Appunti

FiloSophia

 

Appunti

 

Non recedere dinanzi ad alcun male fisico.

 

Sempre, innanzi, il coraggio che fa del male fisico un pretesto per esprimersi senza limitazioni.

 

Milizia micaelita

 

È possibile con Yalta o l’equivalente – se lo stato michaelita e il brahmacharya sono in sintonia – dissolvere comunque il male fisico, in quanto ciò che esso vuole da noi lo si compie prima, lo si affronta e lo si soffre sullo scenario della meditazione.

 

Non avvilirsi [non sostare] non dare tregua al male fisico.

 

Non scoraggiarsi: la felicità è nell’aver resistito.

 

Non perdere un attimo, insistere, trasformando il male in un’occasione per esprimere tutte le forze interiori, per metterle in azione, per rafforzarle ancora di piú.

 

Essere lieto di potersi provare con le forze interiori contro il male fisico. Essere lieto di poter essere stimolato a emettere il meglio della propria forza.

 

Nessuna paura. Essere nella certezza che la Forza evocata “può tutto”. Al Cristo tutto è possibile, se noi gliene diamo il modo.

 

Insistere, con tenacia indomita, ossessiva, sempre piú crescente.

 

Fare attenzione al male che, cosí respinto, tenta risorgere mediante improvvisi pensieri molesti: essere ancora piú rapidi, intervenire nella persuasione che la stessa forza che ha annullato – sia pure temporaneamente – il male fisico, può certamente annullare ciò in cui il male fisico tenta risorgere: uno stato d’animo negativo. Si tratta di insistere e di andare sino in fondo.

 

Il vuoto. Ricordando ciò che viene riferito dal Dottore sulla Umgebung [l’ambiente – n.d.r.] dell’Io.

 

Togliere lo spazio, togliere tutto lo spazio, togliere i sensi, ogni punto di riferimento sensibile.

 

Da questo “vuoto” togliere la “durata”, ossia le forze vitali sovrasensibili, meta-spaziali: è tolto il tempo sottile. Ma con esso togliere tutto ciò che è astrale inferiore, riflesso, legato all’eterico-fisico. Togliere emozioni, pensieri, impulsi. Togliere infine ogni possibile pensamento di ciò.

 

Comincia il vuoto di ogni forma sottile, presente in ogni punto, in quanto è vuoto, puro vuoto, àmbito puro di ogni atto spirituale trascendente: mondo a-umano, inimmaginabile, essenziale, infinito, pervadente tutto, mondo di pura forza, di tutta la forza: inafferrabile, contenente tutto, presente tutto in un punto e in una immensità senza nome. È la potenza pura del Divino. È l’essenza archetipica di ogni cosa, di ogni essere: e l’astrale divino, il Devachan, il Volere cosmico, la Potenza inconcepibile: la Potenza che “muove il Sole e le altre Stelle”: il Vuoto, voraginoso per l’essere che esiste “moto puro senza spazio – che si veste di spazio nel lampo”. Forza abissale travolgente. Vuoto, zero assoluto dell’essere, calma della profondità infinita, e forza di ogni movimento, potenza di ogni creazione, Essenza essenziale.

 

È, quando è eliminato il mondo immaginativo, perciò è inimmaginabile.

 

Come difendersi dalle male azioni di taluni? Immediatamente vedendo il Cristo in loro, ossia la loro distanza dal Cristo, almeno in talune determinate espressioni. Non reagire nel modo ordinario.

 

Retrocedere la quella “periferia” di noi che subisce il risentimento e sentire, in quanto ci si eleva in zona piú pura, l’allineamento con coloro che seguono la R+C, e la intoccabilità su quel piano, dal cui livello lo svolgersi del karma è veduto nel suo senso piú vasto, ossia non alterato dalle reazioni personali a ciò che è contingente. Sentire la potenza assoluta del karma che vuole solo ciò che è giusto: se partecipo della sostanza di tale potenza, di che cosa posso temere?

 

Posso temere soltanto il mio venir meno alla linea spirituale, in simili occasioni. Il male è solo questo: perché la indipendenza attiva dello Spirito rispetto a ogni nota dell’esperienza terrestre è proprio ciò che elimina ogni ragione di timore.

 

 

 

Quindi, il non reagire nella maniera ordinaria, il ritrarsi dalla zona del risentimento, l’intervenire con la serie dei pensieri correttivi – da indirizzare eventualmente, con serenità e bontà a colui che è in torto con noi – l’alimentare fervida fiducia nella “evoluzione” dell’episodio dato il nostro intervento secondo il polo dello Spirito. È in sostanza il motivo perenne di Filosofia della Libertà: far corrispondere a ogni percezione la controparte concettuale-spirituale.

 

(Attendere, non reagire subito, far passare il tempo, correggere solo in condizioni di calma).

 

 

Se sono in regola con Yalta, niente può nuocermi.

 

Se uno ha torto verso di te, è in errore, va compatito perché l’Ostacolatore lo manovra.

 

Il rapporto con i morti: la continuità, la puntualità nella terra, la presenza perenne. Pensare a ciò che è sulla terra, già fatto da loro; mentre noi siamo qui, altri si preparano a venire: è un accordo universale, tra mondo extra umano ed umano. Gli stessi esseri salgono e scendono, dandosi il cambio, per una perenne presenza, che è l’identica opera da continuare, da fuori del tempo, nel tempo.

 

Questa meditazione va al cuore e si ri-eleva dal cuore. Ci chiarisce come l’opus magnum, la trasformazione della terra, è ininterrotta.

 

 “Gratitudine per il passato”, “Fiducia nell’avvenire”.

 

Piú difficile la seconda. Ma necessaria. È un non temere l’ignoto, un donarsi alla potenza della libertà che opera secondo lo Spirito e crea l’avvenire, ossia un continuo presente.

 

Non temere nulla: tutto è connesso con il karma e con il suo assoluto Signore. La sua sorveglianza segue ogni minima cosa nostra, conosce ogni nostra minima necessità, sa ciò di cui abbisogniamo, misura le prove e dona o toglie secondo la sua segreta Saggezza. Importante è per essa e per il suo moto la nostra libertà: compiuto un atto libero, molta strada è compiuta, il destino evolve, muta una situazione.

 

La possente via micheliana implica indipendenza in senso lato.

 

[Mai ciò che era fisicamente necessario è mancato, mai l’aiuto è mancato].

 

Ecco un primo modo di non temere.

 

Dinanzi alla certezza della Sua presenza, niente di ciò che è terrestre può avere “importanza”: non si può temere piú nulla.

 

Attività agitata

 

Sul piano fisico dobbiamo continuamente muoverci, agire, per fare qualcosa.

 

«È il contrario nei mondi spirituali. Là, ciò che deve avvenire per mezzo di noi, non accade che attraverso la nostra calma, attraverso il nostro sentimento di riposo completo. All’attività agitata del piano fisico corrisponde un sentimento di attesa nel mondo spirituale. Sul piano fisico, quanto meno siamo attivi, tanto meno si verificano cose per nostro mezzo: quanto piú ci moviamo, tanto piú ne conseguono fatti. Al contrario, la calma della nostra anima, la nostra rinuncia a qualsiasi attività: ciò permette al mondo spirituale di essere attivo in noi. È necessario che noi siamo in condizioni di guardare ciò che cosí avviene, come una grazia, come una benedizione, che non viene se non perché abbiamo potuto meritarla grazie alla nostra perfetta calma» (Rudolf Steiner).

 

Di continuo identificare il limite, ciò che impedisce la visione, la risonanza, la comunione profonda: di continuo sentire la natura inferiore e contrapporle – sia pure inizialmente con immagini e pensieri – ciò che la guarisce.

 

Trovata, nel Dottore, l’espressione “fiducia in sé” come una delle basi della forza per l’opera.

 

Nelle stesse pagine Egli parla della necessità di accumulare tanta forza che ce ne rimanga sia per la quiete dell’essere, sia per darla al Mondo Spirituale come sostanza, nel quale esprimersi.

 

In ordine alla possibilità di udire suoni e la voce del Mondo Spirituale, ill Dottore dice: «…una tale percezione non potrà mai essere vera se la persona che la sperimenta non sia passata prima attraverso la sfera della tranquillità assoluta» [Le manifestazioni del Karma – VIII conferenza – n.d.r.].

 

Ancora, riguardo alla lotta per esprimere l’Ordine Spirituale nel mondo, Egli dice: «Se il nostro piú intimo respira la vita di questa lotta come disposizione fondamentale dell’anima, allora in tale interiorità vive la vista interiore e l’udito interiore. E se possiamo essere tranquilli, assolutamente tranquilli, in questo campo di lotta, allora cominciano a balenare i Misteri superiori nel nostro cielo astrale e mentale» [Dai contenuti della Scuola Esoterica – III Quaderno].

 

Non afferrare “fuori”, ma fare silenzio, fermare il pensiero.

 

Se avessimo la velocità del suono, non lo udremmo: proprio perché abbiamo una condizione di immobilità rispetto al suono, lo udiamo. Cosí è per ogni percezione.

 

Ora noi abbiamo all’interno un moto dinamicamente pari a quello delle forze spirituali: perciò non le percepiamo. Se rispetto ad esse raggiungiamo una “immobilità”, una differenziazione di tensione, diveniamo centro, facciamo centro attorno all’Io e allora c’è differenziazione rispetto alle forze. Il riposo divino è la chiave. L’Io sono non aderisce all’illusoria agitazione, ma comincia con l’averla come oggetto, indi la ridimensione dall’interno.

 

Possente immobilità: qui è il vuoto in cui lo Spirituale opera: dove c’è movimento, già si è natura,

 

 

Massimo Scaligero (4. continua)