La posta dei lettori

Redazione

La posta dei lettori

Molte sono le domande che mi pongo: è possibile arrivare alla concentrazione senza aver prima messo in catene il corpo astrale? È possibile sviluppare dentro il corpo astrale la volontà di superare se stessi, senza arrivare all’estremo dell’odio per se stessi (Pascal) e all’autoflagel­lazione (il comune metodo di tanti monaci)? È possibile che il corpo astrale sviluppi un sentimento amichevole per l’Io (la filosofia!)? È possibile che il corpo astrale si rassegni senza grandi battaglie, ma solo a causa della saggezza? È possibile realizzare il vecchio sogno del filosofo? È possibile trovare un equilibrio interiore che permetta di ascendere allo Spirito (buddhismo, stoicismo, epicureismo)? Può esserci un passaggio fluido tra illusione e verità? Esiste qualche forma di cooperazione tra la morte e la risurrezione? È possibile assorbire il Doppio nell’uomo superiore? Tutte domande che si riducono a queste: è possibile la pace sulla Terra? È possibile essere degni fratelli di Gesú, senza morire sulla croce? È possibile aver potere sulla Terra senza servire il male?…

 

Alessandro S.

 

A ognuno dei tanti quesiti posti, la soluzione risiede nella Scienza dello Spirito, la Via che ci ha indicato il Maestro dei Nuovi Tempi, Rudolf Steiner, e che Massimo Scaligero ci ha aiutato a comprendere ancora piú profondamente. Con le giuste letture, almeno dei testi fondamentali del­l’antroposofia, e l’applicazione costante agli esercizi per un sano sviluppo della nostra interiorità, ognuna di queste domande riceve la sua risposta.

 




 

Nel nuovo Archetipo, Massimo ci dice di uscire dalla sofferenza autoindotta, che è semplice, basta spostarsi e centrarsi, un po’ come fanno i praticanti di aikido. Difficile è starci il piú possibile lí. Quanto coraggio, quanta attenzione, quanto desiderio ci vuole! Eppure non c’è possibile soluzione, se non nell’abbandonarsi, cosa che non riesco a fare. Comunque va bene cosí! Mi costa? Sí. Mi duole? Sí. Se però non ci sono scorciatoie, che sia! Benché mi costi andare avanti cosí – molte difficoltà, poca gioia, insicurezza, nessuna consolazione – mi sento comunque un combattente di una guerra giusta e tanto mi fa andare avanti. Non riesco ad essere un saggio, ma solo un soldato, con poche qualità, ma ben orientato.

 

Mauro M.

 

Quando si lavora non dobbiamo abbatterci né considerarci tanto lontani dalla meta. Nel Mondo spirituale, nell’eterico al quale possiamo giungere con gli esercizi, non c’è spazio né tempo, quindi la meta lontana può essere raggiunta in un attimo. Salvo poi a voler raggiungere una nuova meta… Quindi niente abbattimenti e dolore.. Si deve essere “solari”, ovvero fare continuamente, anche nella vita di ogni giorno, l’esercizio della positività. Siamo qui per trovare la nostra strada, per evolvere non solo con le letture e gli esercizi, ma soprattutto con il nostro comportamento premuroso, benevolo e generoso verso coloro che sono intorno a noi. Questo conta moltissimo. Diceva Massimo Scaligero che una madre e moglie amorevole, che si preoccupa della sua famiglia, cura la casa e fa quadrare i conti, può essere piú avanti spiritualmente di un asceta che si macera per arrivare a mete spirituali altissime! Quindi sorrisi e positività! Il Sole splende e il Logos è qui con noi, sulla Terra!

 




 

Nelle vostre risposte vedo sempre una contrarietà allo Yoga. Io devo testimoniare che per me è salutare, mi dedico due volte a settimana ad andare in palestra e praticarlo, e questo mi giova sia fisicamente che come recupero di energie psichiche e, posso dire, anche spirituali. Quindi il fatto di non apprezzare l’aiuto che si può trarre dallo Yoga, mi fa pensare che da parte vostra ci sia una sorta di preclusione dovuta a una mancata conoscenza ed esperienza di quella importante disciplina, che ha attraversato i secoli ed è tuttora validissima.

 

Maria Cristina G.

 

Lo yoga, come è attualmente insegnato nelle palestre, in genere riguarda esercizi fisici e di rilassamento che possono sicuramente essere di aiuto al fisico, forse in parte anche a una psiche oberata da problemi quotidiani: lasciarseli alle spalle per dedicarsi a se stessi può apparire molto rigenerante. Però lo yoga, se insegnato secondo la Tradizione, ha una parte che coinvolge la psiche, con esercizi di respirazione e anche di meditazione, poco adatti alla costituzione fisica dell’uomo attuale, dato che era stato pensato per strutture psico-fisiche assai diverse dall’essere umano attuale. Massimo Scaligero, che era esperto di questa disciplina, ne caratterizza in molti suoi scritti le caratteristiche, che poco si attagliano a chi cerca di seguire un’attuale Via di formazione interiore. Nel suo libro Psicoterapia, Massimo Scaligero scrive: «Un’attività cosciente predeterminata del pensiero può portare l’organo cerebrale in un primo tempo a uno stato di distensione, e, in un secondo tempo di astensione positiva, onde il pensiero coincide integralmente con il proprio movimento, acquisendo autonomia e inesauribilità rispetto all’organo cerebrale. …Perché sia conoscibile l’ampiezza della funzione terapeutica di una simile disciplina [la Psicologia], occorre che essa sia primamente realizzata dagli indagatori stessi, dagli psicologhi disposti a sperimentare in se medesimi la psiche. …Che lo yoga non abbia a che fare con un simile còmpito, deve risultare dall’esperienza rigorosa del pensiero, presupposto di ogni positiva operazione psichica. Si può dire che lo yoga agisce in senso inverso a quello accennato, in quanto il suo assunto è l’utilizza­zione, non il padroneggiamento, delle forze non ancora individuali del pensiero, essendogli estranea la necessità della loro espressione autocosciente. Lo yoga esigeva che l’asceta raccogliesse in sé le forze del pensiero, per retrocedere mediante esse verso uno stato pre-personale, giovandosi a ciò di adeguate discipline: quelle che nel tipo moderno giungono a vincolare piú dell’ordinario la psiche alla corporeità, togliendo al pensiero la possibilità di agire come svincolatore del mentale dal sistema nervoso».

 




  

Mi è sempre molto difficile conciliare le tensioni che si instaurano nell’ambiente di lavoro per le sopraffazioni di qualche collega sugli altri, e in particolare su di me, con l’antroposofia che cerco di riuscire a seguire con grande volontà. Se ci provo però mi sento ancora piú tartassato. Solo diventando duro come gli altri riesco a sopravvivere…

 

Ermanno T.

 

La lettera è molto lunga e descrive un serio disagio avvertito in un àmbito lavorativo di difficile sopportazione, soprattutto per chi è particolarmente sensibile. Posso ricordare una definizione di Massimo, che considerava questo tipo di difficoltà come “una palestra” in cui esercitare tutte le qualità che dobbiamo cercare di far crescere in noi: pazienza, amorevolezza, serenità, assenza di giudizio, equanimità. Se riusciremo a farlo nonostante l’atmosfera ostile, assisteremo ad una trasformazione positiva apparentemente impossibile, ma che invece inevitabilmente accadrà.