Bypassare la morte

Scienza dello Spirito

bypassare la morte

Il mese dedicato ai defunti vede giustamente i loro cari particolarmente impegnati nel ricordarli con affetto. Contrariamente a quanto si crede, molto possiamo fare per chi non è piú fisicamente fra noi.

 

Vita da morte a nascita

 

In due conferenze berlinesi del 3 dicembre 1912 e 4 marzo 1913 (in: Morte da vita a nuova nascita, Libreria editrice Psiche) Rudolf Steiner ci ricorda lo stretto rapporto sempre esistente tra una vita terrena e la successiva esperienza nell’Aldilà: «Quando si passa attraverso la porta della morte non si sperimentano le cose per le quali non ci si è preparati. …La vita tra morte e nuova nascita è invero una continuazione della vita qui». Lapidario in proposito Massimo Scaligero: «Al Cielo non si giunge attraverso la morte ma superando la tenebra in vita» (in: “Iside Sofia. La Dea ignota, ed. Mediterranee).

 

Il Dottore specifica che: «non è vero che occorra prima morire per apprendere qualcosa»; convinzione di tante anime che, pur credendo in un’esistenza ultramondana, ritengono non sia il caso di occuparsene finché si è vivi e vegeti sulla Terra. E aggiunge: «Il nostro passaggio attraverso la vita terrena ha proprio un significato che da nulla può venir sostituito». Segue un’incoraggiante considerazione in merito al nostro impegno nella Scienza dello Spirito: possiamo conseguire dopo la morte quanto conferibile dalle Gerarchie «per il fatto di diventare appunto antroposofi e di prepararci a questo qui sulla Terra».

 

Parole che allo stesso tempo turbano l’anima di fronte al pensiero che tale sorte sia preclusa ai defunti che abbiano del tutto ignorato la Rivelazione steineriana nel corso della loro vita. Ma il Dottore ci soccorre: «Proprio in questo campo può peraltro intervenire una specie di mediazione». Seguono esempi davvero sorprendenti: «Un uomo può morire e può non aver sentito niente della Scienza dello Spirito durante la vita terrena». Oppure, caso piú grave: «Durante la vita il defunto ha rifiutato di occuparsi di Antroposofia; magari ha inveito contro di essa». Altra situazione davvero singolare: «Immaginiamo che due uomini abbiano vissuto sulla Terra. Può capitare che uno ad un certo momento della sua vita abbia acquisito una certa relazione con l’Antroposofia…. L’altro che gli stava accanto, per il fatto che l’amico è diventato antroposofo …comincia a dire malissimo della stessa. …Se per esempio l’An­troposofia fosse divenuta nota prima a lui, allora magari egli sarebbe diventato un buon antroposofo». Fondamentale la precisazione che segue: «Può avvenire che chi comincia ora ad ingiuriare malamente l’Antroposofia …lo fa soltanto …nella sua coscienza egoica. …L’avversione che appare nella coscienza abituale, è invece simpatia nel subcosciente. …Ciò che viviamo nella coscienza superficiale non è altrettanto importante quanto tutti i desideri nascosti, le passioni e le brame esistenti nelle profondità dell’anima e dei quali spesso l’Io nulla sa».

 

Rapporto di devozione con i morti

 

La conferenza del 4 marzo configura l’elemento decisivo per il defunto: «Ora è però passato attraverso la porta della morte, e mediante le altre persone sulla Terra, egli può prendere conoscenza dell’Antro­posofia»; ovviamente, in primis, tramite le persone piú care: «suo fratello, una moglie, o un amico a lui vicino sono antroposofi». Nell’altra conferenza è particolarmente esplicito: «Molta piú influenza del defunto su se stesso, o di altri defunti su di lui, hanno …quelli rimasti qui». Dunque è possibile supplire al completo disinteresse spirituale del defunto attivandosi verso di lui secondo il sentimento piú potente: «Qualcuno è qui sulla Terra e dà all’altro per amore». Allarga l’anima sentire che possiamo aiutare concretamente un nostro caro non piú tra noi fisicamente. Evidentemente il nostro trasporto può prendere forme diverse: preghiera, ricordo vivido e grato, divulgazione del suo insegnamento, continuazione di preziose iniziative, e molto altro ancora.

 

Lettura ai morti

 

Rudolf Steiner ci descrive una via che ritiene particolarmente efficace, e che denomina “lettura ai morti”. Ne sottolinea la specifica importanza per la vita di chi ci ha lasciato: «In questo modo noi possiamo fare loro un gran bene, anche se prima essi nulla vollero sapere del mondo spirituale. …Proprio mediante tali cose, nel nostro movimento antroposofico abbiamo sperimentato grandi e begli esempi di quello che possiamo far avere ai morti».

 

Ce ne vengono descritte le modalità. «Ciò viene fatto in maniera da formarsi la vivente rappresentazione che il defunto sia davanti a noi: ci si rappresentano pressappoco i suoi lineamenti». E quanto alla lettura stessa: «Col pensiero si ripercorre il contenuto di un libro antroposofico». Oppure: «Possiamo prendere un libro …e leggere per lui dal libro».

 

Potrebbe sorgere il legittimo dubbio che le parole terrene non siano piú percepibili dal trapassato. Dubbio infondato: «Fino a che egli si trova ancora nel periodo del Kamaloca, anche la lingua non è un impedimento; lo sarà soltanto quando sarà nel Devachan». In altre occasioni il Dottore ha raccomandato che la lettura, a voce moderata o silenziosa, assuma quasi la forma di una recitazione. È possibile leggere contemporaneamente a piú defunti, ma dovendoli vividamente immaginare in ascolto, la cosa risulta fattibile solo se in numero limitato.

 

Valgono le regole del buon senso: esaurito un argomento, meglio non proseguire per il momento. Come in ogni attività spirituale, per quanto possibile, giova mantenere un ritmo, ad esempio scegliendo un orario costante. Utilissimo precedere e concludere la lettura con brevi immagini particolarmente adatte, quali: «Ex Deo, nascimur; in Christo morimur; per Spiritum Sanctum reviviscimus».

 

Davvero toccante la sintesi sugli effetti della lettura ai morti: «Ciò che cosí fluisce dal piano fisico, è qualcosa che può apportare una modificazione nelle condizioni della vita fra la morte ed una nova nascita, qualcosa che può venire dato al defunto soltanto dal mondo fisico, e che non gli può invece venire dato direttamente dal mondo spirituale».

 

 

Francesco Leonetti