Artisti antroposofi

Arte

Artisti antroposofi

 

Nel mondo dell’arte, cosí come anche in altri mondi, quando si ha la “fortuna”, per le arcane leggi del destino, di emergere e di essere consacrato “Maestro”, è poi molto difficile essere rivalutati e ricondotti a terra dal piedistallo su cui si è stati collocati. Oggi il mercato decide chi deve essere considerato un grande artista e ad esempio Leo Castelli (1907-1999), il triestino-americano ritenuto il piú influente gallerista, si vantava di poter vendere anche delle lattine di birra, come fece con Jasper Johns (1930-vivente) che le immortalò in alcuni bronzi dipinti ritenuti oggi dei capolavori.

 

Conosciamo tutti le innumerevoli “opere” che da oltre cento anni riempiono le sale dei musei di tutto il mondo e che ad uno sguardo anche solo leggermente attento rivelano la loro inconsistenza e la loro demenzialità spesso intrisa di ridicolo.

 

Wassily Kandinsky «Tensione delicata»

Wassily Kandinsky «Tensione delicata»

 

Capisco come molti possano essere affascinati e indottrinati da importanti galleristi, critici e curatori dei musei che impongono i propri protetti all’ammirazione delle folle, mentre non capisco come mai chi segue la Scienza dello Spirito possa non vedere come tali autori si allontanino drasticamente da quanto ritenuto essere arte dai nostri Maestri.

 

In un dialogo a distanza con Marina Sagramora ci chiedevamo come mai Wassily Kandinsky (1866-1944), ammiratore di Rudolf Steiner avendo ascoltato nel 1909 a Monaco sue conferenze, si fosse poi dedicato a dipingere opere totalmente astratte cosí lontane dagli insegnamenti sull’arte del fondatore dell’Antroposofia.

 

Come sappiamo Steiner riteneva che l’arte pittorica dovesse approdare ad una nuova visione basata sulla liberazione del colore dalla for­ma, nel senso che le figure dovrebbero nascere dal colore e non limitar­si ad essere superfici disegnate e poi colorate. Ma ciò, e lo disse esplicitamente, non doveva portare ad una certa casualità, come se uno “impazzito” accostasse dei colori senza giungere ad alcuna forma rivelante il mondo sovrasensibile. Ed affermava che i primi tentativi per approdare ad un’arte adatta ai nostri tempi fossero quelli, ancora acerbi, legati alle sperimentazioni degli impressionisti e soprattutto degli espressionisti.

 

W. Kandinsky «Composizione N° 8»

W. Kandinsky «Composizione N° 8»

 

Nel mio piccolo anche io ho eseguito dei tentativi di liberazione del colore, ma i risultati a cui sono pervenuto non mi hanno soddisfatto, nel senso che li ritengo frutto di un condizionamento esteriore e non di una reale necessità interiore: è come se mi fossi sforzato di recitare una parte, non intimamente sentita, determinata dalle letture dei testi esoterici. Forse un giorno ci arriverò…

 

Nel corso del dialogo con Marina mi è venuto anche in mente come spesso noi ci autoassolviamo, ritenendo che alcuni nostri comportamenti sbagliati, pur esplicitamente criticati dalle nostre Guide spirituali, nel nostro caso – e solo nel nostro caso – siano in qualche modo giustificati dal contesto in cui li collochiamo per nostro comodo. Spesso crediamo in buona fede di essere degni degli insegnamenti dei nostri Maestri e poi li tradiamo, nell’arte come in ogni altro campo. Ad esempio mi è capitato recentemente di leggere in un sito “social”, sulla pagina di una seguace dell’antroposofia, una sequela di insulti e di cattiverie su un certo personaggio politico e mi sono domandato come sia possibile che chi conosce anche solamente le basi del pensiero di Steiner possa dare spazio a simili manifestazioni pubbliche di odio e di disprezzo.

 

Forse anche Kandinsky avrà seguito la moda del momento cercando di convincersi che potesse rientrare negli insegnamenti di Steiner, mentre il Maestro dei Nuovi Tempi era stato molto chiaro nel pronunciarsi contro una certa forma di gratuito astrattismo.

 

E ricordo che anche Massimo Scaligero ne Il sorriso degli dei (Tilopa ed. 1987) ironizzava su alcuni autori oggi particolarmente celebrati, come ad esempio Pablo Picasso (1881-1973) e Alberto Burri (1915-1995).

 

Joseph Beuys «Sedia con grasso»

Joseph Beuys «Sedia con grasso»

 

Anche Joseph Beuys (1921-1986) pittore e scultore tedesco di formazione cattolica, aderí all’Antroposofia. Non riesco però a capire come le opere da lui prodotte possano essere in sintonia col pensiero di Steiner. Ad esempio la “Sedia con grasso” del 1964 è una normale sedia con un cumulo di grasso animale versato sopra la seduta: esiste una spiegazione desunta dalla biografia dell’autore per la scelta del grasso e del feltro. Nel 1944 infatti precipitò col suo aereo da combattimento in Crimea a causa di una tempesta di neve; il pilota morí nell’incidente, mentre lui, gravemente ferito, fu soccorso e salvato da un gruppo di tartari che lo avvolsero nel feltro cosparso di grasso animale per curarlo.

 

Joseph Beuys «Come spiegare la pittura a una lepre morta»

Joseph Beuys «Come spiegare la pittura a una lepre morta»

 

La performance “Come spie­gare la pittura a una lepre morta” vide Beuys impegnato nel 1965 presso la galleria Schmela di Düsseldorf. Il tedesco sedette per ore con il capo cosparso di miele e foglia d’oro tenendo in braccio una lepre morta sussurrandole all’orecchio spiegazioni delle opere appese alle pareti. Commovente, vero?

 

Non resta come sempre che leggere alcuni brani di Rudolf Steiner in Arte e conoscenza dell’arte (ed. Antroposofica, O.O. N° 271): «Liberando di nuovo ciò che la natura ha incantato, la si libera nelle sue forze sovrasensibili. Non vi si arriva però con insulse allegorie o con antiartistiche idee razionali a cercare dentro le cose della natura qualcosa di escogitato, di astrattamente sovrasensibile, ma chiedendo alla natura: come cresceresti nelle tue singole parti, se la tua crescita non fosse interrotta da una vita superiore? Si arriva cosí a liberare dalla sfera sensibile qualcosa di sovrasensibile che vi è insito, incantato, e che altrimenti rimarrebbe tale. …Se penetria­mo in questo modo nella natura perveniamo in un senso ben superiore in una realtà piú vera di quanto non creda la coscienza ordinaria. La sfera in cui penetriamo ci offre la massima prova che l’arte non ha la necessità di riprodurre solo il mondo sensibile o quello sovrasensibile, di portare cioè ad espressione solo la realtà spirituale, deviando cosí in due direzioni, ma che essa può dar forma ed esprimere ciò che è sensibile nel sovrasensibile e quel che è sovrasensibile nel sensibile».

 

 

Carmelo Nino Trovato