Appunti

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Quando ci è stato insegnato che si tratta di “forze inesauribili”, ciò vuol dire che in ogni momento, in ogni condizione, io posso lasciare ogni impedimento, ogni falso fondamento, e lanciarmi verso il “senza sforzo”, il fuori di me, verso ciò che non ha appoggio nel mio essere solito, attraversando tutto [ossia sciogliendomi da ciò con cui faccio un corpo solo e che erroneamente sento come me stesso. Si tratta di non essere ciò che si è e portarsi fuori dello sforzo, della tensione, del male].

 

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L’importante è sentire che c’è una zona di inesauribilità e di assoluta indipendenza dal corporeo e dal suo consumarsi [altrimenti Hanuman come avrebbe fatto a operare il lavaggio della pietra ogni giorno per tanti anni? Ciò non implicava per lui nessuna perdita]. (Quello che importava [per H.] era il suo distacco, la sua indipendenza dal corpo senziente, da tutto il mondo di inquietudini logoranti). Sentire che ad ogni momento posso aver contatto con tale zona, in quanto non voglia subire l’incantamento di essere uno con la difficoltà, con il male ossia con ciò che non sono. Questo si deve ricordare: che si può ad ogni momento realizzare l’indipendenza dalla veste limitativa, attraversare l’impedimento, alterizzare l’essere corporeo-senziente, essere nell’ “altra” dimensione.

 

L’ostacolo maggiore è l’“attaccamento” al proprio male, allo stato d’animo negativo (esso vuole se stesso e vuol far credere di essere noi, che crediamo di volercene libera-re ma sottilmente lo vogliamo, per cui vogliamo pretesti, per esempio, per alimentare la nostra collera e siamo “lieti” se qualcosa avviene che la ravvivi). Scoprire questo è la chiave della liberazione.

 

Ricevuta – come direttiva – la mattina del 29 luglio, al risveglio: concentrazione nel-la laringe, libera e sottile, ma insistente oltre ogni opposizione psicosomatica.
“La Luce del Cristo diviene vita in me”.

 

L’uomo, in definitiva, deve riconquistare la perfezione dei primordi: quella che ave-va prima di soggiacere alla tentazione luciferica.
Un essere magico-solare primordiale che debba, nella sua divinità, avere individualità e libertà, deve perdere a grado a grado la sua perfezione – che è donata – sino ad essere re-spinto fuori di essa e da conservarne solo un riflesso (pensiero): da questo punto deve riconquistare tutto ciò che ha perduto, grazie alla segreta forza dell’individualità attiva (CRISTO) là dove egli è del tutto fuori della perfezione primordiale.

 

Il Cristo ha vinto Arimane e ha aperto allo Spirito la via sino al fisico: ha cosí posto la condizione per la vittoria dell’uomo sulla necessità fisica e per la sua resurrezione. Ma finché l’umano è dominato dal fisico, sinché l’uomo rimanendo entro la sfera sensibile vuole ignorare lo spirituale, non si può giovare del dono del Cristo.

 

[Il concetto come l’“arma spuntata di Caino”: è la base per spiegare come senza amo-re non si può andare incontro agli altri: ogni concetto ha qualcosa come aggressività].

 

In sostanza, la forza-essenza dell’Io, il Fondamento è la Forza-Cristo: solo essa può risolvere le difficoltà organiche, vincere ogni male in noi, trasformarci. Finché l’io inferiore, retorico e sentimentale, si dibatte e lotta e presume e vuole farsi bello di patina iniziatica, l’Io spirituale-cristico non può entrare in azione. Attuare la calma vera, quel-la che non conosce piú alcuna paura, quella dello Zen e della e della “mitezza e silenzio” del Dottore, quella del “pensiero puro”, quella di Hanuman: tutto ciò è il clima per tirarsi indietro e lasciar agire lo Spirito.

 

Il Cristo attende al limite del sensibile: la sua Forza è pronta: l’atto nostro di libertà e di conoscenza è varcare il diaframma sensibile per aprirci alla Forza-Cristo.

 

Non io ma il Cristo in me

«Non io ma il Cristo in me»

 

Io sono Lui. Lui opera in me. “Non io ma il Cristo in me”.

 

Il fondamento è anche la pazienza, la capacità di accettare tutto, di sopportare tutto sacrificalmente, oppure di ricominciare tutto da capo, per infinite volte, senza mai stancarsi. La pazienza sotto innumerevoli forme. Insistendo in essa, diviene coraggio.

 

Qualunque cosa accada, debbo esser sempre capace dell’atto di indipendenza per cui il pensiero si svincola e si pone fuori. Ciò crea il distacco dalla Prakrti [in cui ormai posso riconoscere tutto ciò che dell’animico-fisico è legato al sensibile] [e mi dà la possibilità di] e fa entrare in azione l’Io spirituale. La Prakrti distaccata è la natura autonomizzata, che può divenire la obbediente guaina dell’Io-astrale nel 1° gradino iniziatico.

Si tratta ormai di far sí che questa Forza-Cristo agisca, assumendo Essa le difficoltà della mia natura. Si tratta di finirla con quella lotta infeconda contro la propria natura che riconferma sempre la posizione dell’io inferiore, in quanto niente di ciò che è cronico viene rimosso.

 

“Il Cristo avanza senza combattere”, ma siamo noi che dobbiamo aprirgli il varco. Per esempio la meditazione dei primi 14 versetti del Vangelo gioannèo, stabilisce un contatto e il Cristo avanza, mentre noi ci sottraiamo alla Maya solita.
Quale che sia la difficoltà o la prova, si tratta sempre di volere la Via R+C e di far in modo che lo Yalta [la milizia – n.d.r.] micaelita affronti in noi l’ostacolo. Anche se c’è il bgtsm [il bagattismo, in questo caso nel senso di ostacolo – n.d.r.], si tratta di sapere che è una contingenza fugace, e operare lo stesso: anzi, proprio in tal caso occorre operare.

 

Il Cristo avanza senza combattere: dinanzi a Lui si ritirano in sé gli Ostili: cosí l’ego inferiore viene a mancare della sua base e sente formarsi un altro fondamento: ciò dà il senso della natura che si autonomizza, mentre si sente che noi cominciamo a essere senza fondamento in essa, estranei ad essa e contemplanti essa da un altro fondamento, che ancora però non si ha del tutto, ma che comincia a funzionare.

 

Estraniandoci alla nostra natura, in sostanza su essa agisce il Cristo, dato che la lascia-mo come fondamento e ci affidiamo all’Io come fondamento, in cui è essenzialmente il Cristo. Che avanza senza combattere: irraggiando. E gli Ostili si ritirano nelle loro sedi.

 

 

Massimo Scaligero

(3. continua)