In una conferenza del 13 gennaio 1924 a Dornach (In: Sedi di misteri nel medioevo, ed. Antroposofica, O.O. N° 233a) Rudolf Steiner traduce per noi in parole umane lo sguardo con cui Michele approva i nostri comportamenti che lo meritano: «Questo va bene, questo è giusto agli occhi della guida del cosmo».
Non v’è fedele servitore delle Gerarchie che in cuor suo non aspiri a sentirsi in armonia col Tutto.
Purtroppo conosciamo bene la severità con cui l’Arcangelo solare ci ammonisce quando disapprova, ad esempio in relazione alla parola: «Michele respinge severamente anche l’elemento separatore insito nei linguaggi umani». Come ben sappiamo gli idiomi possono unire, ma anche ottenere l’effetto contrario; e non è tutto: «Finché …ci si limita a rivestire le proprie conoscenze solo del linguaggio, senza innalzarle fino al pensiero, non ci si accosta a Michele».

A tutta prima può apparire contraddittorio immaginare una parola non sostenuta dal pensiero, ma la situazione nella nostra epoca è subito precisata: «La gente pensa solamente a parole, ma il pensare a parole non è una via che conduca a Michele».
A questo punto onestamente occorre ammettere che, pur intuendo in qualche misura il senso di quanto precede, forte resta il dubbio su come effettivamente procedere. Il Dottore ne è ben consapevole e non ci abbandona: «A Michele si giunge soltanto se, attraverso le parole, si arriva a vere esperienze interiori spirituali». Modus operandi che addirittura identifica il retroscena occulto dei processi iniziatici validi nell’epoca dell’anima cosciente: «Questo, del resto, è il segreto dell’Iniziazione moderna: pervenire all’esperienza dello Spirito, andando oltre le parole». Missione cui Massimo Scaligero ha consacrato la propria esistenza.
Chi gioisce sinceramente per una scrittura avvincente potrebbe temere che, intraprendendo il percorso delineato, quanto lo gratifica possa andare perso. Ma si tratta di un pericolo inesistente: «Ciò non menoma affatto il senso della bellezza del linguaggio, perché appunto quando non si pensa piú impigliati nel linguaggio, si comincia a sentirlo veramente, a sentirlo fluire da sé come elemento di sentimento (c.d.r.)» Riecheggia in profondità un insegnamento rosicruciano fondamentale ereditato dall’Antroposofia: «La via del cuore passa per la testa».
Tutti avvertiamo la difficoltà del compito proposto, e Rudolf Steiner ne è ben consapevole: «Questa però è una cosa alla quale l’uomo d’oggi è solamente capace di tendere, di aspirare». Una futura realizzazione dunque, almeno inizialmente riservata a pochi, come spesso avviene. Ma esiste uno spiraglio: «Può darsi che ciò non possa essere per ora conseguito, per quanto riguarda il linguaggio, ma dapprima solo per la scrittura». Speranza incoraggiante, anche se il cimento si rivela subito arduo: «Infatti, anche per la scrittura si può dire che non sono gli uomini a possederla, bensí che è la scrittura a possedere gli uomini!».
Siamo dunque dei posseduti ogni qualvolta prendiamo una penna in mano? «L’avere spontanea nella mano, nell’articolazione del polso, una certa grafia, scrivere meccanicamente per impulso della mano, è qualcosa che lega l’uomo».

Renato Rascel in Policarpo de’ Tappetti
Giustamente preoccupati, tiriamo un respiro di sollievo apprendendo l’esistenza del rimedio specifico, una soluzione che renderà di certo felici gli ormai rari emuli di Policarpo Ufficiale di scrittura, gelosissimi della loro Aurora dal pennino d’oro; l’essere umano infatti, si libera dell’insidioso meccanismo «soltanto se scrive come dipinge o come disegna, mettendo giú una lettera dopo l’altra, tratteggiandone consapevolmente la forma …in modo che l’essenziale sia il seguire la scrittura con l’occhio; cosí facendo non si dà origine a quello che di solito si chiama una calligrafia, un carattere personale».
Non stupisce che in un altro ciclo il Dottore aggiunga come la metodica descritta possa rivelarsi preziosa, quando si avverta l’urgente necessità di recuperare calma e serenità.
Ma è soprattutto nei confronti del percorso interiore che la descritta meccanicità si rivela paralizzante: «Quando dunque si è costretti a comportarsi riguardo alla scrittura nel modo oggi in uso, ci si guasta il progresso spirituale».
Si fa strada la speranza che l’esercizio proposto possa risultare utile per irrobustire l’anima di fronte al rischio di altri automatismi non meno preoccupanti: quelli correlati alla scrittura attraverso la tastiera del nostro PC, strumento ormai irrinunciabile.
Quanto all’elemento principale, il contenuto, cosí il Dottore sintetizza una qualità indispensabile che mai dovrebbe mancare: «Nel produrre cognizioni spirituali l’uomo deve davvero essere presente con tutta la sua attività interiore».

In una conferenza a Vienna del 28 settembre 1923 (in: Il corso dell’anno come respiro della Terra, ed. Antroposofica O.O. N° 223) è ancora piú esplicito: «Sentiamo di logorarci spiritualmente, se i pensieri vivono in forma astratta nella nostra anima, se non siamo in grado di compenetrarli col calore, con l’entusiasmo del sentimento».
Obiettivo che si presenta davvero arduo in presenza dell’attuale incessante proliferazione di contenuti e messaggi esoterici, spesso proposti senza metodo o del tutto inadatti al tipo umano contemporaneo. In proposito, nel testo del 1924, Rudolf Steiner torna a raccomandare che l’uomo si lasci ispirare soprattutto dalle vere conoscenze iniziatiche affinché: «raccolga nella sua anima quel che occorre per potersi presentare a Michele e riceverne lo sguardo approvatore, che gli dica: Sí, questo è giusto di fronte al mondo (c.d.r.)».
Francesco Leonetti
