Un'epoca in precario equilibrio

Etica

epoca in precario equilibrio

 

Tempi Nuovi

 

Tempi Nuovi

 

La nostra è ve­ramente un’epoca diversa dalle precedenti. Sembra una banalità, eppure non è cosí. Un’epoca nuova in cui gli esseri umani hanno rag­giunto un meraviglioso e terrificante potere sul proprio destino. Ora, per renderci consapevoli di questa affermazione e per uscire dalla sfera filosofica andiamo subito al nodo centrale della questione e poniamoci una domanda: da quanto tempo disponiamo di strumenti capaci di alterare pesantemente il corso della vita e della morte degli esseri umani?

 

 

Vita prolungata artificialmente

 

 Vita prolungata artificialmente

 

Le apparecchiature che tengono in vita artificialmente i malati esistono da circa cento anni. Tutto cominciò nel 1928 a Boston, con l’invenzione del polmone d’acciaio, pensato per i malati di poliomielite che non riuscivano piú a respirare da soli. Nel 1943 l’olan­dese Willem Kolff realizzò la prima dialisi, cioè il rene artificiale. Nel 1952, durante un’epidemia di polio a Copenaghen, si usò per la prima volta su larga scala la respirazione assistita con un tubo in gola: fu cosí che nacquero le prime terapie intensive. L’anno dopo, nel 1953, arrivò la macchina cuore-polmone, impiegata negli interventi a cuore aperto, e nel 1958 fu impiantato il primo pacemaker. Infine, negli anni Settanta, comparve l’ECMO, un apparecchio capace di sostituire cuore e polmoni per giorni o anche settimane.

 

Nascita e morte

 

In sintesi, queste macchine esistono dagli anni Venti, mentre la terapia intensiva moderna risale agli anni Cinquanta. E per quanto riguarda la futura vita? I metodi scientifici per impedire la fecondazione esistono da circa sessant’anni, anche se i primi tentativi risalgono a un secolo fa. Alla fine degli anni Venti il medico tedesco Ernst Gräfenberg mise a punto un primo anello da inserire nell’utero, antenato della spirale, ma ebbe poca diffusione. La vera svolta in tal senso arrivò nel 1960, quando negli Stati Uniti fu approvata la pillola anticoncezionale, frutto delle ricerche di Gregory Pincus e John Rock. Negli stessi anni comparvero le spirali moderne in plastica, e verso la fine degli anni Sessanta quelle al rame, molto piú efficaci.

 

 

Enigmi della vita e della morte

 

Sono questi i due punti centrali con cui noi dobbiamo fare i conti se vogliamo comprendere il grado di libertà che gran parte dell’umanità attuale ha raggiunto. Stiamo parlando di enigmi che riguardano la vita e la morte, non di astratte teorie, opinioni o visioni del mondo. È con questo spaventoso grado di libertà che l’umanità attuale è costretta a fare i conti. Abbiamo usato la parola enigmi poiché spesso siamo impreparati a svolgere la sequenza dei fatti o delle storie che il mondo attuale ci pone di fronte.

 

 

La fine delle vecchie regole imposte

 

La fine delle regole imposte

 

Le vecchie consuetudini, per intenderci i veti che ad esempio la religione imponeva come divieti, non reggono piú, perché non reggono piú le regole imposte: il divieto assoluto degli anticoncezionali o la necessità di tenere imprigionata in vita a qualsiasi costo un corpo malato che non è in grado di sopravvivere su questa terra.

 

Tutto quanto abbiamo detto – prolungare artificialmente una esistenza mediante macchine oppure impedire artificialmente la fecondazione – è legato all’uso di un’energia senza la quale molte di queste possibilità estreme non si sarebbero potute attuare. Questa forza è nelle mani dell’essere umano, su larga scala, da circa centocinquant’anni, anche se la sua storia comincia prima. Nel 1800 Alessandro Volta inventò la pila, la prima fonte di corrente elettrica continua. Nel 1831 l’in­glese Michael Faraday scoprí come produrre elettricità attraverso il movimento: il principio su cui si basa ancora oggi il funzionamento dei generatori nelle centrali elettriche. Tra i primi impieghi pratici vi fu il telegrafo, diffusosi intorno al 1840. Una svolta decisiva arrivò nel 1879, quando Thomas Edison mise a punto una lampadina adatta all’uso commerciale, e nel 1882 inaugurò a New York la centrale di Pearl Street. L’anno successivo, nel 1883, entrò in funzione a Milano la centrale di Santa Radegonda, tra le prime dell’Europa continentale, che illuminava anche il Teatro alla Scala.

 

L’impiego diffuso dell’elettricità risale dunque alla fine dell’Ottocento; nel corso del Novecento essa è entrata progressivamente nelle case, trasformando la vita quotidiana e ampliando la capacità umana di intervenire sui processi naturali.

 

 

Energia subnaturale

 

Energia subnaturale

 

Senza l’uso di questa forza, senza l’uso della forza elettrica, noi non avremmo avuto la possibilità di costruire i polmoni o i cuori artificiali, né le macchine per la dialisi. Senza energia elettrica non ci sarebbe l’ecografia per conoscere il sesso di un futuro neonato. neonato, né la chimica che in origine aveva usato le piante per creare la pillola anticoncezionale e nella chimica moderna usa sempre piú spesso derivati del petrolio. Senza elettricità non ci sarebbe la tragica opportunità di scegliere tra la vita e la morte di un nato o di un non ancora nato!

 

Perciò quando scriviamo che la nostra è veramente un’epoca diversa dalle precedenti, non dobbiamo prendere le cose solo sul piano filosofico. Piú o meno dalla fine dell’Ottocento è finito il mondo precedente e siamo entrati in un’epoca nuova. Un’epoca, lo sottolineiamo, che è portatrice di una libertà inim­maginabile, ma anche di un disordine incommensurabile.

 

Territori inesplorati

 

In ambiente antroposofico ci ripetiamo che nel 1899 è terminato il Kali Yuga. Eppure, ci ritroviamo in un mondo disordinato nel quale l’impiego dell’elet­tricità ha stravolto ogni cosa, spingendoci verso territori inesplorati della conoscenza tecnica. Senza elettricità si sarebbe forse potuta scoprire la radioattività, ma difficilmente si sarebbe arrivati a sfruttare l’energia atomica. La fisica quantistica avrebbe potuto muovere i primi passi teorici, ma non raggiungere l’attuale sviluppo sperimentale e tecnologico. Non esisterebbero l’informatica come oggi la conosciamo, né la rete attraverso cui diffondiamo questi stessi pensieri. Come interpretiamo, dunque, il rapporto tra la fine del Kali Yuga e questa immensa espansione del potere tecnico dell’essere umano?

 

 

Caos contemporaneo segno di libertà

 

Ne consegue che il cambiamento d’epoca c’è stato, punto e basta. Siamo in un’epoca diversa dalle altre dove il caos, come scriveva Massimo Scaligero, ha portato l’umanità in una condizione molto vicina a quella della catastrofe atlantica. Senza energia elettrica non si realizzerebbero ad esempio i trapianti d’organo, ma cosa comporta sul piano sottile un trapianto d’organo? Questo il problema attuale, non ci si rende conto degli aspetti spirituali ovvero degli aspetti sostanziali di queste scelte aberranti. Di fronte a questo potere quasi sconfinato, l’umanità non è pronta a contrapporre una visione etica adeguata al potere concesso agli esseri umani.

 

Caos segno di libertà

 

Siamo come coloro che hanno, sul pavimento del salotto, un mobile d’Ikea da montare ma non hanno il libretto d’istruzioni su come montarlo. E il foglietto di un tempo – quello che si chiamava “morale comune” e che spiegava soltanto che il mobile è un oggetto con delle portelle adatto a riparare dei contenuti che vanno protetti dalla polvere e che ci proteggono dal disordine – non ci aiuta di fronte alla complessità delle attuali scelte a cui siamo chiamati.

 

Insistiamo sugli aspetti della rein­carnazione e del karma perché è questo il punto centrale di cui necessita la conoscenza morale del nostro periodo storico.

 

Come risolvere il problema dell’immigrazione selvaggia senza avere perlomeno il sentore che milioni di disperati sentono un’attrattiva subconscia per l’Occidente, al di là delle necessità economiche? L’essere perlomeno sfiorati dall’idea che milioni di anime non nate in Occidente a causa delle limitazioni delle nascite e soprattutto degli aborti hanno cercato scampo e si sono incarnate in Asia, Sudamerica ed Africa? E sentono come casa l’Europa e il Nordamerica?

 

 

Migrazioni di anime

 

Non parliamo di certezze ma solo di ipotesi, ma ipotesi sorrette da constatazioni obiettive. Le nascite europee diminuiscono fortemente; nell’UE cresce la quota dei bambini da madri nate al­l’estero, mentre in Italia il calo recente riguarda quasi interamente le coppie di cittadinanza italiana.

 

Nel ventennio 2005–2024, nell’Unione europea sono nati circa 50 milioni di bambini in meno rispetto a uno scenario con le nascite annue del 1964. Sia ben inteso, non solo gli aborti possono essere considerati la causa di tutte le nascite mancanti, perché gli anticoncezionali fanno il loro lavoro in senso massiccio,  ma una stima basata su uno studio condotto anche con ricercatori dell’OMS, indica circa 3,31 milioni di aborti volontari all’anno nell’intera Europa nel periodo 2015–2019. Comprende Russia, Regno Unito e altri paesi fuori dall’UE. Moltiplicando quel valore per vent’anni si ottengono circa 66 milioni di aborti volontari (ovvero di atti determinati da scelte non naturali), ma questa è soltanto una proiezione aritmetica, non una stima verificata. Ciò che conta è che la mancanza di un’idea precisa che molte anime nate in altri continenti sentono attrattività per l’Occidente. Non solo, molte anime evolute in senso razionale, destinate all’Europa sono nate nei paesi dell’Asia dando un contributo rapidissimo allo sviluppo di nazioni.

 

Milioni di bambini nati altrove

 

E queste riflessioni applicate alla demografia, questi pensieri necessari sono considerati assurdi, fantasiosi se non deliranti da un’umanità priva della bussola chiamata consapevolezza della reincarnazione e del karma. Ma se è vero, ed è vero che nella normalità come dice il Dottore una incarnazione può essere preparata per 900 anni, questi travasi di anime che volgono d’improvviso la scelta di nascere altrove hanno un importante peso nel caos contemporaneo.

 

 

Problemi sociali di oggi

 

Problemi sociali

 

È ormai evidente che una maggiore consapevolezza dovrà aiutare chi vive nell’epoca di Michele. Viviamo in un periodo storico nel quale i popoli sono chiamati a mescolarsi e a trovare punti d’incontro secondo una logica di equilibrio sociale, religioso e spirituale, anziché secondo un’affrettata logica economico-finanziaria. La Francia, con le tensioni delle sue banlieue, sta pagando un prezzo altissimo per le difficoltà d’integrazione. Nella grande Londra, secondo il censimento del 2021, circa 1,32 milioni di residenti si dichiaravano musulmani: il 15% della popolazione. In Germania, alla fine del 2025, risiedevano circa 936mila cittadini siriani, ai quali si aggiungono le persone di origine siriana divenute cittadine tedesche. L’Italia ha accolto oltre un milione di cittadini romeni. La loro tradizione prevalentemente cristiana e ortodossa ha favorito una maggiore vicinanza culturale con il nostro Paese.

 

Noi siamo chiamati a portare luce in tali dilemmi, sul piano sociale e, soprattutto, su quello individuale. Possiamo, ad esempio, esprimere la volontà di non essere sottoposti a trattamenti di sostegno vitale che riteniamo sproporzionati e contrari alla nostra concezione dell’esistenza. Perché questa volontà possa orientare le decisioni anche in caso di futura incapacità, non basta affidarla informalmente ai familiari: possiamo formularla nelle disposizioni anticipate di trattamento, le DAT, previste dall’articolo 4 della Legge 219/2017, dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle nostre scelte.

 

Se intendiamo non donare gli organi dopo la morte, possiamo invece dichiarare il dissenso al­l’ufficio anagrafe, al rilascio o rinnovo della carta d’identità. La scelta viene registrata nel Sistema Informativo Trapianti. Il significato spirituale che attribuiamo alla morte va distinto dal suo accertamento medico e giuridico. Se intendiamo rifiutare di ricevere un trapianto, possiamo esprimere tale decisione attraverso il consenso informato; per un’eventuale futura incapacità di decidere, possiamo indicarla nelle DAT, depositabili presso l’ufficio di stato civile del Comune di residenza. Sono questioni che, soltanto mezzo secolo fa, potevano apparire a molti come fantasie fantascientifiche. Oggi ci chiedono di trasformare la riflessione in scelte consapevoli e, quando necessario, in disposizioni formalmente espresse.

 

 

Il Male e la tecnica

 

Esiste una chiara componente demoniaca nei trapianti d’organo. Abbiamo visto con i nostri occhi cambiare completamente il carattere di una persona trapiantata. Gli organi di un defunto dovrebbero ritornare al cosmo e invece restano sulla terra.

 

Abbiamo visto anche un cambiamento caratteriale in una persona anziana che aveva ricevuto una trasfusione di sangue. Il problema è che difficilmente possiamo sposare l’idea dei Testimoni di Geova che rifiutano le trasfusioni di sangue. Si noti, allora, quanto la tecnica ci conduca a scelte morali molto impegnative.

 

Mick Jagger

 

E se parliamo di faccende demoniache, dobbiamo anche considerare che certe pop star ottantenni si fanno cambiare il sangue per disintossicarsi e ritrovare l’energia per saltare con soddisfazione, anzi, con “Satisfaction”, sul palco.

 

La domanda che attraversa il pensiero di Paul Emberson, un antroposofo che ha studiato la tecnica a fondo, può essere formulata cosí: che cosa accade all’essere umano quando la capacità di costruire strumenti cresce piú rapidamente della capacità di comprenderne le conseguenze spirituali?

 

 

Salvino Ruoli