La posta dei lettori

Redazione

La posta dei lettori

letterinaVivo nel Monferrato, e tra le specialità di questa zona c’è il famoso tartufo bianco d’Alba. Noi lo mangiamo spesso, perché tanti piatti della nostra tradizione piemontese ne vengono arricchiti. Un amico antroposofo però mi ha avvertito che non dovremmo mangiarlo, possedendo elementi negativi per chi segue un indirizzo spirituale. Vorrei sapere se è vero e dove posso controllare se effettivamente una cosa del genere è stata detta dal Dottor Steiner.

 

Daniela C.

 

 

In effetti, secondo Rudolf Steiner il tartufo esercita un effetto simile a quello dei funghi, ma in modo ancora piú radicale e profondo a causa della sua crescita interamente sotterranea. Per la Scienza dello Spirito i funghi in generale sono poco raccomandati per la nostra alimentazione, perché non appartengono al ciclo vegetale solare e sano. Steiner, in Alimentazione per il corpo, l’anima e lo Spirito (O.O. N° 350) sottolinea che i funghi, non avendo clorofilla, non digeriscono la luce ma vivono di materia organica in decomposizione, di conseguenza consumarli sottrae all’essere umano l’energia interiore necessaria per spiritualizzare la materia, legando la coscienza a forze inferiori. Riguardo al tartufo, secondo Rudolf Steiner in Alimentazione e sviluppo spirituale (O.O. N° 57) il tartufo amplifica queste dinamiche secondo precise caratteristiche, attraverso forze puramente terrestri: mentre il fungo comune emerge alla luce, il tartufo nasce, cresce e muore interamente sotto terra. Questo lo rende un concentrato puro di forze telluriche e di buio, l’esatto opposto dei cibi che hanno assimilato la luce solare e le forze cosmiche. Mangiare tartufo quindi appesantisce fortemente il corpo eterico e l’astrale, spingendo la coscienza verso un materialismo rigido ed egoico. Riguardo al legame con il mondo animale, Steiner fa notare che i funghi hanno una chimica affine a quella animale (presenza di chitinizzazione, assenza di cellulosa). Il tartufo, con il suo odore penetrante che serve proprio ad attrarre gli animali selvatici nel sottosuolo, accentua questa componente legata alle passioni e agli istinti primordiali della terra, allontanando l’uomo dalla sua evoluzione spirituale cosciente. E dunque, se per la gastronomia materiale il tartufo viene considerato una eccellenza, per l’esoterismo steineriano rappresenta il massimo grado di “cibo lunare” e sotterraneo, antitetico alla trasparenza e alla leggerezza richieste dal lavoro interiore.

 




 

letterinaSeguo da qualche anno l’antroposofia, ma completamente per conto mio. Non frequento nessuno perché il mio paese è piccolo e sicuramente non ci sono altri che la seguono. Vorrei aver avuto la fortuna di conoscere qualche Maestro, se non proprio Steiner, troppo lontano dalla mia età nel tempo, almeno Massimo Scaligero. Ma non ho avuto questa opportunità. Vorrei sapere se chi è nato in un periodo successivo a quello in cui si potevano incontrare questi Maestri, potrà incontrarne uno che è vivo in questo periodo.

 

Isolina d. A.

 

 

Mi sentirei di rispondere con quanto disse molto piú di duemila anni fa il grande Lao Tzu: «Quando il discepolo è pronto, il Maestro compare. Quando il discepolo è veramente pronto, il Maestro scompare». E dunque, il Maestro giungerà, bisogna esserne certi. Ognuno di noi l’ha incontrato, alcuni non se ne sono neppure accorti al momento, ma solo ricordando, dopo. Magari non avrà l’aspetto di un saggio, o di un asceta, ma di una persona incontrata lungo la strada e che si rivolge a noi con alcune parole che diverranno essenziali in seguito. L’importante è seguire la disciplina e fare gli esercizi, a quel punto la condizione necessaria ci sarà. Piú lavoriamo interiormente, piú vicino è l’incontro. E poi, ricordiamo quello che diceva Massimo Scaligero già sessant’anni fa: nel periodo che seguirà l’inizio del nuovo millennio saranno incarnati sulla Terra tutti i grandi Maestri dell’antichità, i santi, i profeti, quelli che hanno contribuito all’evoluzione dell’umanità. Saranno incarnati per cercare di evitare il pericolo che la civiltà correrà di sprofondare nella dissoluzione. Essi sono qui, lui diceva che sarebbero stati “nel nascondimento”, per affrontare le grandi difficoltà dell’epoca in una sorta di nuove catacombe. Dobbiamo essere certi che l’aiuto c’è e ci può anche essere l’incontro. Dobbiamo meritarlo.

 




 

letterinaSono un musicista classico, suono il contrabbasso in orchestra e pratico devotamente l’antroposofia. Volevo sapere se è possibile la meditazione su opere d’arte pittoriche e come svolgerle: durata, se il processo è il medesimo del percepire puro (puro sguardo mettendo da parte pensare e sentire). Ho anche acquistato le copie delle vetrate colorate della sala principale del Goetheanum, è possibile meditare anche su queste ultime? Per le opere d’arte è necessaria la presenza dell’originale dinanzi allo sguardo o può avvenire anche se l’opera viene vista da uno schermo?

 

Davide P.

 

 

In merito alle opere d’arte pittoriche, cosí diceva Massimo Scaligero, bisognerebbe fare con esse proprio l’esercizio del percepire puro. Noi possiamo guardarle all’inizio con uno sguardo aperto e interessato, ma quando ci accingiamo all’esercizio, dobbiamo dimenticare la parte artistica e attendere che l’opera stessa venga a noi e si riveli per quello che è il suo messaggio. Questo naturalmente soprattutto per le opere dei grandi Maestri. Certamente anche le immagini delle vetrate possono rivelarci molto, se meditate. Sarebbe piú potente se l’osservazione fosse fatta dal vivo, e se la luce solare filtrasse attraverso il vetro. Quanto alle opere d’arte guardate dallo schermo, non credo che l’effetto possa essere uguale, perché quello che vediamo è una ricostruzione di pixel, non la pennellata con la sua continuità che partendo dalla mente ha attraversato il cuore e da lí è giunta alla mano del pittore. Capisco che è difficile guardare l’originale della Gioconda se non si va al Louvre, e anche lí, con tutta la baraonda delle persone che si affollano per guardarla, è praticamente impossibile che la meditazione possa riuscire. Però non ci sono solo i grandissimi capolavori, ma anche opere meno note di grandi pittori del passato e persino di qualcuno attuale, e naturalmente ci sono anche musei meno affollati.

 




 

letterinaVolevo chiedere cortesemente un’opinione, ho trovato la mia strada nell’antropo­sofia ormai da due anni, e pratico i sei esercizi spirituali. La mia domanda è: essendo stato in precedenza un praticante di taichi e qigong e avendo trovato in essi benefíci per la salute è possibile continuare la loro pratica oppure va in contrasto con l’antroposofia? Altra cosa, mi piacerebbe un articolo con l’analisi di questa disciplina per la salute della medicina tradizionale cinese. Ringrazio anticipatamente per la vostra risposta.

 

Simone C.

 

 

Il taichi e il qigong, come tutte le pratiche orientali, si rivolgevano a un tipo fisico assai diverso dall’uomo moderno, e con scopi anch’essi differenti da quelli che cerchiamo di raggiungere attraverso gli esercizi della Scienza dello Spirito. Il contrasto solo chi li pratica può avvertirlo, proseguendo nella disciplina interiore. Si può continuare a fare esercizi ginnici di tipo cinese, provandone beneficio, ma verrà il momento in cui si capirà che non saranno piú necessari, avendo sviluppato una nuova forma di energia, che promuove, oltre all’equilibrio interiore, anche una sanità fisica. Quanto a un articolo sull’Archetipo, credo che sarebbe fuori luogo. Il web brulica di articoli riguardanti quelle discipline, e chi vuole interessarsene non ha che da leggerli e farsene un’idea.