
Il Melo selvatico (Malus sylvestris), è per sua natura un albero delle radure, dei boschi di querce e carpini, da tempo immemorabile viene coltivato e le varietà ora presenti sul mercato sono innumerevoli.
Ritrovamenti archeologici di mele negli insediamenti umani datano già dal Neolitico, sembra infatti esser l’albero piú antico coltivato in Europa.
Appartiene alla famiglia delle rosacee, come il pero, il ciliegio, il biancospino, il pruno e la rosa.

I fiori hanno cinque petali ed un colore che va dal bianco al rosa.
Come accade per tutti gli alberi delle rosacee, non sono i germogli apicali, ma quelli laterali che portano fiori e frutti, ed è questo che rende l’albero cosí folto.
Di tutti i membri della famiglia, il Melo ha la mitologia piú ricca e piú significativa (a parte la rosa stessa, nel simbolismo ad esempio dell’Alchimia e dei Rosacroce).
Se pur sembra che sia una mela il frutto che Eva divise con Adamo, l’originale ebraico della Genesi parla genericamente di un “frutto”, quello dell’Albero della conoscenza, e non di una mela.
Certo è che nella pittura e scultura, fin dal lontano passato, compare il frutto della mela nelle raffigurazioni della tentazione, e cosa ciò abbia significato per lo sviluppo dell’uomo lo spiega Rudolf Steiner nei cicli delle sue conferenze.
Nella mitologia greca, Gaia, dea della Terra, quando si unisce a Zeus regala un melo sacro ad Era, regina dei Cieli. Esso viene posto nel Giardino delle Esperidi, sorvegliato dal drago Ladone, e una delle sette fatiche di Ercole sarà quella di cogliere alcune mele di quest’albero.

Botticelli «Il Giudizio di Paride»
Quando poi a Paride, principe di Troia, fu chiesto di scegliere tra le tre dee: Era, Atena, e Afrodite, egli diede una mela a quest’ultima, la suprema dea dell’amore e della bellezza, la madre di Eros.
Ecco perché la mela rivestiva significati legati alla fertilità e questo frutto lo si ritrovava in vari riti d’amore e in molte cerimonie di matrimoni in tutta l’Europa Occidentale, specialmente nei paesi slavi.
Ad Asgard, dimora degli dei della mitologia norvegese, mele magiche donano giovinezza eterna agli Asi, e sono custodite da Idun, regina degli Asi.
Nella leggenda di Artú, il re morente viene visto per l’ultima volta mentre naviga verso il sole al tramonto, diretto ad Avalon, e Avalon significa “mela”, nell’antica lingua Bretone e del Galles.
Avalon è l’antico nome della collina sacra di Glastonbury, lungo il suo sentiero a spirale erano piantati alberi di Melo e sulla cima del colle sorgeva un tempo un santuario dedicato alla Triplice Dea.
Per terminare queste brevi note sulle leggende e le tradizioni legate all’albero del Melo e ai suoi frutti (del resto si potrebbero stendere pagine e pagine per sviluppare nel dettaglio le varie storie), sempre nell’epos irlandese, del Galles e in parte nella terra Bretone si racconta di Condla, figlio di Conn Cetchathach, che soggiace ad un incantesimo per cui, grazie ad una mela ricevuta da una dea, si ritrova su una barca di cristallo che lo porterà, insieme a lei, in un mondo altro.
Nella leggenda irlandese il re Cormac, sovrano di quelle terre, riceve la visita di Lug, sotto sembianza di un valoroso guerriero. Lug gli parlò del paese da cui proveniva: «Un paese dove esiste solo la Verità, dove non ci sono né età né declino né oscurità, né male né invidia, né gelosia, odio e malvagità». Lug propose un’alleanza a Cormac, alleanza che il re accettò ed ebbe in pegno un ramo di Melo d’argento con tre mele d’oro.
Anche Merlino, il Mago della saga di re Artú, sembra impartisse i suoi insegnamenti sotto un albero di Melo.
Le proprietà terapeutiche del frutto della mela sono molteplici: rinforzano l’intero metabolismo, stimolano la digestione e il metabolismo dei grassi, aiutano l’attività del fegato e dei reni e in generale purificano l’organismo.
Nel caso di dissenteria 2-4 mele finemente grattugiate, due volte al giorno, sono un buon rimedio, nel caso contrario, se l’intestino deve essere stimolato, si assumano nella dieta mele cotte.
In passato si ricorreva piú spesso alle mele per le loro proprietà terapeutiche, basti ricordare il vecchio detto: “Una mela al giorno toglie il medico di torno!”.
Della mela si fa uso anche in cosmesi, per la pulizia della pelle e dei capelli, pulisce i denti e mantiene sane le gengive, dal frutto se ne ricava infine un ottimo succo e in paesi come la Normandia, dove se ne fa molto uso, i calcoli renali sono molto rari!
Il sidro, nelle culture del Nord, era considerata bevanda degli Dei, si sappia che lo si può ottenere anche senza contenuto alcoolico.

Va anche accennato all’uso del vischio che cresce sul Melo (Viscum mali) usato in alcuni preparati della Weleda che agiscono su patologie degenerative e tumorali col nome di Iscador, su indicazioni di Rudolf Steiner.
Nei Fiori di Bach, Crab Apple, preparato dai fiori di melo selvatico, è rimedio per coloro che si sentono impuri sia fuori che dentro, aiuta la persona a stabilire un buon rapporto col principio della purezza e dell’ordine, senza cadere negli eccessi del divenire troppo meticolosi.

Nell’ispirazione il Melo dona la vita e la giovinezza eterna. Trasporta i mortali verso le Terre degli Immortali. La mela, nella mitologia, permette di passare da un mondo all’altro.
Allegro in un giorno d’Estate,
danzo la mia vita su una verde radura,
cibandomi dove nascono le mele.
Nella luccicante rugiada di un’alba dorata,
nel frutteto contemplo voi alberi;
è qui che raccogliamo frutti e corriamo,
fino al giorno in cui andremo ad Avalon,
l’isola nel Sole Occidentale.
Davirita
