poco se non riuscissimo ad autopercepire in noi quel Dio su cui vorremmo meditare. Se Dio, ancora in qualche modo non è conosciuto, o meglio, riconosciuto in Sé, sarebbero solo pensieri, riflessioni. Invece, possiamo parlare e sentire il divino in quanto lo siamo, perlomeno possiamo dire che noi partecipiamo al divino perché conosciamo Quello (quella cosa) mediante il (la) quale ogni altra realtà è conosciuta e senza il quale nessuna realtà sarebbe, nemmeno Dio. Quindi nell’autopercezione – non nella semplice percezione, altrimenti saremmo oggetto – siamo il divino. Ciò che è diverso dall’Oriente è il fatto che l’Oriente si ferma qui, disconoscendo il fenomenico, mentre noi assumiamo la verità orientale e ne possiamo avere esperienza, ma sappiamo che dobbiamo di necessità tornare anche al materiale, alla vita concreta. Quindi sí: il mondo è trasceso sino a quando l’Io sono resta isolato in se stesso in meditazione e solo finché è isolato. Dal momento in cui si esce dalla meditazione, riappare il mondo, che ha la caratteristica iniziale dell’oggetto. Quindi, di nuovo la dualità? Sí e no! Possiamo, nessuno lo vieta, dividere l’attenzione: mi calo nell’Io (Dio in noi) e cerco di vivere sempre meglio la realtà concreta. Ma cos’è questa realtà concreta? Il dipanarsi del divino, sorto grazie alla coscienza di sé e, senza la quale non sarebbe realtà. La realtà non è fuori, ma all’interno del divino che la vede (siamo Uno). Starei per dire che la crea, ma non è corretto. La vede in quanto, tutto ciò che cade sotto il faro di luce della coscienza non potrebbe essere senza di essa, anzi diventa essa! Su qualsiasi cosa in cui si pone la consapevolezza, non può essere fuori di Dio. Altrimenti chi vedrebbe il non visto?

 

Mauro M.

 

 

Considerazioni molto filosofiche, e nella realtà giuste. Direi di sostituire, almeno per questo periodo storico, a “Io in Dio” quello che noi diciamo “Il Christo in me”. Questo è ciò che è venuto a compiere sulla Terra il Figlio dell’Uomo: dare un esempio di quello che l’uomo potrà fare nel suo sviluppo futuro: Lui è ciò che ogni “Uomo di buona volontà” potrà fare nei secoli, a Sua imitazione, prendendo su di sé una piccola parte del male del mondo e redimendola. Noi siamo destinati, se sapremo andare nella giusta direzione, a divenire la Decima Gerarchia. Ma quanto lavoro dovremo compiere!

 




 

letterinaGentile redazione, ho avuto a che fare, di recente, con una delle tante applicazioni del­l’Intelligenza Artificiale. In particolare, ho notato con quale facilità “anima” le foto, anche quelle antiche. Il risultato è notevole, anche se decisamente “spiazzante”. Tralascio completamente l’aspetto negativo – fino a un certo punto – della sottrazione dei posti di lavoro. In questa sede non ci interessa. Credo che ci siano molte remore ad usare l’AI, ad esempio da parte dei cosiddetti “antroposofi ortodossi”, inguaribilmente luciferici, secondo me. L’atteggiamento è di paura: «Anatema all’AI!», «Vade retro, invenzione diabolica!». Certamente un’invenzione del genere è decisamente capace di modificare la realtà e ingannare molti. In questo senso è sicuramente arimanica e pericolosa. Da un altro lato, tuttavia, mi vengono due considerazioni. La prima: non è meglio, anziché scagliare inutili anatemi, essere pronti a fronteggiare anche questa sfida? Arimane si vince sul suo terreno, “cavalcando la tigre”, per usare una fortunata espressione orientale. E con fantasia morale, aggiungerei. Se lo si tenta di evitare, Arimane lo si rafforza. La seconda: con l’AI potrebbero essere poste in essere nuove forme artistiche del tutto diverse da quelle sinora conosciute. Non fu proprio Steiner a dire che l’arte del futuro dovrà essere completamente libera da qualsiasi “necessità”, da qualsiasi naturalismo? Mi interesserebbe molto il vostro parere.

 

Un lettore non tradizionalista

 

 

L’argomento è interessante e molto attuale, ma tocca sul vivo la sensibilità di molti lettori, e dunque rischia di suscitare le inevitabili polemiche che ne seguirebbero. Tra l’altro si tratta di immagini su cui L’Archetipo non possiede diritti, dunque non è il caso di mostrarle modificate o animate. Inoltre, uno dei problemi è che l’AI indovina, ma non conosce la persona, gli atteggiamenti e le espressioni uniche che vengono dalla personalità individuale. Quindi le varie espressioni, sorrisi, gesti, sono solo tentativi che non rispondono alla realtà dell’individuo. Capisco quello che Steiner disse a proposito del “naturalismo” al quale erano legati molti artisti che dovevano riprodurre fedelmente non solo le fisionomie ma anche l’abbigliamento e l’ambienta­zione delle persone ritratte: l’invenzione della fotografia ha liberato in particolare i pittori dal giogo della riproduzione fedele. Quanto all’arte del futuro, penso che non potrà venire da qualcosa di basato sull’elettronica, ma dall’elaborazione personale degli artisti, che troveranno sempre nuove espressioni e a livelli, si spera, sempre piú elevati.