Dall’intuizione matematica a quella imaginativa

Esoterismo

Dall’intuizione matematica a quella imaginativa

Il Logos e i Nuovi Misteri

 

L’Indipendenza del pensiero – Senza la propria indipendenza dal dato misurabile, il pensiero non potrebbe procedere continuamente da calcolo a calcolo, cosí come da intuizione a intuizione, attraverso il tema fisico-matema­tico. Questa autonomia, però, resta ignota allo scienziato contemporaneo; infatti la correlazione fisico-matematica trascura la relazione concettuale pura che la rende possibile. Nella conoscenza matematico-fisica, la possibilità intuitiva del pensiero viene sollecitata, ma non come processo. Lo scienziato intuisce un processo che considera processo del reale, perché lo vede svolgersi nel fenomeno. Se fosse però sufficientemente attento, potrebbe accorgersi che tale processo e il suo contenuto intuitivo coincidono; se non coincidessero, egli non saprebbe nulla di ciò che accade e non percepirebbe il cosiddetto processo del reale. L’elemento intuitivo è chiamato a offrire il proprio apporto piú spirituale, in epoca moderna, mediante la correlazione con la pura mineralità del mondo ovvero un’oggettività concreta, ma assolutamente astratta, poiché limitata alla calcolabilità. Tale astrattezza radicale garantisce la purezza del pensiero, tuttavia comincia a divenire ostacolo a questa, nel momento in cui lo Spirito non ravvisa piú in essa il proprio operato.

 

 

Difficoltà di comprensione

 

L’intuito della matematica – La Scienza si arresta nella sfera della quantità, non per difetto dei propri metodi, bensí perché il suo sistema metodico è rimasto privo della necessaria controparte interiore, quella che avrebbe dovuto manifestarsi come contenuto intuitivo in coloro chiamati a orientare la conoscenza secondo i principi della perennità. Tali guide si sono tuttavia limitate all’analisi del mondo moderno, senza ritrovare il retroscena spirituale che l’esoterismo avrebbe dovuto viceversa restituire. Il rovesciamento del rapporto tra Spirito e Materia viene oggi purtroppo attuato, seppure inconsapevolmente, anche dagli stessi esoteristi. Costoro non ravvisano lo Spirituale là dove esso sta realmente sorgendo ovvero nel moto iniziale dell’autocoscienza, nel punto esatto in cui l’intuizione logica discende dal Logos. La logica formale non viene sottratta al Logos soltanto dai cultori della quantità, ma soprattutto dai presunti suoi superatori, i quali non sanno individuare, in vizio di un mancato sentire, la scaturigine della determinazione logica ove il Logos si apre alla coscienza attraverso il puro elemento di Potenza individuale. Quando l’esoterista tradizionale parla di un Assoluto che è uno e tutto, infinito ed eterno, immanifesto ed immanente pur sorreggendo i gradi della manifestazione, non si può non condividere la sua affermazione. Tuttavia, egli si limita a rappresentarsi tale Assoluto, ossia a proiettarlo fuori di sé. Ricorre a pensieri ai quali non riconosce la categoria dell’infinito e dell’universale, perché quei pensieri sono privi di vita e richiederebbero un’ascesi specifica, un’ascesi del tempo presente, che la tradizione non contempla.

 

 

Robot matematico

 

Sapere e alterità – La tecnologia nasce ed è reale, ma non è seguita dall’originario pensiero intuitivo, che non viene piú sollecitato. L’intuizione viene sostituita dal Sapere eruditico; ma è proprio il Sapere a vincolarsi all’oggetto e a collocarlo in un’alterità opposta al pensiero intuitivo da cui la sua verità de­riva. Davanti al Sapere che si fa valere in vece del valore spi­rituale, il pensiero originario, archetipale, si affievolisce nella sua autentica natura spirituale. Esso ripercorre il processo non piú intuitivamente, bensí meccanicamente; il processo cessa cosí di essere processo di verità e di vitalità e opera come alterità, separando l’oggetto dalla corrente intuitiva da cui è nato. L’alterità diventa allora reale in sé, come processo della meccanicità, e condiziona il Soggetto umano. Tuttavia, il sapere scientifico, estraniandosi dal momento dell’identità intuitiva, consente di operare sull’oggetto o sul procedimento fisico-matematico non mediante le forze cognitive iniziali dell’identità, cioè non attraverso un’azione interiore diretta o ascetica, bensí tramite un’azione esteriore, fisicamente mediata. L’azione di una cosa sull’altra, secondo lo sviluppo del processo dell’alterità fenomenica o matematica o artificiale che può anche essa condurre allo spirituale.

 

 

Intuizione spirituale

 

Intuizione spirituale – L’identità del momento intuitivo con l’og­getto costituisce il germe reale del processo è piú reale dello stesso Sapere, che ne è il prodotto. Tale identità è il fondamento, ma un fondamento spesso ignorato. Essa dovrebbe rappresentare l’apice della ricerca, in quanto esperienza superiore della coscienza; invece, normalmente non viene neppure supposta come evento iniziale. Viene utilizzata senza essere riconosciuta come momento originario del processo, oscurata dal proprio prodotto cognitivo: il Sapere. Ad esempio, coloro che nel passato iniziarono a edificare l’organismo economico, non erano teorici dell’economia né uomini politici; erano viceversa pratici portatori dell’intuito economico. L’ideologia livellatrice e non elitaria li perseguitava e li perseguita tuttora, e viene oggi soppressa  in ogni parte del globo, nell’illusione di colpire in queste élite l’egoismo proprio della prassi economica. In realtà, tale egoismo è insito in via generale nell’anima umana e soltanto in essa può essere trasformato con le dovute tecniche della Scienza dello Spirito (vedi Operatio Solis: Ascesi del cuore e delle correnti eteriche della testa – L’Archetipo). Sulla scena in cui si svolge il dominio della co­scienza riflessa, la corrente istintiva manovra razionalmente l’elemento meccanico e tecnologico, grazie all’identità inconscia tra l’istintivo e il cerebrale. L’Io dialettico è, in sostanza, un Io la cui esistenza può legittimamente essere messa in dubbio: è un Io riflesso, sul quale si può discutere secondo una dialettica illimitata ed estenuante, senza alcuna reale penetrazione della sua realtà. L’uomo convive con il caos della propria vita psicofisica, restringendosi a un controllo periferico, quantitativo o dialettico. Non opera veramente dal centro di sé, dall’Io; non può penetrare il «profondo», perché crede a un tessuto interno della materia. Ma questo interno sarà la sua stessa interiorità profonda di natura spirituale che egli ora non sa raggiungere.

 

 

VITRIOL

 

Pensieri imaginativo-intuitivi – Nel pensiero immaginativo-intuitivo, invece, l’Io vive il senso della storia dell’uomo e della sua natura profonda. L’essere umano può comprendere il significato della propria prigionia nel sensibile, che de facto gli impedisce di penetrare nel mondo sensibile (Visita Interiore Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem). Egli, in verità, non è ancora entrato nel sensibile, questa è la fonte del suo errore e l’ori­gine del male. Egli brama il sensibile sentendosi fuori di esso, mentre in realtà vi è immerso, ma privo di sufficienti forze di coscienza per avvertirlo. La coscienza dialettica lo separa dalla propria realtà profonda, che è la profondità del suo essere inserito nel fisico-sensibile. La corrente intuitivo-imaginativa (vedi L’imaginazione creatrice – L’Archetipo) alla quale il pensiero, in quanto libero, può attingere, non ha di fronte a sé un mondo sensibile né una materia da conoscere come alterità, essa contiene in sé il sensibile. A tale corrente non v’è materia che si opponga. Cosí, il passaggio dall’intuizione matematica al­l’intuizione spirituale non consiste nell’abbandono della scienza, ma nel riconoscere che il pensiero quantita­tivo contiene, in forma oscurata, una possibilità di esperienza interiore. Quando il pensiero si libera dalla sola alterità degli oggetti e si svolge come attività immaginativa, esso non rappresenta piú il mondo dall’esterno: lo riporta alla vita del Logos, dove Spirito e sensibile ritrovano la loro unità originaria.

 

 

Kether