Quaderno di Fisiologia cosmica

Fisiologia

Quaderno di Fisiologia cosmica

La sinfonia emodinamica degli organi umani tra medicina e archetipi planetari

 

Introduzione: Il Sangue come Fluido Ritmico

 

L’essere umano rappresenta un punto di intersezione mirabile tra le leggi fisiche della materia e i ritmi invisibili del cosmo. Nella comprensione scientifica moderna, l’organismo è una macchina idraulica complessa; nella visione speculativa e spirituale, a partire da Pitagora fino all’antropologia filosofica di Rudolf Steiner, esso è un microcosmo speculare che interiorizza le armonie del macrocosmo celeste.

 

Il sangue non è un semplice liquido di trasporto inerte, bensí un organo fluido dotato di dinamismo proprio. Esso non viene rigidamente ‘spinto’ da una forza meccanica centrale, ma risponde ai bisogni metabolici profondi dei tessuti, muovendosi in base a correnti vitali differenziate. Il cuore, lungi dall’essere una mera pompa premente, agisce come un sofisticato organo di ricezione, compensazione e regolazione: un metronomo vivente che dà forma, battito e ordine al flusso.

 

Questo quaderno si propone di esplorare i nessi profondi che collegano la velocità relativa con cui il sangue attraversa i singoli organi interni alla loro funzione biologica, scoprendo come tali variazioni emodinamiche riflettano in modo esatto le leggi orbitali dei pianeti del nostro sistema solare e i rapporti matematici degli intervalli musicali dell’antica tradizione armonica.

 

 

Capitolo I: L’Emodinamica Fisica e la Velocità Relativa

 

Da un punto di vista strettamente fisiologico, il sangue circolante raggiunge gli organi interni con velocità e portate nettamente differenti. Se esaminiamo il circuito sistemico a riposo, la velocità con cui il sangue entra in un organo, attraversa il suo letto capillare e ne defluisce dipende dalla resistenza vascolare interna della struttura anatomica e dal suo fabbisogno metabolico.

 

Applicando le leggi dell’idrodinamica (in particolare la legge di Ohm applicata ai fluidi: Flusso = Pressione / Resistenza), possiamo suddividere gli organi in macro-categorie emodinamiche ben distinte:

 

 

1. Organi a circuito rapido e bassa resistenza (I Polmoni e i Reni)

 

    • I Polmoni (Piccolo Circolo): Rappresentano il circuito a massima velocità complessiva. L’intera gittata cardiaca deve transitare costantemente e rapidamente attraverso i capillari alveolari per consentire l’ossigenazione immediata e lo scambio gassoso continuo con l’esterno prima di defluire nuovamente nel cuore.

 

    • I Reni: Pur pesando meno dell’1% del corpo, ricevono circa il 20-25% della portata cardiaca complessiva. I vasi renali offrono una resistenza quasi nulla; il sangue vi entra ad alta pressione, viene filtrato a tempo di record nei glomeruli ed evade istantaneamente nel circolo venoso. È un flusso fluviale, rapido e incessante.

 

2. Organi a circuito centrale ed equilibratore (Il Cuore)

 

    • Il Cuore (Circolo Coronarico): Essendo il centro regolatore del sistema, il muscolo cardiaco nutre se stesso attraverso le coronarie con massima priorità, mantenendo un flusso rapido, ritmico e costante, strettamente sincronizzato con l’attività contrattile.

 

3. Organi a circuito rallentato e alta resistenza (Il Fegato e la Milza)

 

    • Il Fegato: Rappresenta l’esempio piú netto di ‘rallentamento’. Il fegato riceve gran parte del suo afflusso dal sistema della “vena porta”, ossia sangue che ha già attraversato lo stomaco e l’intestino. Questo sangue, carico di nutrienti e tossine, entra nel fegato a bassissima pressione e si disperde nei sinusoidi epatici (capillari speciali ad ampia sezione). Qui il sangue si comporta come se entrasse in una palude: rallenta drasticamente per dare il tempo fisico alle cellule epatiche di purificare, metabolizzare e strutturare le sostanze prima del deflusso definitivo verso la “vena cava”.

 

    • La Milza: Funziona come un vero e proprio filtro spugnoso per i globuli rossi vecchi o deteriorati. Al suo interno, il sangue rallenta fino quasi a stagnare nella polpa splenica, permettendo ai macrofagi di analizzare e rimuovere le cellule ematiche logore. È in assoluto il circuito piú lento del corpo umano.

 

 

Capitolo II: Il Caso della Cistifellea – Una Dinamica Variabile

 

La cistifellea (o colecisti) offre un esempio straordinario di come la velocità e il volume del sangue in un organo non siano parametri statici, ma mutino dinamicamente a comando in base allo stato funzionale dell’organismo, presentando inoltre una configurazione di deflusso unica nel suo genere.

 

1. La fase di digiuno (Bassa velocità e riassorbimento)

 

Quando l’apparato digerente è a riposo, la cistifellea è rilassata e accumula lentamente la bile prodotta dal fegato. L’afflusso sanguigno tramite l’arteria cistica si riduce e il sangue transita nei capillari della parete mu­cosa in modo estremamente lento e regolare. Questo rallentamento è funzionale: permette al sangue di riassorbire fino al 90% dell’acqua contenuta nella bile, concentrandola e ottimizzandola per la futura digestione.

 

Non appena i grassi alimentari giungono nel duodeno, viene secreto l’ormone colecistichinina, che scatena una potente contrazione muscolare della parete della cistifellea per espellere la bile. Lo sforzo meccanico innalza istantaneamente il fabbisogno di ossigeno: i vasi si dilatano, la portata sanguigna aumenta e il sangue attraversa i tessuti dell’organo a velocità molto elevata per sostenere il picco metabolico.

 

3. La particolarità anatomica del deflusso

 

A differenza di altri organi il cui sangue venoso ha una via di fuga diretta verso il cuore, il deflusso della cistifellea è anatomicamente integrato nel sistema portale. Le vene cistiche scaricano il sangue direttamente all’interno della vena porta o nei sinusoidi del fegato. Pertanto, il sangue che esce dalla cistifellea rimane parzialmente ‘intrappolato’ e deve necessariamente assecondare il successivo transito rallentato e purificatore del fegato prima di poter ritornare nel circolo generale.

 

 

Capitolo III: Approfondimento Pitagorico sugli Intervalli Musicali

 

Per comprendere appieno il legame tra le velocità degli organi interni e i movimenti planetari, è necessario risalire al sesto secolo avanti Cristo, quando Pitagora di Samo gettò le basi dell’acustica fisica e della filosofia armonica scoprendo che la musica, la matematica e il cosmo sono governati dalle stesse identiche leggi numeriche.

 

Attraverso l’esperimento del monocordo (uno strumento dotato di una sola corda tesa su una cassa di risonanza con un ponticello mobile), Pitagora dimostrò che pizzicando una corda si produce un suono fondamentale. Dividendo geometricamente la lunghezza della corda in frazioni matematiche precise, si ottengono intervalli musicali perfetti e consonanti:

 

    • Rapporto 2:1 (L’Ottava): Dividendo la corda esattamente a metà, la frequenza raddoppia e si ottiene lo stesso suono ma ad un’ottava superiore (es. Do fondamentale – Do acuto).

 

    • Rapporto 3:2 (La Quinta): Posizionando il ponticello a due terzi della lunghezza della corda, si produce l’intervallo di Quinta giusta, la consonanza piú potente dopo l’ottava (es. Do – Sol).

 

    • Rapporto 4:3 (La Quarta): Posizionando il ponticello a tre quarti della lunghezza della corda, si ottiene l’intervallo di Quarta giusta (es. Do – Fa).

 

Pitagora estese questa scoperta all’intero universo corporeo e celeste, formulando la teoria della Musica delle Sfere (Harmonice Mundi). Secondo questa visione, i corpi celesti, ruotando nello spazio vuoto a distanze e velocità proporzionali a queste frazioni matematiche, emettono un canto cosmico continuo e inaudibile all’orecchio umano profano, il quale funge da impronta geometrica per la costruzione della vita sulla Terra.

 

 

Capitolo IV: Le Corrispondenze Planetarie secondo Rudolf Steiner

 

Nello sviluppo dell’antropologia e della medicina antroposofica, Rudolf Steiner ha ripreso e dettagliato l’antico principio ermetico del nesso macrocosmo-microcosmo. Secondo Steiner, gli organi interni umani non sono agglomerati casuali di cellule, ma la materializzazione e condensazione fisica di forze formatrici planetarie.

 

Ogni organo principale custodisce una specifica impronta funzionale archetipica ed è associato a un metallo terapeutico di riferimento, secondo lo schema seguente:

 

 

Pianeta Organo Interno Metallo Significato Archetipico e Funzione

Sole

Cuore

Oro

Centro di equilibrio ritmico tra il polo neurosensoriale e il polo del ricambio.
Luna Cervello Argento Forze di riproduzione, crescita, fluidi corporei, memoria e riflessione della coscienza.
Mercurio Polmoni Mercurio Movimento, guarigione, scambio gassoso rapido e costante tra interno ed esterno.
Venere Reni Rame Regolazione dell’equilibrio idrico, omeostasi ed espressione delle relazioni chimico-emo­tive.
Marte Cistifellea Ferro Forza dinamica, collera necessaria e scomposizione aggressiva degli alimenti (bile).
Giove Fegato Stagno Forze plastiche, rigenerazione vitale assoluta, assimilazione e saggezza chimica.
Saturno Milza Piombo Solidificazione, limite, freno dell’organismo e strutturazione del tempo biologico.

 

Capitolo V: La Sintesi dei Rapporti Musicali e l’Apparente Inversione

 

Incrociando i dati dell’astrofisica contemporanea relativi alle velocità orbitali medie dei pianeti con le velocità relative di transito del sangue negli organi interni, emerge una convergenza straordinaria che valida sul piano qualitativo le intuizioni di Pitagora e Steiner.

 

1. Il Calcolo Matematico dei Rapporti Orbitali

 

Ponendo come unità di misura base (Valore = 1) la velocità del pianeta piú lento del sistema classico, ovvero Saturno (associato alla milza), e calcolando i rapporti frazionari delle velocità orbitali degli altri pianeti, otteniamo i seguenti coefficienti matematici:

 

 

    • Saturno (Milza): 9,69 km/s 1 (Tono fondamentale / Il freno massimo)
    • Giove (Fegato): 13,07 km/s – 13,07 / 9,69 = 1,35

Approssima perfettamente il rapporto 4:3 (Intervallo di Quarta Giusta)

 

    • Marte (Cistifellea): 24,07 km/s – 24,07 / 9,69 = 2,48

Approssima il rapporto 5:2 (Terza Maggiore all’Ottava superiore)

 

    • Venere (Reni): 35,02 km/s – 35,02 / 9,69 = 3,61

Si colloca vicino al rapporto 18:5 (Settima minore all’Ottava superiore)

 

    • Mercurio (Polmoni): 47,36 km/s – 47,36 / 9,69 = 4,89

Sfiora il rapporto 5:1 (Terza Maggiore alla seconda Ottava superiore)

 

 

Esattamente come previsto dalla “Musica delle Sfere”, l’ordine di accelerazione dei pianeti corrisponde a una precisa progressione di intervalli armonici sempre piú acuti e veloci.

 

2. La Risoluzione dell’Apparente Inversione Speculare

 

A un primo esame geometrico, la struttura del macrocosmo e quella del microcosmo appaiono invertite:

 

    • Macrocosmo: Il centro (il Sole) occupa una posizione fissa nello spazio, mentre i corpi fisici (i pianeti) vi ruotano attorno a velocità differenziate.

 

    • Microcosmo: I corpi fisici (gli organi) occupano una posizione anatomica fissa, mentre il fluido vitale (il sangue) vi scorre attraverso, convergendo verso il centro ritmico del cuore.

 

Questa contraddizione è tuttavia solo apparente, risolvendosi non appena si abbandona la prospettiva spaziale statica a favore di una visione dinamica:

 

In primo luogo, il Sole macrocosmico e il Cuore microcosmico svolgono la medesima funzione non come pompe meccaniche o perni materiali, ma come centri di pura mediazione, aspirazione e regolazione ritmica. Il cuore non spinge il sangue con la forza di un pistone, ma accoglie il movimento intrinseco del fluido ematico, lo frena e lo distribuisce secondo necessità, agendo esattamente come il Sole che governa e ordina le correnti dinamiche del sistema solare.

 

In secondo luogo, gli organi stanziali umani non sono oggetti inerti, ma processi in costante movimento interiore. Nello spazio cosmico macrocosmico, la forza planetaria si esprime come “movimento visibile di una massa nello spazio” (il pianeta che orbita). Nello spazio corporeo microcosmico, che è denso di materia, la medesima forza planetaria si arresta, si condensa e si esprime come “movimento funzionale e biochimico invisibile” (l’attività metabolica dell’organo).

 

Il sangue fluido funge cosí da vero e proprio spazio cosmico interiorizzato: esso scorre collegando le stazioni fisse degli organi, e rallentando o accelerando al loro interno (dalla palude splenica della milza-Saturno al flusso fluviale dei reni-Venere e dei polmoni-Mercurio) fa risuonare fisicamente nel corpo umano gli stessi accordi e rapporti frazionari che Pitagora aveva udito nel cielo. L’uomo si rivela, in ultima analisi, come uno splendido strumento musicale in cui la sinfonia del sangue traduce in vita terrena l’armonia eterna del cosmo.

 

 

Mario Iannarelli