I retroscena spirituali della Prima Guerra Mondiale

AntropoSophia

I retroscena spirituali della Prima Guerra Mondiale

Robert Hamerling

Robert Hamerling

 

Vorrei illustrarvi un concetto in modo chiaro. Soprattutto in questo momento, riveste una certa importanza mettere in luce come sia emerso, ai nostri giorni, il legame naturale tra due Paesi dell’Europa centrale [La Germania e l’Austria]. In Austria, nella seconda metà del XIX secolo, visse uno dei poeti piú profondamente tedeschi, Robert Hamerling. Era tedesco anche perché cercava davvero di far rinascere il mondo intero nella propria anima. Nel suo Asvero a Roma fa risalire l’anima umana errante fino a Caino, e nel confronto tra Asvero e Nerone ha cercato di risolvere i profondi enigmi dell’anima umana. Nella sua Aspasia ha cercato di far rinascere la vita culturale greca dall’anima tedesca. Quella profondità di comprensione, ricercata in un certo periodo della vita religiosa, egli cercò di risolverla per se stesso come un enigma esistenziale nel suo poema epico anabattista Il re di Sion. Ciò che costituiva le motivazioni trainanti della Rivoluzione francese, cercò di chiarirlo nel suo dramma Danton e Robespierre. E infine, gli impulsi che si proiettavano nel futuro e che dominavano la sfera spirituale, cercò di chiarirli nel suo Homunculus. Ma potrei citare molti altri esempi per dimostrare quanto Robert Hamerling fosse un autentico spirito mitteleuropeo, uno spirito tedesco. Questo Robert Hamerling trascorse gran parte della sua vita a letto; negli ultimi trent’anni fu quasi costantemente malato. Scrisse le sue opere piú importanti tormentato dal dolore, mentre era costretto a letto. Ma nessuno, leggendole, intuirebbe che siano state scritte da un uomo gravemente malato. Tutto è sano; si può giudicare l’opera come si vuole, ma tutto è sano. Certo, le opere hanno avuto un gran numero di edizioni; ma negli anni Ottanta dell’Ottocento, potrei dire che mi apparve davanti agli occhi in modo quasi simbolicamente vivido ciò che uno spirito del genere avrebbe potuto diventare per una parte dell’umanità dell’Europa centrale, se i suoi impulsi fossero penetrati nelle anime.

 

Delitto e castigo

 

Una volta, mentre in una società si parlava proprio di cose come quelle che, attraverso Robert Hamerling, erano penetrate nello sviluppo spirituale, entrò una persona abituata ad ascoltare volentieri soprattutto se stessa e a non prestare molta attenzione a ciò che dicevano gli altri – ci sono infatti persone che si compiacciono del suono della propria voce. Come una bomba, dichiarò che la piú grande opera mai realizzata dall’umanità era Raskolnikov di Dostoevskij [Intendeva naturalmente Delitto e castigo, il cui personaggio principale era appunto Raskolnikov]. Certamente, non bisogna sottovalutare la singolare grandezza del Raskolni­kov di Dostoevskij, ma l’attaccamento al materiale, all’anima che r­imane intrappolata nel materiale e lascia fuori lo spirituale, contrasta enormemente con la fusione di spirituale e materiale che Hamerling cercava. È certamente piú interessante e sensazionale osservare quel­l’anima che non vuole distaccarsi dal materiale e che Dostoevskij descrive in modo cosí grandioso, ma per l’uomo mitteleuropeo riconoscere l’interpenetrazione tra lo spirituale e il corporeo significa riconoscere la propria intera essenza e il proprio intero compito. Anche in questo caso occorre lottare.

 

Alla lotta esteriore se ne aggiungerà una interiore, quella lotta interiore contro le forze ostili che si ribellano al riconoscimento dello spirituale. Stiamo già vivendo i fatti piú strani: da una parte ci è stato raccomandato di non prestare troppa attenzione a come si contrappongano ora le forze intellettuali europee; perché se dovesse prevalere il pensiero puramente tedesco – ci è stato raccomandato proprio dalla parte tedesca! – si dovrebbe temere una rinascita di quelle idee che Hegel, Fichte, Schelling e Goethe hanno generato: si dovrebbe temere un sognare metafisico. È una paura singolare quella di cui si parla; ma questa paura potrebbe diventare sempre piú grande, e coloro che la provano non saranno certamente in grado di abbracciare la spiritualità. In realtà, però, bisogna rendersi conto che l’idealismo dell’Europa centrale, proprio come il bambino che diventa uomo, deve evolversi verso la spiritualità; poiché questo idealismo dell’Europa centrale è figlio della spiritualità, il figlio che è destinato a diventare spiritualità.

 

Idealismo di Fichte

 

Quando Fichte parlava, si riferiva ancora semplice­mente all’idealismo, ma di un idealismo che tende allo spiritualismo. Questo impul­so dello spiritualismo non deve scomparire dall’evolu­zione terrestre.

 

Con queste semplici parole si può esprimere molto dello spirito del tempo. Alcuni individui hanno intuito, hanno percepito cose del genere. Ma queste intuizioni passano inosservate, senza essere colte nella loro profondità, senza che se ne riconosca l’im­portanza fondamentale. Si trascura di collegare il secondario all’essenziale. Ed è per questo che è cruciale non perdere di vista il quadro generale, per vedere veramente ciò che è essenziale nelle correnti che permeano l’evoluzione della Terra. E giungiamo all’essenziale quando ci lasciamo istruire da ciò che questa evoluzione della Terra ci mostra nella luce spirituale. Nel caso specifico, se prendiamo davvero sul serio l’insegnamento delle successive epoche di cultura post-atlantiche – e questo va ripetuto ancora e ancora – gli esseri umani dovrebbero superare quel punto di vista ristretto che non riesce a vedere l’essenziale.

 

Permettetemi di fare un esempio. Tra di noi è necessario richiamare l’attenzione su tali questioni. Supponiamo che qualcuno oggi dicesse quanto segue, e proviamo poi a riflettere sul fatto che qualcuno oggi possa dire una cosa del genere: «Per quanto mi riguarda, non ho alcun dubbio che sia imminente un conflitto tra il mondo germanico e quello slavo, che esso si accenderà o attraverso l’Oriente, in particolare la Turchia, o attraverso la disputa tra le nazionalità in Austria, forse attraverso entrambi, e che la Russia assumerà la guida da una parte. Questa potenza si sta già preparando all’eventualità; la stampa nazionalista russa sputa fuoco e fiamme contro la Germania. La stampa tedesca sta già lanciando l’allarme. È trascorso molto tempo da quando, dopo la guerra di Crimea, la Russia si è riorganizzata e, a quanto pare, ora a Pietroburgo si ritiene opportuno riprendere ancora una volta la questione orientale. Se un tempo il Mediterraneo, secondo un’espressione piú pomposa che veritiera, doveva diventare “un lago francese”, la Russia nutre l’intenzione, ben piú ambiziosa, di trasformare il Mar Nero in un “lago russo” e il Mar di Marmara in uno “stagno russo”. Che Costantinopoli debba diventare una città russa e la Grecia uno Stato vassallo diretto della Russia è un obiettivo fermo della politica russa, che trova il suo punto di forza nella religione comune e nel panslavismo. Il Danubio verrebbe quindi chiuso alla Porta di Ferro, per cosí dire, dalla barriera russa».

 

Supponiamo che qualcuno parlasse in questo modo. Si potrebbe allora dire: «Ebbene, allora gli è stata semplicemente impartita una lezione da ciò che è accaduto e potrebbero avere ragione coloro che predicano con enfasi che la guerra fosse stata voluta solo dall’Europa centrale e non si fosse necessariamente preparata dall’Oriente». Ma questo è stato scritto nel 1870! E in generale non è passato un solo anno in cui non si sarebbe potuto scrivere qualcosa del genere. Quanto è sciocco credere che non si debba cercare la causa di ciò che oggi sta accadendo nelle forze nascenti che hanno agito per lunghi periodi! Queste parole sono state scritte nel 1870, durante la guerra francese. Credere che le cose non sarebbero dovute accadere e credere che non tutti gli impulsi provenissero dall’Oriente è, a dir poco, antistorico, un fraintendimento di tutte quelle che sono forze realmente efficaci. Non deve essere cosí, e la scienza spirituale deve impedire che le persone, compresi i giornalisti, giudichino ripetutamente come se solo cinque o sei mesi fa avessero avuto inizio gli eventi che si stanno svolgendo ora! Se, grazie alla scienza spirituale, le persone imparano a comprendere che il grande si prepara nel piccolo e che solo a partire dal grande si può giudicare il piccolo, allora anche nella vita quotidiana si potrà trarre qualcosa dalla scienza spirituale; in quella vita quotidiana si preparerà ciò che la scienza spirituale ci permette di vivere.

 

Vivere due vite

Vivere due vite

 

Ho voluto parlare, anzi, potrei dire che ho dovuto rivolgermi a voi in questa conferenza introduttiva di oggi, ancora una volta da un certo punto di vista che viene messo in discussione dalle esperienze del nostro tempo; ho dovuto parlare di ciò che la Scienza dello Spirito deve diventare per noi ai fini della valutazione del mondo e del nostro rapporto con esso. Ho dovuto parlarne. In fondo, dobbiamo lasciarci ripetere ancora e ancora questo monito: prendere sul serio, profondamente sul serio, ciò che la Scienza dello Spirito vuole darci, e non voler vivere, per cosí dire, due vite: quella in cui ci spieghiamo le cose del mondo in senso scientifico-spirituale, e quella in cui siamo assorbiti dalla quotidianità e facciamo come fanno anche gli altri. Ma piú che con le parole, con il modo in cui ho esposto le cose qui in questo piccolo gruppo, vorrei suscitare in voi la sensazione e la percezione che queste parole non vogliono davvero essere altro che verità eterne, nel senso che le verità eterne sono anche le piú individuali. A voi, miei cari amici, con i vostri sentimenti qui nella Germania meridionale, sono rivolte queste parole, con quella sfumatura emotiva che qui deve accompagnarle. E se bastasse semplicemente trascrivere queste parole e leggerle ovunque davanti a persone con contesti di vita diversi, allora basterebbe anche che mi limitassi a mettere per iscritto le mie parole senza andare in giro. Dobbiamo finalmente comprendere, nella vita spirituale, che le parole devono essere pronunciate a partire da contesti di sentimento e sensazione, perché ovunque le persone si riuniscano c’è un’aura umana comune da cui è necessario parlare. Ciò che conta è che noi traduciamo le cose nella vita, non che si dica che bisogna tradurre le cose nella vita, ma che le si traduca davvero nella vita. E questo implica che le si prenda davvero individualmente. Le cose accadono individualmente, perché devono accadere individualmente. Ed è una fede astratta supporre, ad esempio, che ciò che dirò dopodomani in una conferenza pubblica in quella casa che si trova di fronte alla casa in cui si trova la targa commemorativa di Hegel, che ciò che è contenuto nel vivo e immediato individuale, debba essere espresso in modo astratto per tutte le sfumature del sentimento, come per la conversione del mondo intero. Bisogna anche rendersi conto che ciò che una persona può comprendere, un’altra non può comprenderlo. E se già le conferenze antroposofiche devono avere qua e là un certo carattere individuale, ciò vale in misura ancora maggiore quando ci si trova di fronte a questioni cosí serie come quelle che stiamo affrontando ora.

 

Conferenziere

 

Ma solo se si prende sul serio la verità e se non si crede che ciò che vive pos­sa essere colto con parole prive di vita e di movimento, e che quindi possano essere trasportate ovunque, solo allora si comprenderà proprio ciò che è universal­mente valido e che si trova nel piú individuale in asso­luto. Vorrei che rifletteste anche voi su questo aspetto della vita. Sarà un modo affinché ciò che io, a modo mio, devo attingere dal mondo spirituale, prenda vita nelle vostre anime a modo vostro, affinché non sia solo una ripetizione di ciò che in me deve manifestarsi a modo mio. Perché, come la luce del sole si riflette in modo diverso su ogni sassolino ed è tuttavia sempre la stessa luce del sole, poiché è insita nella vita, cosí la scienza spirituale deve diventare qualcosa che vive in modo diverso in ogni singolo individuo ed è tuttavia sempre e comunque la stessa. Negli inglesi, nei francesi, nei russi e nei tedeschi, quando si tratta di questioni nazionali, la Scienza dello Spirito non può esistere in un unico modo, e ciò che stimola in modo piú fecondo la sensibilità di uno non può convertire l’altro.

 

Questa ossessione per la conversione nasce dall’inclinazione teorica del nostro tempo. Ciò che la scienza esteriore, puramente materiale, può fare, ovvero mettere tutto nello stesso calderone, non può avvenire nel campo dello spirituale, perché esso è qualcosa di vivo, e perché devo parlarvi non come mi impone uno spirito scientifico astratto, ma come si anima in me nel momento stesso in cui mi trovo davanti a voi. Perché non lo faccio dal mio cuore, ma dal vostro cuore, nel miglior modo che mi è possibile. E vorrei servire l’impulso della Scienza dello Spirito, che indica a chi è in grado di guardare un po’ in alto nel mondo spirituale di spegnere il proprio sé e di esprimere ciò che giace nelle profondità delle anime di coloro che lo ascoltano. In un certo senso si può dire: ciò che viene espresso in questa o quella riflessione, scaturisce dalle profondità delle anime degli ascoltatori. Riflettete anche su questo! Dobbiamo considerare la Scienza dello Spirito come qualcosa di vivo, e non come un concetto astratto.

 

La conoscenza astratta fa leva sul nostro orgoglio, sulla nostra testardaggine, che ama tanto sfogarsi nel­l’arte della persuasione. Ciò che è spirituale vuole semplicemente essere comunicato. E ciò che ho da comunicare vorrebbe essere comunicato, anche se non ci fosse una sola persona qui seduta che credesse a una sola parola di ciò che ho detto. Se ci avviciniamo all’altro con l’intenzione di volerlo assolutamente persuadere, con l’intenzione che egli debba accettare la nostra opinione, allora non viviamo già in modo veramente spirituale. E questa esperienza, questa comprensione nell’esperienza immediata del mondo spirituale, genererà l’aura che l’umanità dovrà possedere in futuro.

 

Bisogna ripeterlo sempre di nuovo: ciò che stiamo vivendo ora, tra fiumi di sangue, avrà per l’umanità solo il significato che deve avere quando si manifesterà davvero qualcosa di completamente nuovo anche nella cultura e nell’umanità stessa. Ma questo nuovo germoglierà quando ci saranno persone dalle cui anime sgorghino pensieri spirituali; questi pensieri sono forze.

 

Dopo la Guerra

 

E nell’atmosfera che si cre­erà quando il crepuscolo della guerra sarà passato e il sole della pace tornerà a splendere, dovranno fluire i pensieri che si riversano nell’orizzonte spirituale. Allora coloro le cui anime guardano dall’alto, coloro che hanno dovuto abbandonare prematuramente i propri corpi sui campi di battaglia, sapranno per quale motivo sono effettivamente caduti sui campi di battaglia. E l’antroposofo deve convincersi di vivere questo tempo nel senso giusto solo se accoglie proprio in modo vivo questo carattere dell’aspirazione scientifico-spirituale. Quando certe anime, nella coscienza dello Spirito, invieranno i loro pensieri nel regno spirituale, allora dal nostro orizzonte di sangue sorgerà davvero un orizzonte di luce per il futuro sviluppo dell’umanità.

 

Di questo continueremo a parlare domani, affrontando un argomento specifico. Ma per oggi, concentriamoci su quei pensieri che ci mettono a confronto con i gravi avvenimenti del nostro tempo:

 

 

Dal coraggio dei combattenti,

dal sangue delle battaglie,

dalla sofferenza degli abbandonati,

dai sacrifici del popolo

nasce il frutto dello Spirito

e le anime, consapevoli dello Spirito,

dirigono il proprio pensiero

verso il regno dello Spirito.

 

 

Rudolf Steiner (3. Fine)

 




 

Conferenza tenuta a Stoccarda il 13 febbraio 1915 – O.O. N° 174b

Traduzione di Marco Allasia.