Un’occulta iattura
inclina e spezza
il frondame del ricino,
gualcisce
le variopinte rose
alle spalliere,
pervade la bellezza,
ne fa scempio.
Forse è il sole malato,
forse è l’aria
impregnata
di umori veleniferi,
compresi
i nostri aliti feroci
di belve a caccia
delle loro prede
o in cerca di una tana
per sfuggire
alla mattanza
della caccia altrui
piú crudele ogni giorno,
piú rapace.
Libera nos a malo,
fa discendere
la Tua manna benefica,
i Tuoi angeli
a trarci fuori
da Gomorra e Sodoma,
che ci raccolga l’Arca
se il diluvio
cresce e sommerge
le pianure e i monti.
Regalaci mitezza,
soccorrevoli
gesti e parole,
aiutaci a guarire
da questa febbre ignota.
La città
disgrega in riva al fiume
i suoi dorati
palazzi, le sue chiese
lentamente
dissolvono in frantumi
i loro marmi.
E il verde grida,
un’orgia di fogliami
aridi e cupi,
ricadenti in basso
con salti a precipizio,
un intricato
rude subisso
di flagelli e scorze.
Oh Signore,
purifica, sublima
la cruda linfa
che ci nutre e sforza
strenuamente
a salire il nostro seme
alla purezza immensa
del Tuo Cielo.
Suggerisci, conforta.
Se dispera
il cuore solitario
in abbandono,
volgi la mano che ferisce
in fervido
salvifico strumento
di preghiera.
Fulvio Di Lieto

