I retroscena spirituali della Prima Guerra Mondiale

Antroposofia

I retroscena spirituali della Prima Guerra Mondiale

 

Provate a immaginare quanto sia incredibilmente sconvolgente, per chi acquisisce la conoscenza iniziatica, scoprire che esiste un’alleanza tra popoli che nel Mondo Spirituale si combattono con accanimento! Naturalmente, non si devono generalizzare queste cose, né si deve trarre la conclusione che nel Mondo Spirituale tutto sia l’opposto del mondo fisico. Ogni singolo caso deve essere esaminato. Ma in questo caso abbiamo anche questa impressione sconvolgente, un’impressione che, si potrebbe dire, inizialmente annienta la nostra comprensione. Perché spesso ciò che si cela dietro le quinte dell’esistenza è ben diverso da ciò che appare nel mondo esteriore. Ma le cose ci diventano comprensibili nel loro vero contesto solo se riusciamo a illuminare ciò che si cela dietro le quinte dell’esistenza con il punto di vista della scienza spirituale. Allora però si imprimeranno nella nostra intera concezione anche quei sentimenti che, per cosí dire, immergono i nostri cuori nella verità, in contrapposizione ai pregiudizi in cui siamo inevitabilmente intrappolati quando ci abbandoniamo alle correnti del mondo fisico esteriore. In effetti, l’Europa centrale è oggi stretta tra due potenze in lotta e deve, in un certo senso, tenerle separate. Da ciò deriva però il nesso tra ciò che ieri ho definito la lotta della cultura mitteleuropea e ciò che, a destra e a sinistra, come in una morsa, opprime questa cultura mitteleuropea. Questo è il karma della cultura mitteleuropea: vedere il proprio sviluppo svolgersi tra ciò che è destinato a scontrarsi per una necessità storica. I giusti sentimenti riguardo al tragico conflitto di circostanze, nella misura in cui riguardano oggi l’Europa centrale, scaturiscono proprio da una tale considerazione. Solo allora, quando prendiamo a base una tale osservazione, ci rendiamo conto che, in fondo, la non partecipazione alle contese che in realtà devono essere combattute è ciò che è veramente caratteristico dell’Europa centrale: un comportamento innocente nei confronti di queste contese e dell’essere coinvolti nel karma.

 

E ora abbiamo anche visto quale sia l’esatta armonia di ciò che è contenuto nell’evoluzione: abbiamo visto quanto siano coinvolte l’Europa orientale e occidentale nel prossimo evento cristico. Se consideriamo la lotta della cultura mitteleuropea con la sua unione, come l’ho caratterizzata ieri, tra spirituale e corporeo, allora abbiamo anche la particolare configurazione dell’impulso cristico, che è infatti il portatore di questa unione tra spirituale e corporeo. Cosí, proprio nel cuore dell’Europa, si sta verificando il fenomeno di trasferire il cristianesimo negli eventi terreni. Qui, sul piano fisico, si svolge qualcosa di enorme importanza, mentre a destra e a sinistra, sui piani superiori, si continua a lottare per qualcosa. I piani fisico e spirituale si fondono quando li consideriamo in questo modo.

 

Rudolf Steiner «Golgotha»

Rudolf Steiner «Golgotha»

 

Questo è il complemento di quanto esposto ieri. E in fondo è cosí per tutta l’evoluzione, nella misura in cui essa si è ciò che sta accadendo ora nel XX secolo si è sviluppato gradualmente. L’impulso cristico è entrato nello sviluppo umano terrestre attraverso il Mistero del Golgotha, e in esso ha operato. Ma se l’impulso cristico avesse potuto operare solo come gli uomini lo hanno compreso, finora avrebbe avuto scarso effetto. Stiamo infatti appena iniziando a comprenderlo, stiamo appena iniziando a cogliere, attraverso la scienza spirituale, qualcosa di ciò che è il Mistero del Golgotha. L’impulso cristico ha agito. Ma in verità ha agito meno di tutto nelle dispute e nelle grida dei teologi.

 

Sarebbe stato grave se nell’evoluzione terrestre fosse potuto entrare dell’impulso cristico solo quanto gli uomini hanno compreso con il loro intelletto nelle diverse epoche. Ma ho sottolineato come l’im­pulso cristico abbia agito attraverso i secoli nelle forze animiche inconsce. Vi ho descritto [ad esempio nella conferenza del 1° gennaio 1914, quarta conferenza del ciclo Cristo e il mondo spirituale – La ricerca del santo Graal, O.O. n° 149, e in quella del 17 gennaio 1915, quarta conferenza del ciclo Destini umani e destini dei popoli, O.O. n° 157] come il 28 ottobre 312 Costantino si trovò di fronte a Massenzio, e lí si combatté una battaglia che decise il destino dell’Europa.

 

La Battaglia di Ponte Milvio

La Battaglia di Ponte Milvio

 

Quella battaglia non fu vinta dal­l’abilità dei generali, ma da ciò che avveniva nel subconscio degli uomini. Massenzio consultò i Libri Sibillini. Questi lo indussero, invece di lasciare le sue armate al sicuro a Roma, a condurle fuori dalle porte della città, incontro alle armate di Costantino. Costantino, invece, ebbe un sogno: far portare il monogramma di Cristo in testa al suo esercito. Non si seguirono quindi le astuzie dei condottieri, ma si seguirono i sogni, cioè gli impulsi del subconscio. Da ciò che ne derivò, l’Europa ha ricevuto la sua configurazione. La vera configurazione dell’impulso cristico non derivò da ciò su cui i teologi litigavano, ma dal fatto che il Christo vivente era nei campi, dove poteva essere attivo. Non sono i concetti umani del Christo che contano – quelli sono irrilevanti – ma il Christo vivente, che opera attraverso gli impulsi che gli sono propri. Quando gli uomini non lo capivano, entrava in quel regno dove la comprensione non è necessaria, dove si accoglie nei sogni ciò che deve passare nella sfera della volontà.

 

Giovanna d’Arco alla testa dell’esercito francese

Giovanna d’Arco alla testa dell’esercito francese

 

E ancora una volta fu in Europa che l’impulso cristico si manifestò, conferendo all’Eu­ropa una forma ben precisa: nel XV secolo, quando, grazie a una semplice contadina, la Pulzella d’Orléans, Giovanna d’Arco, l’Europa assunse una configurazione completamente diversa. Se all’epoca l’Inghil­terra avesse avuto la meglio sulla Francia – cosa che la Vergine d’Orléans impedí – l’intero corso storico successivo sarebbe stato ben diverso. Ma in verità, la pastorella d’Orléans non possedeva saggezza umana, bensí in lei agiva l’impulso cristico attraverso il suo precursore michaelico, esteriormente a favore della Francia, in realtà a favore dell’Inghilterra; poiché altrimenti l’Inghilterra non avrebbe potuto vivere lo sviluppo che ha attraversato. Ma per chiunque cerchi di comprendere il mondo spiritualmente, l’impulso cristico agí allora con enorme chiarezza in ciò che doveva accadere.

 

Ho spesso sottolineato come quelle antiche leggende, quelle antiche saghe e quei miti contengano verità che indicano come nelle tredici notti tra Natale e la festa dell’Epifania, la festa dei Re Magi, in quelle notti di profonda oscurità invernale, sia il momento in cui le forze terrene sono particolarmente favorevoli alla chiaroveggenza.

 

Il canto del sogno di Olaf Ästeson

 

Lí dove, per cosí dire, le for­ze fisiche si ritirano maggior­mente nell’inat- tività, lí le forze spirituali agiscono in modo del tutto particolare. In queste tredici notti, da Natale al 6 gennaio – cosí ci racconta un’antica leggenda norvegese – Olaf Ästeson dormiva [la leggenda ci è stata tramandata come Il canto del sogno di Olaf Ästeson. Rudolf Steiner l’ha tradotta in tedesco e ne ha parlato piú volte, soprattutto nel periodo natalizio e di Capodanno degli anni dal 1912 al 1915. Le conferenze sono pubblicate nel volume Il nesso dell’uomo con il mondo elementare, O.O. n° 158, dove è riportato anche il testo del canto del sogno] e in questo sonno ha attraversato in immagini tutto ciò che noi ora riconosciamo antroposoficamente come Kamaloka, come mondo dell’anima, come mondo dello Spirito. Questa è una verità. E non pochi, che, oserei dire, si trovano sulla soglia dell’Iniziazione, possono portare a compimento questa Iniziazione, se riescono a raggiungere un’esperienza interiore particolarmente intensa in questo periodo, nel quale è giustamente collocata la nascita del Christo, della luce spirituale del Sole.

 

Si potrebbe dire: se qualcuno dovesse vivere un’Iniziazione inconscia, quando sarebbe il momento migliore per viverla? La vivrebbe al meglio se fosse preparato in queste notti, quando si trova in uno stato di sonno, una sorta di stato distaccato dal mondo, fino al 6 gennaio. Non potremmo supporre che anche la pastorella Giovanna d’Arco, certamente non istruita né formata nelle scienze spirituali, ma interiormente spiritualizzata, avrebbe potuto essere iniziata al meglio se avesse trascorso queste notti in una sorta di stato di sonno, uno stato in cui non percepiva il mondo esterno attraverso i sensi e l’intelletto? È proprio quello che è successo! Nel periodo che precede la nascita fisica, non si è certamente predisposti a percepire il mondo circostante attraverso i sensi esterni, poiché questi sensi si risvegliano solo alla nascita nell’esistenza fisica. Prima della nascita non si è nemmeno in grado di pensare con la mente, ma la parte spirituale è allora in contatto con l’ambiente spirituale cosmico.

 

Ebbene, la Pulzella d’Orléans ha trascorso i tredici giorni precedenti il 6 gennaio nel grembo materno, poiché è nata proprio il 6 gennaio. Si tratta di un fatto che rivela profondi significati sulle interconnessioni cosmiche. Lo spirito del mondo che guida l’evoluzione aveva bisogno, nella Vergine d’Orléans, di un’anima umana che trascorresse proprio gli ultimi tredici giorni di gravidanza nel grembo materno fino al 6 gennaio e che poi nascesse. Qui scorgiamo in profondità quelle connessioni che si celano dietro le quinte dell’esistenza. Qui vediamo come il mondo sia guidato da una relazione spirituale. È nata un’anima che, in un certo senso, è stata iniziata dallo stesso Spirito del mondo fino alla sua nascita. Si tratta quindi di acquisire una percezione di come, in un certo senso, la coltre dell’esistenza esteriore della maya si stenda davanti a noi: se lo strappiamo in diversi punti, solo allora possiamo scrutare i misteri dell’esistenza. E questo deve diventare un sentimento e una percezione per il potere trasformatore della scienza spirituale nella cultura dell’umanità. Deve diventare una percezione il fatto che, per scrutare i misteri del mondo, si dovrà rompere radicalmente con la mera osservazione della maya esteriore, che naturalmente si era imposta a partire dallo splendore e dalla gloria della ricerca scientifica. Ma questo splendore e questa gloria devono essere sostituiti in futuro dalla Scienza dello Spirito. Ciò di cui l’umanità ha bisogno per far sí che la Scienza dello Spirito entri realmente nelle anime sarà, prima di tutto, una sincera buona volontà di unire la propria anima ai Mondi Spirituali. Tutto ciò, però, deve scaturire da una certa conoscenza di sé. Ma la conoscenza di sé non è affatto facile, e uno dei piú grandi inganni a cui ci si può abbandonare nella vita ordinaria è pensare che la conoscenza di sé, che deve essere l’inizio di ogni vera conoscenza, sia facile.

 

Il volto non riconosciuto

 

Anche per quanto riguarda l’aspetto piú esteriore, non è affatto particolarmente facile. Ho qui un libro; mi è capitato per caso – per cosí dire – di ritrovarlo per via karmica in questi giorni: il libro di un filosofo contemporaneo, che era professore di filosofia al­l’università di Vienna: Ana­lisi delle sensazioni. L’auto­re fa delle confessioni molto interessanti. A pagina 3 dice: «Da giovane, una volta, mentre attraversavo la strada, ho intravisto il mio volto di profilo riflesso in uno specchio, ma non l’ho riconosciuto come il mio. Ho pensato: che volto ripugnante, antipatico!». Quindi vedete, anche a questo livello la consapevolezza della propria forma puramente esteriore non è poi cosí diffusa. Il buon uomo ammette apertamente: gli appare un volto sgradevole, dal carattere repellente, e poi scopre che è il suo. Non si conosceva affatto dal punto di vista del suo aspetto esteriore. Come vedete, nemmeno la conoscenza di sé a livello esteriore si acquisisce facilmente. Si può essere professori universitari senza alcun problema; lo dimostra questo esempio. Ernst Mach, cosí si chiama il professore, fa altrove una confessione simile. È del tutto sincero. Dice: «Una volta tornai da un viaggio piuttosto stanco e salii su un autobus. Nello stesso momento salí sull’autobus un’altra persona. Pensai: “Ma che insegnante di scuola in declino sta salendo lí!”. E guarda un po’, ero io stesso». Si era visto rispecchiato. Il buon uomo sapeva che aspetto avesse un insegnante malandato, quindi ne vide uno salire, ma non riuscí a identificarsi con lui, non sapeva di avere quell’aspetto. Aggiunge al suo racconto: «Quindi conoscevo l’aspetto di quella categoria sociale meglio del mio!».

 

Ancora piú difficile della conoscenza dell’aspetto esteriore è la conoscenza dell’anima, la consapevolezza di ciò che siamo realmente nel nostro essere animico. Ma senza di essa non si può andare avanti, se si vuole davvero progredire nel campo dell’Iniziazione. L’illusione su se stessi è una delle peculiarità piú diffuse dell’essere umano, e di solito non si sa cosa accade nelle profondità dell’anima umana. Si pensa molto facilmente: “Sí, mi conosco, so cosa voglio!”. Ci si forma certe rappresentazioni su se stessi; solo che queste, il piú delle volte, non sono adatte a esprimere veramente ciò che siamo in realtà. Laggiú nell’anima spesso le cose appaiono molto diverse da come appaiono nella regione in cui ci facciamo le rappresentazioni su noi stessi.

 

Rancore

 

Permettetemi di farvi alcuni esempi che non solo possono verificarsi, ma spesso accadono, nelle relazioni umane: due persone vivono insieme. L’una nutre del rancore verso l’altra, tanto da provare piacere nel tormentarla, farle del male, a volte piú intensamente, a volte meno. Ciò che può essere la causa di questo tormento può essere un istinto primordiale alla crudeltà. Una persona può infatti andare in giro per il mondo apparentemente in modo del tutto innocuo e tuttavia essere in realtà un compagno piuttosto crudele, che sente il bisogno di tormentare il prossimo. Se poi si parla con questa persona, non ci perdonerà se la consideriamo un compagno crudele, un individuo disgustoso che prova soddisfazione solo quando riesce a tormentare il prossimo, ma dirà: «Ah, amo questa persona cosí infinitamente, cosí terribilmente, ma lei fa semplicemente questo, quello e quell’altro, e proprio perché la amo cosí tanto, non sopporto affatto che lo faccia!».

 

Questo è ciò che accade nella coscienza ordinaria dell’uomo, ma nel subconscio risiede la crudeltà. E le rappresentazioni della coscienza ordinaria sono lí solo per nascondere, per scusarci davanti a noi stessi. Il modo in cui ci facciamo delle rappresentazioni nella coscienza ordinaria è lí solo per scusarci adeguatamente davanti a noi stessi. Ho conosciuto un signore che in ogni occasione sottolineava di seguire una certa direzione spirituale solo per puro altruismo, che non gli piaceva particolarmente, ma che per senso del dovere e altruismo doveva seguirla. Gli dissi: non importa quale opinione lei abbia sulle cose che fa e perché le fa, ma ciò che conta è perché le fa realmente. E lei le fa perché le procura piacere farlo, proprio perché lusinga particolarmente la sua vanità farlo. È sgradevole ammettere con se stessi: in realtà sono piuttosto vanitoso, perciò faccio questo o quello.

 

Ecco perché amiamo la nostra maya: lei è diversa. La maya che portiamo nella nostra coscienza riguardo a noi stessi è spesso ancora piú lontana dalla realtà rispetto alla maya che abbiamo riguardo alla scienza spirituale. L’amore è certamente una cosa meravigliosa, a ragione, agli occhi del­l’opinione umana; ma spesso viene invocato a torto, l’amore! Quando eravamo ancora legati all’altra Società, sentivamo ripetere continuamente quanto fosse importante che le persone si amassero veramente, si amassero davvero! Spesso questo amore era solo il velo steso sulle dispute dogmatiche. Perché l’amore può spesso essere la maschera dell’egoismo piú intenso. Quando ci si compiace con particolare voluttà di fare questo o quello, spesso si traveste di amore ciò che si fa e ciò che in realtà procura piacere; e ci si giustifica cosí di fronte a ciò che in realtà non si ammetterebbe mai, ciò che rimane nelle profondità del subconscio.

 

Sí, se ci immergiamo in questo essere umano, allora precipiteremo davvero presto in un abisso. L’uomo può realmente conoscere se stesso solo immergendosi nei misteri dell’esistenza spirituale, familiarizzandosi con quelle che sono le grandi leggi di questa esistenza spirituale. Perché l’essere umano è complicato, e il piú grande errore è credere che questo essere umano sia in qualche modo semplice. Vorrei dire: tutti i misteri del mondo sono riuniti per dare forma all’essere umano. Ma queste cose devono essere comprese correttamente.

 

 

Rudolf Steiner (2. continua)

 


 

Conferenza tenuta a Stoccarda il 14 febbraio 1915, O.O. N° 174b – Traduzione di Marco Allasia.