La Percezione Pura in Massimo Scaligero

BioEtica

La Percezione Pura in Massimo Scaligero

I piccoli esseri e la grandezza del Creato!

 

 

Paesaggio autunnale

 

Siamo nel pieno dello splendore autunnale, la bellezza dei paesaggi tinti di rosso, oro e arancione, con sprazzi di violetto, ci spinge nel tempo libero, grazie anche al clima mite che ancora persiste, a fare escursioni in montagna in zone dove trovare boschi e vallate per passeggiare circondati dalle bellezze naturali; magari l’occasione ci permette di raccogliere castagne, noci, uva selvatica e funghi.

 

Anche Massimo Scaligero, in compagnia di alcuni discepoli a lui affezionati, si recava spesso la domenica a fare escursioni in montagna, solitamente al monte Guadagnolo. Naturalmente per lui non si trattava semplicemente di gite fuori porta, ma di reali esperienze spirituali di profonda connessione con la Natura Madre e gli esseri elementari che ne gestiscono la magia e l’equilibrio perfetto. Esercitava la percezione pura di ciò che lo circondava dopo un lungo cammino anche di ore per trovare angoli ancora non contaminati dalla civiltà umana.

 

Scaligero considerava un esercizio essenziale quello della percezione pura, che tende a ristabilire il giusto modo di osservare la natura che ci circonda, senza inserire subito l’immagine in un automatismo che rende il percepire lontano da quella che è la sua intrinseca realtà.

 

Dice infatti in L’uomo interiore: «L’ordinaria osservazione del mondo ancora non può essere vera, perché non è pura: è legata a imagini che acquisiscono la loro forma nel processo stesso dell’osservare, dominato dalla dualità: giustamente si parla di un “mondo di parvenze”, di una maya, o di un mondo irreale».

 

Percezione pura

 

Mentre il rapporto che dobbiamo ripristinare con la natura è quello che ci rende partecipi della sua essenza, in cui noi stessi siamo compresi, solo che entriamo in una quiete mentale, senza ag­gredire l’oggetto naturale, pianta, albero, fiore o panorama, che abbiamo scelto di guardare.

 

Scaligero ci spiega che «L’esercizio della “percezione pura” si compie anzitutto grazie alla tacitazione mentale, in quanto si abbia già un qualche controllo del pensiero: si evita cosí di proiettare sull’oggetto intimismi o psicologismi personali, o di alterare il contenuto della percezione con inconsci automatismi. Occorre dire che dinanzi a scenari della natura, a esseri o cose degni di ammirazione, occorre vietarsi anche il sorgere di un sentimento estetico».

 

Non dobbiamo guardare per estasiarci della bellezza, della luminosità, dei colori e delle forme di quanto è oggetto del nostro percepire, ma attendere che sia l’oggetto stesso a manifestarsi a noi.

 

«Si tratta – dice ancora Scaligero – di educare in sé un’attitudine a osservare l’oggetto spassio-natamente, sino a sostituire al soggettivo moto sensorio gradualmente estinto, ciò che di conse-guenza, non piú alterato o paralizzato, nasce dall’oggetto stesso: come un dato non piú sensibile, che è simultaneamente nell’oggetto e nella coscienza».

 

Quando ci esercitiamo al percepire puro, ciò che ci viene incontro è l’eterico del mondo vegetale, che si manifesta a chi attende con calma e profonda quiete interiore.

 

«Ciò che viene contemplato si rivela – aggiunge Massimo Scaligero – perché quel contemplare è il continuarsi della vita dell’anima nella cosa, in quanto nell’essenza non v’è separazione tra esse: la cosa non è piú tale, ma segno, momento del conoscere».

 

Noi esseri umani del ventunesimo secolo, rispetto ai contemporanei di Massimo Scaligero, abbiamo ancora piú difficoltà ad immergerci nella percezione pura della natura e arrivare alla visione della realtà eterica.

 

Infatti la tecnologia che utilizziamo ogni giorno, i dispositivi elettronici e la realtà virtuale, ci rendono piú chiusi e meno recettivi a questa possibilità

 

Massimo Scaligero al Guadagnolo

Massimo Scaligero al Guadagnolo

 

Ciononostante, chiunque decida di seguire la Via della Volontà Solare indicata da Steiner e Scaligero, oltre a fare gli esercizi fondamentali, dovrebbe dare massima importanza alla percezione pura e all’immersione nella natura selvaggia, magari lasciando per qualche ora spenti i propri dispositivi e permettendo alle forze del regno elementare di manifestarsi e di scambiare con noi energie preziose.

 

Massimo andava piú per donare che per ricevere: incontrava gnomi e altri piccoli esseri che tendono a non fidarsi degli esseri umani, tranne forse che dei bambini molto piccoli.

 

Del resto anche il Vangelo insegna: «Se non diventerete come bambini, non entrerete mai nel Regno dei Cieli» e anche nel Regno della Natura.

 

E noi dovremmo infatti ritornare un po’ bambini e liberi da condizionamenti cerebrali e istintivi. Seguiamo la via del Cuore e con i nostri bimbi andiamo a vivere le esperienze piú magiche che si possano fare: quelle destinate ai figli della Madre Divina che si ricordano di provenire dal Paradiso a cui certamente faremo ritorno!

 

 

Shanti Di Lieto Uchiyama