La casa brucia da quattro lati e i pompieri litigano su dove cominciare
Obiettivamente, la situazione del mondo sembra catastrofica. Viviamo all’interno della Terza guerra mondiale, in un sistema di conflitti interconnessi che nessuno ha mai dichiarato. Non c’è un fronte solo: ce ne sono decine, sparsi, e in quasi tutti compaiono sempre le stesse potenze, ognuna a curare i propri interessi. C’è chi la chiama policrisi – Adam Tooze, storico dell’economia britannico che insegna alla Columbia University di New York – e vuol dire che guerra, carovita, energia e clima non sono disgrazie separate che si danno il cambio, ma un unico groviglio: la casa brucia da quattro lati e i pompieri litigano su dove cominciare. C’è chi dice, come Yanis Varoufakis, economista greco già ministro delle Finanze nel 2015, che il capitalismo è ormai morto e che al suo posto è tornato un Medioevo tecnofeudale: non piú mercati, ma feudi digitali, dove lavoriamo gratis regalando i nostri dati e paghiamo il pedaggio per entrare. C’è chi constata, come Ian Bremmer, politologo americano fondatore dell’Eurasia Group, che nessuno comanda piú: ognuno gioca per sé. E dall’altra parte del mondo – Mosca, Teheran, i Paesi BRICS – dicono la stessa cosa con parole loro: l’Occidente sta finendo. L’epoca è quella del tecnofeudalesimo, e i signori si fanno la guerra per bande. Ma la sintesi piú accurata la offre il disagio delle persone semplici, che soffrono sgomente. Sono loro a percepire questa specie di guerra mondiale – per noi italiani, fortunatamente, senza spari né bombe, ma con una sofferenza diffusa. A quella sofferenza ancora priva di consapevolezza.

Reincarnazione e Karma
Ciò che manca disperatamente ai piú è la consapevolezza della dottrina della Reincarnazione e del Karma, connessa ai fatti e agli eventi storici in cui siamo chiamati a vivere. Eppure, malgrado tutto, nei piú (quelli che il cristianesimo chiamerebbe “le genti”) affiora l’oscuro presagio che taluni incontri della vita non siano affatto casuali. Certo, questa intuizione affiora al livello piú elementare; ma quanti esseri umani sono stati sfiorati, almeno una volta, dal pensiero verissimo che l’incontro con le persone piú care – soprattutto quelle a cui ci leghiamo in coppia – non è, e non può essere, un incontro casuale. Cinquanta anni or sono questo elemento era molto piú lontano dalle anime: era appannaggio di Iniziati, o di rarissimi asceti e cultori della Scienza dello Spirito. Il progresso evolutivo dell’essere umano è indiscutibilmente in atto. Come un’onda che torna sul bagnasciuga e ogni volta arriva piú avanti, prende forza il pensiero che negli incontri umani esista un disegno immateriale.
Manca ancora un passaggio. La gente ormai lo sente, che certi incontri erano scritti: l’amore fulminante, la persona giusta arrivata al momento giusto, l’idolo di una vita incrociato per caso in un bar. Non lo chiama karma, non lo chiama affatto: lo sente e basta. Ma si ferma lí. È interessante notare che, per le moltitudini dell’Occidente contemporaneo, l’idea che la vita continui dopo la morte è una speranza, mentre l’idea che taluni incontri siano predeterminati da qualcosa di indefinito è una certezza. Ne discende un’osservazione singolare: dei due pilastri della dottrina, uno solo si è affacciato alle anime. La Reincarnazione – l’idea di essere già vissuti, di tornare – resta ancora un poco estranea, o al piú una suggestione new age. Il karma invece, senza che nessuno lo chiami per nome, è già qui: nella certezza diffusa che certi incontri fossero scritti, che qualcosa li avesse preparati. L’effetto è avvertito prima della causa. Si riconosce il filo, ma non ancora la mano che lo tesse. Ciò che ancora non riescono a fare nemmeno molte menti analitiche, anche abilissime, è il salto evolutivo: capire che anche i fatti del telegiornale, le guerre, le disgrazie, tutto ciò che ci arriva addosso ogni sera e sembra puro caso, ha una sua ragione spirituale profonda legata a eventi prenatali. Date queste premesse, chi proviene da una cultura marxista, e dunque materialista, non riesce ad afferrare il nocciolo sostanziale del problema evolutivo dei nostri tempi; mentre molte personalità meno strutturate intellettualmente – diciamo piú semplici – si avvicinano alla verità.
Filosofia morale

Andrea Zhok
Prendiamo un significativo pensatore italiano di questi tempi: Andrea Zhok, insegnante di filosofia morale alla Statale di Milano. Lucidissimo nell’analisi del mondo in cui viviamo, Zhok ha un retroterra storicistico e marxista: egli considera la Storia come sequenza di condizioni, soprattutto economiche, le quali, una dopo l’altra, hanno creato la situazione attuale. L’analisi marxista ci conduce a classificare e a considerare il bene e il male secondo un criterio di classe; per quella visione, dunque, il male e la menzogna di oggi hanno origine nella lotta tra la classe tecnofeudale – i proprietari di apparati quali BlackRock o Vanguard – e le classi subalterne. Si badi bene: Zhok non è un marxista becero di tipo novecentesco. È una personalità che sa cogliere in profondità l’immoralità delle idee neoliberali, che vede con estrema lucidità lo scempio provocato dalla perdita delle tradizioni informali e non scritte della società, che descrive con acutezza di giudizio il ruolo devastante della violenza sionista e ha compreso perfettamente come dietro a quella che viene definita psicopandemia vi fosse un progetto di tipo biopolitico, teso ad asservire l’intero pianeta.
Al pari di George Orwell, la sua provenienza culturale ha origini marxiste, e da quelle, per necessità di verità, si è in parte allontanato, avvicinandosi a una prospettiva nazionale e sovranista. A proposito di Orwell, non dobbiamo scordare che Palmiro Togliatti non comprese affatto un romanzo profetico come 1984, e lo attaccò duramente sulle colonne dell’Unità. Orwell fu un Iniziato inconsapevole, e la sua penna preveggente non venne apprezzata dai marxisti trinariciuti. Andrea Zhok è un esempio significativo di una persona che – diciamolo in soldoni – arriva da Sinistra, in quanto si serve di categorie di derivazione marxiana nella critica del capitalismo e di una lettura materialistica della storia. Ripetiamo: siamo di fronte a un filosofo che ha intravisto talune verità superando gli steccati ideologici. E superare le idee preconfezionate di Destra e di Sinistra è un segno di evoluzione spirituale, che riguarda profondamente il karma della singola persona. La divisione tra sensibilità di Destra e di Sinistra attraversa tutto l’Occidente. La visione materialistica non sa spiegare questi passaggi evolutivi delle coscienze; non li può spiegare, perché manca del requisito fondamentale, ovvero la dottrina della Reincarnazione e del Karma. Senza quella comprensione profonda, che soltanto la Scienza dello Spirito può dare, non si riesce a intendere le posizioni istintive e preconcette che velano l’evoluzione umana. Osserviamo allora i due fronti che si contrappongono come i guelfi e i ghibellini, come i bianchi e i neri al tempo di Dante. Non c’è alcuna intenzione di standardizzare, ma quella di cogliere, quasi statisticamente, l’essenza dei comportamenti delle due fazioni.
S’ode a destra uno squillo di tromba

A Destra agiscono con forza molte spinte prenatali. Negli schierati a Destra gli spiriti dei popoli hanno uno spazio immenso. Anche la famiglia e i legami di sangue hanno grande importanza; altrettanto importante è il legame con la terra natía, proprio con il luogo geografico. A Destra, anche se non sembra, vediamo una corrente piú antica, legata alla propria regione, e una piú recente, legata alla nazione. L’idea localista è ciò che in tedesco si chiama Heimat: il luogo d’origine nel senso affettivo e domestico, il paese, la valle, la casa dell’infanzia, il dialetto o la lingua minoritaria – come il sardo – che vi si parla. È la piccola patria, il luogo delle origini.
Ancor piú forte, a Destra, è l’amore per la grande Patria, ciò che i tedeschi chiamano Vaterland: amore per la lingua, per la bandiera, per il sacrario di Redipuglia e, quando serve, per la nazionale di calcio e le vittorie sportive degli azzurri. E poi ci sono i comportamenti. Non che a Destra non si apprezzi l’alcol, anzi; ma il portato principale sta nell’idea di progresso, di riscatto comunitario. E a Destra, oggi – non un tempo – stanno collocati gli operai, gli strati popolari e subalterni, assieme a parte dei ceti produttivi. A Destra il lavoro è determinante: anzi, vi si trova un implacabile e italianissimo fervore per migliorare lo status familiare e per la proprietà della casa. Diciamo che spesso il lavoro ossessivo sostituisce il ruolo stordente dell’alcol. Mentre a Sinistra operano potenti forze del sentire, a Destra s’accende la volontà. Anche in questo caso agiscono forze prenatali: sta a Destra il rispetto formale della religione cattolica, il rispetto della legge naturale, il mantenimento culturale dello spazio geografico identitario e della divisione dei generi in maschio e femmina. La simpatia per le forze dell’ordine, pure. La poca curiosità intellettuale, idem.
A sinistra risponde uno squillo

Da un lato, le genti di Sinistra vivono dentro un impulso etico, con un occhio particolarmente sensibile alle istanze degli ultimi, dei deboli, dei discriminati. A Sinistra sta la borghesia privilegiata dei centri storici, che deve lavarsi la coscienza; e con essa i giudici, la classe intellettuale, il cosiddetto Deep State. Chi, tra le genti di Sinistra, raggiunge un livello di sdegno e di consapevolezza maggiore, precipita quasi sempre nella depressione. Come cantava Francesco Guccini: «Noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi lo sa?». E non è un caso che qui emerga, e venga perfino idealizzato – non solo da Guccini – quel bere insieme uno o piú bicchieri di buon vino. Anzi, diciamolo: accanto all’ideologia si forma un sentire, quello di chi al tavolo fa posto senza chiederti chi sei. Bevono e diventano piú accoglienti, non piú forti: il vino, in loro, non alza la voce, apre una porta di comunicazione. La parola che regge è convivialità, nel senso pieno: il vino non è pensato come ebbrezza, ma come rito che sospende le gerarchie. Al tavolo non c’è piú chi sta sopra e chi sta sotto, e per questo ci si accorge degli ultimi – perché, per la durata di un incontro, non ci sono ultimi.
Chi conosce la Scienza dello Spirito sa bene che dietro a quel bicchiere “necessario” c’è la priorità di dimenticare il senso e il portato immenso della Reincarnazione. Emerge allora il fatto che questo terzo del mondo italiano è composto di personalità che sentono ancora quella necessità come primaria. Dobbiamo dunque accettare che questo sia un popolo che ritorna: il popolo della Sinistra ha costanti antropologiche e impulsi di priorità etica differenti da quelli del popolo della Destra – differenze non determinate soltanto dagli apparati contemporanei di propaganda, ma da esperienze prenatali di vite spese secondo una ben determinata visione del mondo.
Superare la simpatia ed antipatia per l’uno e per l’altro

È necessario comprendere che le due comunità hanno al loro interno tanto i giusti quanto gli infami. A questo proposito, pensiamo a quanto scrive Massimo Scaligero in Reincarnazione e Karma: in ogni comunità esiste sempre un essere generalmente fuori dai riflettori, quasi mai posto ai vertici, che moralizza quel gruppo. Ne consegue – facendo l’esempio piú estremo e improbabile – che perfino tra i magnati della Silicon Valley vi può essere una figura inconsapevolmente equilibratrice e luminosa, con la funzione specifica di portare le forze del Bene nella comunità di appartenenza.
Oggi, però, le condizioni di ipnosi e di asservimento mediatico, e insieme il sorgere di una maggiore coscienza individuale – dunque di una maggiore sofferenza – impongono a tutti una disciplina reintegratrice. Ecco il motivo per cui non basta piú il lenitivo bacchico della Sinistra, la festa, la comunità, il calore che consola; né la tenacia di Efesto propria della Destra, che è misura, pazienza, calcolo, ostinazione laboriosa del fabbro che ripete il gesto finché la lama regge. Chi non pratica gli esercizi è fuori da ogni comprensione. Accettare senza avversione partigiana, senza schierarsi, rispettando per quanto possibile la coesistenza di queste due “tribú” di reincarnati, è difficilissimo, anzi quasi impossibile senza la pratica di un esercizio specifico. La polarizzazione artatamente introdotta dal potere anglofono, che prospera sulle divisioni democraticistiche, esiste; ma non è nulla di fronte al fatto – e ci rendiamo conto della gravità della nostra affermazione – che in fondo si nasce fascisti o antifascisti. La categoria storica del fascismo è tramontata, con buona pace del saluto romano, dell’Impero e dell’orbace; ma chi a Sinistra dice, con disprezzo, che gli italiani sono in maggioranza fascisti non sbaglia poi di molto, in quanto il culto della personalità forte al governo è un’esigenza profonda della maggioranza del nostro popolo. In questo senso il balletto politico e le pantomime di Giorgia Meloni sono apprezzatissimi: gli italiani, non solo di Destra ma anche i cosiddetti moderati, vedono nel furbo barcamenarsi la possibilità di mantenere una stabilità economica in un mondo di terribili cambiamenti. L’accettazione, anzi l’apprezzamento della furbizia è una costante antropologica del nostro popolo, e in tal senso i comportamenti di Meloni godono di considerazione maggioritaria.
Del resto, la città metropolitana di Napoli ha circa tre milioni di abitanti, moltissimi dei quali svolgono attività grigie, o addirittura nere. Eppure Napoli sopravvive. Prendiamo tre milioni di tedeschi o di danesi, mettiamoli a vivere lí, e rendiamoci conto che la loro esistenza sarebbe impossibile. In conclusione, queste due faglie – o tribú sociologiche – di cui è composto l’Occidente, e l’Italia in particolare, non possono non essere legate a un passato prenatale. Solo un Iniziato può dirci se siano eredità delle guerre di religione o dello scontro tra popoli nemici; ma di certo esiste, nello schierarsi da una parte o dall’altra, una spinta legata karmicamente al passato.
I cinque fondamentali
La disciplina reintegratrice in grado di portarci verso l’oggettività dei fatti è una, e una sola. I pochi che hanno contezza della realtà spirituale agente nella storia, e comprendono il disegno evolutivo dell’essere umano, sono quasi sempre arrivati a questa consapevolezza tramite la lettura delle conferenze del Dottore e l’azione energica di Massimo Scaligero nel proporre e riproporre gli esercizi fondamentali, assieme ai preziosissimi libri che ci ha lasciato. Ed è proprio ai fondamenti della disciplina che vogliamo porre la massima attenzione, nell’ordine indicato dal Dottore ai suoi discepoli e trasmesso da Massimo Scaligero:
1. Concentrazione: controllo del pensiero
2. Atto puro: iniziativa dell’azione
3. Equanimità: padronanza del sentire
4. Positività: cercare in ogni essere, esperienza o cosa ciò che vi è di buono, di eccellente, di bello
5. Spregiudicatezza ogni giorno dovremmo poter imparare qualcosa che contraddice l’esperienza precedente
Il sesto è l’armonizzazione dei cinque.

Alcuni amici hanno criticato la perseveranza con cui Franco Giovi, nella sua meritoria opera divulgativa, insiste sul primo esercizio come imprescindibile colonna dell’edificio; ma Giovi, ne La Via Solare, ci spiega il nocciolo del problema. Chi persevera con il primo esercizio tutti i giorni se ne accorge da solo: gli altri quattro non stanno in piedi senza di lui. È come una casa: le fondamenta non sono la parte piú bella, ma se mancano non c’è niente da arredare. E chi tenta il terzo, restare equanimi davanti alla gioia e al dolore, davanti a simpatia e antipatia, capisce subito che ci riesce solo se il pensiero e la volontà lo reggono, cioè solo se ha lavorato sui primi due. Non è una questione di preferenze; è l’ordine in cui le cose stanno. E oggi quell’ordine serve piú di ieri. Il tempo che viviamo è cosí confuso e disperato, cosí popolato da esseri demoniaci e dallo spirito della menzogna, che senza questo lavoro ascetico – almeno due concentrazioni al giorno – non si capisce nulla: né di quello che succede nel mondo, né di quello che succede dentro di noi.
E ciò che realmente sta accadendo non è soltanto l’espandersi del caos e di una Terza guerra mondiale a pezzi. Il punto centrale, per noi, è un altro: la presenza del Cristo eterico nell’aura della terra.
Inconcepibile

Per i materialisti la presenza solare del Cristo sul piano eterico è un fatto inconcepibile. Inconcepibile è la parola chiave per capire l’inaridimento di tantissime grandi intelligenze che operano sul pianeta. Sia chi, come qualche filosofo, avversa logicamente e razionalmente la condizione sociale e morale dell’umanità, sia chi, dal lato opposto, ha raggiunto posizioni di potere al vertice degli organismi politico-economici – come i nuovi faraoni della Silicon Valley – non riesce lontanamente a concepire che esista un piano di azione spirituale attivo nella vita terrestre (va detto per inciso che tra alcuni potenti esiste un culto satanico e anticristico; ma in quel caso siamo di fronte a medium totalmente dominati da entità demoniache).
Il punto è che tutti i materialisti – da quelli che hanno degni impulsi morali e sociali, come Zhok, fino ai magnati che sull’altro versante detengono gli apparati economici e finanziari – non riescono a pensare una dimensione sovrasensibile capace di agire al di sopra dello spazio e del tempo. Non riescono a concepire la presenza vivente di entità spirituali, quelle che Rudolf Steiner definisce messaggeri di Luce. Non immaginano neppure l’esistenza dei servi invisibili che accendono di fuoco spirituale le coscienze: pensano che l’entusiasmo collettivo sia soltanto opera dei mass media. Non riescono a innalzare il loro pensiero verso il Logos creatore nell’evoluzione dell’umanità.
L’inconcepibilità dello Spirito per i materialisti è dunque una costante di cui dobbiamo tenere conto. Perfino gli antroposofi che non praticano seriamente i cinque esercizi, o che si concedono il buon vino, restano impregnati di materialismo e di dialettica; perché, se c’è un punto centrale in cui il pensiero del Dottore va compreso, è che nell’epoca attuale tutto è nelle mani dell’uomo. E, come volevasi dimostrare, senza i cinque esercizi praticati con assidua costanza quotidiana, non si è in grado di comprendere un accidente di ciò che accade nel nostro mondo.
L’assenza di positività
La mancanza di positività, quarto esercizio, che troviamo in molti amici che pur comprendono intellettualmente l’antroposofia, e ne scrivono, è un fatto gravissimo. Ma è una conseguenza del fatto che il terzo esercizio, ovvero l’equanimità, non è stato ancora raggiunto. Fino a che si procederà per simpatia ed antipatia additando una fazione come la causa di ogni male, le forze del passato riemergeranno, velando gli occhi e ingigantendo i problemi d’incomprensione d’ogni fatto storico e sociale. Come canta Francesco de Gregori in una splendida canzone che si chiama “Il cuoco di Salò”:

«Alla sera
vedo donne bellissime
da Venezia arrivare fin qua
e salire le scale e frusciare
come mazzi di rose
e il profumo
rimane nell’aria.
…Anche in mezzo
a un naufragio
si deve mangiare
che qui si fa l’Italia
e si muore
dalla parte sbagliata
in una grande giornata
si muore
in una bella giornata
di sole
dalla parte sbagliata
si muore».
Qui la frase da prendere in esame è “dalla parte sbagliata”, frase lapidaria che dice tutto sullo schierarsi del poeta, ma inaccettabile per chi voglia entrare nella realtà della Reincarnazione e del Karma, poiché la vera conoscenza procede solo identificandoci con l’oggetto stesso e l’avversione ci impedisce questa discesa all’interno dell’ente. Stiamo scrivendo di una realtà che per essere afferrata anche sul piano cognitivo e non iniziatico presuppone:
1° pensiero concentrato (quindi no alcol e droghe);
2° volontà esercitata e perseveranza ogni limite e ogni mollezza;
3° equanimità, ovvero prevalenza di ciò che non è legato alla sfera personale dell’anima;
4° positività, ovvero fiducia evolutiva, la certezza che il male sia bene fuori posto, materia di una trasformazione futura, non certo vaghezza consolatoria.

Tra coloro che si dedicano allo studio dell’opera di Rudolf Steiner circola non di rado un atteggiamento singolare: si citano le conferenze sulle forze avverse, sull’azione di Arimane e degli Asura nella civiltà tecnica, sulle prove dell’epoca dell’anima cosciente, e se ne ricava una lettura del presente e del futuro dominata dall’allarme, dalla critica sistematica e dalla previsione di catastrofi. Ogni novità tecnologica, sociale o culturale viene accolta come un ulteriore segno di decadenza.
Si tratta di raggiungere la lucidità che nomina il male senza concedergli l’ultima parola: vedere i denti bellissimi del cane, nella celebre leggenda persiana con protagonista il Cristo Gesú, sapendo perfettamente che il cane è morto ma per fare ciò non si può essere afferrati dal livore anche se esso potrebbe essere giustificato dai fatti.
Salvino Ruoli
