
Hilma af Klint
Nel 1986 un contadino svedese trovò molte casse di legno nella soffitta della sua casa di campagna ormai abbandonata. Quelle casse contenevano 1.200 dipinti dalle forme strane e dai colori accesi. Il contadino si rivolse ad un esperto che comprese che quelle opere erano di Hilma af Klint (Solna 1862 – Danderyd 1944), un’artista svedese che le aveva dipinte molti anni prima.
Cosí si è scoperto che la pittrice aveva anticipato di sette anni il linguaggio astratto di Kandinsky, realizzando questi lavori cosí particolari a partire dal 1906. Hilma, dopo gli studi svolti alla Reale Accademia delle Belle Arti, dipinse ed espose fino al 1908 ritratti e paesaggi in stile naturalistico, non mostrando mai al pubblico le sue opere astratte.
Nel 1879 la diciassettenne Hilma prese parte alla sua prima seduta spiritica, organizzata dalla medium, fotografa e pittrice Bertha Valerius. Nel 1896, insieme ad Anna Cassel, Cornelia Cederberg, Sigrid Hedman e Mathilda Nilsson fondò il gruppo “The Five” e con loro partecipò a sedute spiritiche realizzando disegni “ispirati” e praticando la scrittura automatica. Dal 1904 Ananda, uno dei suoi spiriti guida, la invitò ad iniziare la produzione artistica di tipo astratto. Nel 1906 un altro spirito guida, Amaliel, le chiese di realizzare opere destinate ad un “Tempio” seguendo i principi teosofici.

I Dieci Grandi
Iniziò cosí il suo piú fervido periodo creativo: dal 1906 al 1915 produsse 193 dipinti, denominati Dipinti per il Tempio, come ad esempio le opere della serie de I Dieci Grandi, realizzate nel 1907 a tempera su carta e caratterizzate da grandi dimensioni (328 x 240 cm).

Pala d’altare
Hilma era attratta dalla Teosofia di Madame Blavatsky e nel 1908 incontrò Rudolf Steiner, che era in visita a Stoccolma. Nel 1920 lo vide di nuovo a Dornach e negli anni successivi trascorse lunghi periodi al Goetheanum. Il suo piú grande desiderio, però mai realizzato, fu che la serie de I Dieci Grandi venisse scelta da Steiner per decorare il tempio antroposofico. Il Dottore, a quanto pare, fu colpito dalla sua ricerca artistica, ma le consigliò di nascondere al pubblico queste opere per almeno cinquant’anni, sostenendo che l’umanità non fosse ancora pronta a comprenderle. Nello stesso periodo anche altri artisti, come il già citato Vasily Kandinsky, Piet Mondrian, Kasimir Malevich e il gruppo francese dei Nabis furono ispirati dalle ricerche teosofiche ed antroposofiche.

Uno de «I Dieci Grandi»
L’incontro con Rudolf Steiner, che come sappiamo non approvava la pratica delle sedute spiritiche, e che le consigliò di nascondere i suoi lavori, la mise in crisi. Lei decise pertanto di interrompere la creazione pittorica fino al 1912. La volontà dell’artista era ora di illuminare l’umanità in merito ai nuovi insegnamenti ed alle rivelazioni legate all’Antroposofia di Steiner, che lei considerò sempre come “Il Maestro”.
Hilma morí il 21 ottobre 1944 investita da un tram, lasciando istruzioni precise agli eredi: le opere contrassegnate con il simbolo “+X”, circa 1.300 dipinti e 26.000 pagine di annotazioni, non dovevano essere rivelate prima che fossero passati vent’anni dalla sua morte. Pertanto il nipote Erik af Klint solo nel 1964 avviò la catalogazione delle opere, che non doveva assolutamente vendere per non disperderle. La pittrice si augurava che i suoi dipinti venissero accolti in un contesto antroposofico: aveva rinunciato a guadagnare con queste sue opere perché considerava il suo lavoro una missione spirituale.

«I Dieci Grandi» al Guggenheim di Bilbao
«So per certo di essere un atomo nell’universo con accesso a infinite possibilità di sviluppo» scrisse nei suoi quaderni. Oltre alle ricerche esoteriche amava anche la fisica, la geometria e la matematica, e nei dipinti ha evidenziato le scoperte scientifiche della sua epoca.
La fama arrivò postuma, grazie alla mostra che le è stata dedicata nel 2018 dal Guggenheim di New York, che vide la partecipazione di 600.000 visitatori, il piú alto numero mai registrato dal Museo, mentre la sede di Bilbao dello stesso Guggenheim ha ospitato una sua vasta monografica fino al febbraio 2025.

Caos primordiale
Se può interessare, per quanto io possa aver visto e compreso del suo lavoro, alcune opere mi sembrano decisamente affascinanti, altre mi lasciano perplesso…
Resta un dubbio: Steiner apprezzava il lavoro della pittrice svedese e consigliò di tenerlo nascosto in attesa di tempi migliori oppure, come qualcuno sostiene, non lo considerava artisticamente particolarmente valido e per questo motivo lo fece cadere nell’oblio per cosí tanto tempo?
Carmelo Nino Trovato
